Cucina di Salvador de Bahia (Antonella Giroldini)

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Come molte altre cose, in Brasile il cibo è una fonte di piacere. Il cibo è incredibilmente buono quasi ovunque. Ancora più notevole è la capacità dei brasiliani di scegliere cosa, dove, quando e cosa mangiare.

Di sicuro, il pasto includerà arroz e fagioli, gli alimenti base della dieta brasiliana. Entrambi sono cotti con aglio e cipolla. Al riso vengono aggiunti pomodori, e ai fagioli foglie di alloro, e in alcuni casi pancetta. Sopra i fagioli , spruzzate un po’ di farina di manioca ,saltata nel burro e talvolta saltata con burro e pancetta. La carne alla griglia, chiamata churrasco, costituisce il coronamento del pasto: la carne di pollo, manzo o maiale è cosparsa di sale e messa sullo spiedo ed arrostire lentamente direttamente sul fuoco.

E’ da sottolineare il fatto che, anche nei ristoranti, il cibo viene servito in stile familiare, ovvero con abbondanti porzioni in piatti comuni.

Le origini africane della cucina di Bahia appaiono evidenti dai tre ingredienti principali: il latte di cocco, il piccante peperone malagueta e l’olio dendè, un estratto di color rosso – arancione di una palma originaria dell’Africa occidentale. Il delizioso stufato a base di frutti di mare chiamato moqueca include questi tre ingredienti ed è una classica specialità di Bahia.

AGRITURISMO TORRE SPAGNOLA (Antonella Giroldini)

Circondata dall’aspro e suggestivo paesaggio murgico, al confine tra la Puglia e la Basilicata, è ubicata “Torre Spagnola” una delle masserie più rappresentative del territorio appulo-lucano. Deve la sua denominazione alla possente torre merlata, eretta nel periodo in cui il territorio era controllato dalla Corona di Spagna.
“Torre Spagnola” ebbe un valore strategico per il controllo delle vie di comunicazione del Materano con il territorio Pugliese.

La torre fu costruita presumibilmente tra il 1560 ed il 1600 per volontà del Capitano Giuseppe Trullos, nipote del vescovo di Castellamare Giovanni Trullos, trasferitosi nel 1560 a Matera. Lo stesso Giuseppe nel 1603 acquistò il diritto di riscuotere le gabelle e fece della torre un posto di esattoria. I Trullos si imparentarono con la famiglia Ulmo di Matera il cui ultimo discendente si indebitò e si giocò tutto il patrimonio. In punto di morte pensando di pagare il fio di questa sua vita dissoluta per conquistarsi il Paradiso donò questa proprietà ai Domenicani. “Torre Spagnola” con i Domenicani, che l’hanno tenuta fino alla fine del 1700, si trasformò in un tenimento produttivo agricolo, con la costruzione di nuove strutture adeguate al nuovo indirizzo cerealicolo-zootecnico. Ai Domenicani, espropriati per le leggi Napoleoniche del 1806, successero nel primo decennio dell’800 i Marchesi Ferrante di Ruffano. Nel 1840 fu acquistata dal Duca Malvezzi. Proprio i Malvezzi creano la vera e propria masseria di servizio, adibita all’attività cerealicola ed all’addestramento dei cavalli, che venivano venduti all’esercito borbonico, oltre che dei cavalleggeri (soldati a cavallo). Le incursioni dei briganti costrinsero i proprietari a fortificare la Masseria, che continuerà a svolgere, fino ai primi anni del nostro secolo, un ruolo di difesa delle campagne e della produzione agricola. Nel 1938 la Masseria fu venduta a Michele Paradiso di Matera e successivamente nel 1968 alla famiglia Dimauro di Santeramo in Colle che la possiede tutto’ora.
L’Azienda agrituristica “Torre Spagnola” dista solo pochi kilometri da Matera, la famosa “Città dei Sassi”, su un altopiano, inserito in un ambiente rilassante in ogni periodo dell’anno. Il complesso offre, per tutto l’arco dell’anno, quattro differenti tipologie di camere, per un totale di 18 posti letto, variamente arredate. La cucina permette di gustare ricchi piatti tipici, con prodotti derivati nella quasi totalità dalla produzione agricola locale. Il servizio di ristorazione è realizzato anche a beneficio di gruppi esterni ed in occasione di eventi quali cerimonie e convegni.
E’ facilmente raggiungibile da Matera, percorrendo prima la S.S. 7 in direzione Laterza e deviando poi sulla provinciale per Gioia del Colle all’altezza del kartodromo, fino all’innesto della strada privata che porta a Torre Spagnola.

I Pescatori di Orbetello (Antonella Giroldini)

In una calda serata di fine luglio abbiamo mangiato nella Laguna di Orbetello.

Abbiamo mangiato veramente bene, piatti abbondanti, ben conditi e molto saporiti, pesce freschissimo e cucina toscana di alta qualità. In particolare i primi erano tutti buoni.
Per non parlare della vista del tramonto sulla laguna…un’atmosfera davvero piacevole.

Il posto è spartano, pertanto, bisogna adattarsi a “stoviglie di plastica” , ed ad un servizio self service, ma ci tornerei assolutamente.

Abbazia di San Galgano ( Antonella Giroldini)

Suggestivamente isolata nella pianura dell’alta Valdimerse. a oltre 300 metri dell’altitudine , è tra le più architetture gotico – cistercensi d’Italia e tra le più suggestive della campagna toscana, nella quale leva isolata il possente involucro scoperchiato in mattoni e travertino , testimone della potenza economica della comunità monastica.

 

OLIMPIA (Antonella Giroldini)

Pellegrini e concorrenti ai Giochi olimpici erano pronti , un tempo, a giorni di cammino pur di recarsi presso il santuario di Zeus. I primi per osservare la famosissima statua del dio creata da Fidia, talmente grande da sfiorare con la testa del tetto del tempio. Gli altri per esercitarsi, sotto l’occhio vigile di allenatori r giudici, prima dell’inizio delle gare, il cui premio, sarebbe assai semplice (erano incoronati d’alloro o fregiati di una palma), non aveva eguali in Grecia quanto a prestigio. Oggi, i torpedoni dei viaggi organizzati hanno trasformato l’area archeologica , posta dall’Unesco tra i beni Patrimonio dell’Umanità , e il borgo, erede di uno dei più frequentati santuari panellenici, in una delle soste irrinunciabili del tour della Grecia classica.

BORGO DI TORRE ALFINA (Antonella Giroldini)

Il borgo di Torre Alfina sorge su un colle di origine vulcanica a 602 metri sul livello del mare dal quale domina a 360 gradi un paesaggio di ampio respiroche spazia dalle cime innevate della catena appenninica alla vetta maestosa  del Monte Amiata. Incuneato tra Lazio, Umbria e Toscana, il suo territorio discende a sud – est verso l’altopiano omonimo a nord – ovest strapiomba in scoscesi “scialimati” argillosi fino all’ampia vallr del fiume Paglia. Torre Alfina abbraccia il suo castello con un ventaglio di abitazioni poste su più file parallele e circondate da un tempo da mura.

 

FILACCIANO (Antonella Giroldini)

Filacciano, nella valle del Tevere in provincia di Roma, è un piccolissimo borgo di poco più di 500 abitanti con una struttura urbana inconsueta, un piccolo scrigno nel cui centro storico spiccano maestosi e severi palazzi storici. Il borgo, di epoca medioevale, è nato attorno al suo castello, digradando verso il Tevere, che scorre immobile e silenzioso tra rivali lungo i quali si ergono salici e pioppi nani. I suoi vicoli e le stradine dell’abitato si inerpicano fino alla sommità del basso colle, con le case ed i palazzi ordinati, con i loro androni curiosi e riservati. Nel borgo, oltre una porta c’è la parte più recente, quello del XVI-XVII secolo, con edifici bassi e allineati, traversati dalla strada che conduce alla scenografica e rettangolare piazza.

La nascita di Filacciano risale al periodo romano; lo stesso toponimo dovrebbe derivare dall’imperatore Felicianus, che vi fece costruire un primo Castrum, sui resti del quale successivamente fu edificato l’attuale castello. In epoca medioevale il borgo-fortezza finì tra i possedimenti della potente Abbazia di Farfa, passando poi per le mani di diverse famiglie nobiliari fino a quando, nell’ottocento, dopo la scomparsa del feudalesimo arrivarono i principi Del Drago che ne possiedono tutt’ora il castello.

 

 

SIBARI (Antonella Giroldini)

Il moderno paese, frazione di Cassano allo Ionio, deriva il suo nome dall’antica Sybaris, la più antica delle colonie greche della costa ionica, probabilmente fondata dagli Achei nel 730 – 720 a.C . Con una superficie di 510 ettari fu – dopo Taranto  la più grande città della  Magna Grecia, e raggiunse intorno al 530 a.C.  l’apice della propria potenza, estendendo il proprio dominio su altre colonie e sui centri indigeni dell’interno. Non solo ricchissimi, ma anche ricercati nelle loro abitudini quotidiane, gli abitanti di Sybaris erano conosciuti e invidiati per il lusso dei costumi, lo sfarzo dei palazzi e la filosofia, tanto che la città divenne per antonomasia sinonimo di opulenza e raffinatezza

ISOLA DEL GIGLIO (Antonella Giroldini)

Vigne a picco sul mare e tradizionale rivalità fra gli insediamenti di Giglio Porto e Giglio Castello sono riflessi della doppia natura, agricola e marinara, della seconda isola dell’Arcipelago Toscano, a 14 km dall’Argentario, con una superficie di 21 km quadrati completamente montuosa e costa frastagliata e impervia ricca di cale e suggestive insenature. Abitata in epoca preistorica, e quindi frequentata da etruschi e romani,  fu dominata nel medioevo da Pisa passando nel ‘400 nell’orbita fiorentina mentre rimaneva costante la minaccia degli attacchi barbareschi; nel 1544 verranno deportati come schiavi 700 isolani e il ripopolamento fu effettuato con contadini senesi. Da Giglio, centro turistico e commerciale, si sale a Giglio Castell, chiuso nella cinta muraria pisana intercettata da torri cilindrica e rettangolari: all’interno la rocca e la parrocchiale entrambe di origine trecentesca, emergono da un compatto tessuto di vicoli e piccole case con scala esterna, logge e archi. Da castello dipartono due strade carrozzabili, una verso la punta di Capel Rosso, l’altra per Giglio Campanese, sito balneare e terzo centro abitato dell’isola, con torre seicentesca e splendido arenile. L’isola è percorsa da una fitta rete di sentieri organizzata in 33 itinerari; molto interessante anche il periplo in barca ( circa mezza giornata).

DUBROVNIK (Antonella Giroldini)

Chiamata anche “la perla dell’Adriatico “, Dubrovnik è una città unica al mondo. Non solo a causa delle sue piazze in marmo  e dei palazzi veneziani, né per lo stupefacente barocco delle chiese con le statue di san Biagio. Ciò che rende Dubrovnik tanto speciale è il suo straordinario passato.  Per secoli, questo animato porto marittimo fu retto da un governo autonomo, la Repubblica di Ragusa. Abitata da mercanti e diplomatici, questa città – stato fiorì grazie ai commerci, arrivando persino a rivaleggiare con Venezia. Ragusa era non solo prospera, ma anche artisticamente e socialmente progressista a abolì molto presto la tratta degli schiavi. Dopo lunghe vicende, la Repubblica fu conquistata dalle truppe napoleoniche ed entrò a far parte della Croazia.

Ai nostri giorni, la semplice bellezza della città antica, perfettamente conservata, non finisce mai di stupire i visitatori. Benché sia stata distrutta varie volte, né i terremoti, né gli assedi sono riusciti a scuotere lo spirito del suo popolo. Per godere di una visita spettacolare della città vecchia, fai una passeggiata lungo le mura. Oltre la città fortificata, potrai scoprire ampie spiagge, fitti boschi e lussureggianti isole da esplorare.