Santa Maria in Vescovio (Antonella Giroldini)

Il Santuario di Vescovio, tra i più noti e più importanti monumenti della Sabina sorge nell’area dove anticamente si trovava il municipio romano di “Forum Novum”. Le prime testimonianze di Santa Maria in Vescovio, l’antica Cattedrale dei Sabini fino al 1495 quando la sede diocesana fu spostata a Magliano in Sabina , risalgono all’VIII secolo. Fu poi distrutta nel IX secolo dai Saraceni, quindi ricostruita e restaurata più volte, anche se quella che appare oggi agli occhi dei visitatori è una chiesa che conserva intatte le caratteristiche romaniche del XII secolo.

Di notevole bellezza è la Torre Campanaria, a cinque ordini di finestre, costruita in epoca posteriore alla chiesa facendo uso di materiale di spoglio come frammenti scultorei e lastre marmoree.

L’interno di questo luogo di culto, a navata unica, è decorato da alcuni dipinti trecenteschi di scuola cavalliniana (il Cavallini è uno dei più importanti esponenti della scuola romana) e conserva sulle pareti alcuni affreschi duecenteschi raffiguranti le Scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Attraverso due porte, che si trovano nei pressi della zona presbiteriale, si accede alla cripta semianulare dell’XI secolo che poggia su una chiesa precedente, a sua volta edificata su costruzioni romane.

Nei pressi della chiesa si trovano i resti del convento costruito sotto il pontificato di Clemente VII, alla fine del Cinquecento, come supporto logistico alla chiesa.

IL CASTELLO DI PALO (Antonella Giroldini)

Il castello di Palo è una fortificazione di epoca medievale situata a Palo, comune di Ladispoli (RM), oggi di proprietà della famiglia Odescalchi.

Le prime notizie di un insediamento fortificato si hanno nel 1132 quando truppe genovesi occuparono una cittadina vicina. Ma nel 1254 che viene per la prima volta citato “Castellum” e un “Castrum” Pali e al 1330 quando Palo appare di proprietà del Monastero di San Saba e poi affidato agli Orsini, rispettivamente, come proprietà dei Normanni e dei Monaci di S. Saba. Costruito molto probabilmente sotto il Pontificato di Pio I i Piccolomini,

Notevoli restauri furono eseguiti, tra il 1513 e il 1521, per volere di Leone X che soleva dimorare nel Castello durante le sue partite di caccia nel bosco di Palo.

Durante il decennio 1560-70, il Castello di Palo fu tra le fortificazioni costiere che subirono notevoli modificazioni.

Nel 1573 Paolo Giordano l Orsini vendette il Castello al Cardinale Alessandro Farnese per 25. 000 scudi, ma ritornò poco dopo agli Orsini ai quali lo restituì, nel 1589, Il Granduca di Toscana Ferdinando dei Medici.

.La vicinanza con Roma e la particolare posizione amena sul mare fecero di Palo un luogo di piacevole soggiorno per il proprietario che prese subito a cuore il riassetto del Castello ed in particolare la sistemazione accessoria esterna al Palazzo.

Sotto Ladislao I, figlio di Livio III,  il Castello, con il rifacimento delle finestre del fronte settentrionale, assunse l’ aspetto attuale. Oggi il castello continua ad essere abitato dalla famiglia Odescalchi.

Abbazia di Sant’Andrea in Flumine (Antonella Giroldini)

L’abbazia di Sant’Andrea in Flumine fu edificata su una collina compresa tra il Tevere e il monte Soratte, su una preesistenza di epoca romana, come ben testimoniano i resti di strutture murarie in opus reticolarum e i pavimenti a mosaico. Dall’VIII secolo i benedettini avviarono un’opera di rinnovamento e valorizzazione del territorio agricolo, rendendo il loro insediamento un punto di riferimento produttivo agevolato dalla presenza di un importante scalo fluviale, ora totalmente inagibile.
Il monastero, secondo il Chronicon di Benedetto, monaco di San Silvestro di Soratte, nacque grazie alla volontà della nobile Galla, moglie o figlia di Simmaco, consigliere di Teodorico che presto si ritirò sul monte dove fece edificare un cenobio (VI sec. ca). A livello documentario il monastero è citato per la prima vota in epoca carolingia, quando papa Paolo I lo donava a re Pipino il Breve (762). Nel 1074 il complesso divenne proprietà del monastero di San Paolo fuori le mura, sotto la cui giurisdizione rimase fino al XV secolo. Passato di commenda in commenda visse anni di declino irreversibile fino alla sua trasformazione in fattoria tra Settecento e Ottocento, tanto che solo nel 1959 ebbe il primo restauro che salvò in minima parte le antiche strutture in gran parte crollate.

La chiesa abbaziale
La chiesa si colloca in posizione dominante sulle pendici della Via Tiberina che domina e anticamente controllava con facilità.
L’edificio attuale corrisponde ad una ricostruzione del XII sec. della primitiva chiesetta voluta dall’abate Leone. Il complesso era circondato da torri di difesa, delle quali l’unica superstite si trova oggi in linea con l’abside della chiesa, poi sopraelevata per essere riadattata a campanile . L’edificio è a pianta basilicale, con tre navate terminanti in altrettanti absidi: quella sinistra è stata ricostruita, così come sono state in parte sostituite le colonne e il tetto a capriate lignee . La pianta dell’edificio risulta irregolare a seguito di un crollo delle prime quattro campate della navatella destra e al conseguente sovrapporsi della facciata di altre costruzioni posteriori. Per tale motivo l’ingresso oggi è spostato e la soglia è costituita da un bassorilievo di epoca carolingia.
L’esterno della chiesa mostra decorazioni con cornici a dente di sega e maioliche invetriate. All’interno le pareti erano ornate da affreschi di diverse epoche di cui restano tracce dei secoli VIII-IX e XV-XVI, mentre il catino absidale è decorato con una Resurrezione realizzata dopo il Mille, così come la Crocefissione sull’arco trionfale.
Il presbiterio è sopraelevato e mostra un pavimento originario in opus sectile, composto da un mosaico di lastrine di marmo e pietre tagliate nelle più diverse forme  . L’area sacra è chiusa da transenne e conserva un ciborio antico  con copertura ottagonale retta da colonnine, analogo a quello di San Paolo fuori le mura, datato attorno al XII secolo, in base ad un’iscrizione che reca anche i nomi degli autori. Si tratta di maestro Nicola con i figli Giovanni e Guittone.
Caratteristica peculiare della chiesa è la presenza dello jubé : un pontile simile all’iconostasi, che aveva lo scopo di separare il coro, riservato ai presbiteri, dalla navata riservata ai fedeli. Lo jubè è una struttura architettonica molto presente nella chiese gotiche, una tribuna, non solo con scopi organizzativo-gerarchici, ma anche simbolici infatti da essa venivano lette le Scritture, fungendo anche da ambone e pulpito. Il nome infatti deriva dalla formula di apertura utilizzata dal diacono che, salito sulla sua sommità, prima di iniziare a leggere la Parola di Dio si rivolgeva la sacerdote celebrante chiedendo la benedizione: Jube Domine benedicere, da cui jubè.
Lo jubè, spesso a tre arcate, a differenza dell’iconostasi era praticabile e aveva spesso una ricca decorazione scultorea come ancora si può ammirare nei posti esemplari rimasti (Duomo di Modena ,Abbazia di Vezzolano ;sì in Italia sono rimasti pochi esempi, infatti dopo il concilio di Trento si iniziò progressivamente a smontarli rendendo i pochi rimasti rare e preziose testimonianze liturgiche ed artistiche.

CASTELLO DI BOCCHIGNANO

Nel cuore dell’Italia, a 50 km dalla Capitale, nelle immediate vicinanze dell’Abbazia Imperiale di Farfa, immerso in una natura ancora incontaminata, sorge quello che è uno dei più antichi e nobili castelli della Sabina.  Molto probabilmente furono gli stessi romani i primi a fortificare quello sperone di roccia in posizione altamente strategica, edificandovi uno dei loro castra, ma la struttura attuale è il frutto  di una evoluzione durata molti e molti secoli.

Oggi il Castello di Bucciniano si offre al visitatore in tutta la sua bellezza, ed il suo fascino risulta ancora più coinvolgente se si conoscono la sua storia millenaria, la sua cultura e le sue tradizioni.

 

 

 

Tarquinia (Antonella Giroldini)

Il circuito di mura racchiude la storia della cittadina a partire dall’alto medioevo, quando si postò su questo pianoro tufaceo sulla sinistra del fiume Marta l’abitato che fino ad allora aveva occupato il più interno Pian di Civita. Là sorgeva infatti l’etrusca Trxuna o Tarxna , già testimoniata nel IX secolo a.C., la cui potenza commerciale e politica – grazie anche alla posizione strategica eccezionalmente favorevole – raggiunse l’apogeo tra il VII e il IV secolo a.C. come documentano le splendide tombe dipinte.

 

Secondo la leggenda Tarxuna era stata fondata da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, l’eroe eponimo del popolo etrusco. Entrata nell’orbita di Roma, continuò a rimanere sul Pian di Civita sino alla dissoluzione dell’impero, e fu nel VII secolo, dopo le incasioni barbariche, che un insediamento sorse sul vicino pianoro: Corneto, nome che Tarquinia ha conservato fino al 1922. La nuova città conobbe un notevole sviluppo commerciale e marittimo, intrecciando relazioni soprattutto con le repubbliche marinare e con Firenze, e resistendo più volte a tentativi di sottometterla, fino a che nel ‘500 passò sotto il dominio della Chiesa. Il nucleo medievale di Tarquinia mostra tuttora, all’interno della cinta difensiva lunga oltre 3 km, segni rilevanti della lunga storia vissuta dalla città: le diciotto torri superstiti, molti edifici in calcare talvolta alternano al nenfro , svariate chiese di antica fondazione; lo sviluppo edilizio più recente ha invece occupato il versante meridionale del colle in direzione del tracciato della via Aurelia.

ANGUILLARA SABAZIA (Antonella Giroldini)

Di notevole sviluppo turistico – residenziale , la cittadina, che sorge su uno sperone che avanza nel lago di Bracciano. Dall’epoca più antica della zona si stanziarono popolazioni dedite alla pesca, e all’epoca romana risalgono tratti della via Clodia e il complesso dell’Acqua Claudia. Fondato nell’XI secolo , il paese fu feudo degli Anguillara e degli orsini. Al borgo si accede da una porta cinquecentesca, appena oltre la quale si scorge il Palazzo Baronale, anch’esso cinquecentesco e con affreschi realizzati tra il 1535 e il 1539 dalla scuola di Raffaello.

Casale Poggio Nebbia (Antonella Giroldini)

L’agriturismo Casale Poggio Nebbia si trova a Tarquinia, nella zona della Maremma . Situata al confine tra Lazio e Toscana, vicino al porto di Civitavecchia, a soli 40 minuti dall’areoporto di Fiumicino. Offre ospitaità in 7 eleganti camere matrimoniali, con una magnifica vista sul mare.
La recente ristrutturazione dei casali dell’agriturismo, ha mantenuto e valorizzato la totale armonia con la campagna circostante e con lo stile di Maremma.


Gli alloggi ricavati, arredati in perfetto stile arte povera, semplici e raffinati allo stesso tempo, trasmettono tutto il calore dell’accoglienza  contadina. Ogni camera  è dotata di tutti i confort necessari a rendere indimenticabile la vostra vacanza.
II ristorante offre  la possibilità di gustare piatti raffinati e di grande qualità, preparati secondo le antiche ricette delle nostre nonne, con i prodotti biologici derivanti delle coltivazioni e dagli allevamenti aziendali  , accompagnati dai nostri  ottimi vini.

CASTELLO DI TORREIMPIETRA (Antonella Giroldini)

Magnificamente posizionata fra verdissimi prati e folti boschi, sorge questa grande residenza fortificata. L’antico castello è stato nei secoli modificato per essere il centro padronale di un grande insediamento agricolo. Il suo nome, che coincide con quello di tutta una frazione del Comune di Fiumicino (comprendente un grazioso borgo colonico sviluppato ai lati della Via Aurelia) era quello di una antica torre detta oggi ‘del Pagliacetto’, che si erge non lontana da qui.

 

Il TERRITORIO Il Castello si trova nel territorio della FRAZIONE DI TORRIMETRA del COMUNE DI FIUMICINO, immediatamente a Nord-Ovest di Roma, lungo la Via Aurelia. Siamo ai bordi della RISERVA NATURALE STATALE DEL LITORALE ROMANO: la costa tirrenica non è lontana (nelle vicinanze si trova la famosa SPIAGGIA DI FREGENE. La zona è ricca di boschi e di aree coltivate da aziende agricole molto sviluppate, vicina ad un raccordo autostradale della Roma-Genova e all’aeroporto di Fiumicino. LA LEGGENDA DEL PAGLIACCETTO Inoltrandosi nelle campagne e fra i boschi tramite una strada ai limiti del Borgo di Torrimpietra, si intravede in alto, isolata su un piccolo sperone tufaceo, la TORRE DEL PAGLIACCETTO che (prima che le fosse attribuito questo nome) era la vera Turris in Petra così designata dai geografi medioevali; il suo nome odierno (dato che poi il toponimo fu attribuito al Castello di cui trattiamo) è legato alla leggendaria figura di un fattore dei principi Falconieri (il ‘Pagliaccetto’ appunto) che aveva POTERI MAGICI (comandava 99 folletti e possedeva una sella magica). Un giorno egli ebbe la cattiva idea di sfidare un porcaio, parimenti magico ma più furbo, che lo vinse perché fu più veloce di lui nel tracciare un solco fino al mare; fu allora che il PAGLIACCETTO SCOMPARVE IN MARE con tutti i suoi attrezzi e animali, dopo aver seppellito la sella magica nel vicino BOSCO SACRO LANCIANDO UNA MALEDIZIONE SU CHIUNQUE, NEL FUTURO, VI SI INOLTRASSE (tant’è che ancora oggi esso è poco frequentato da cacciatori e cercatori di funghi). Una VERSIONE MENO CRUENTA della storia di Pagliaccetto vede il fattore-mago cacciato, per qualche ignota ragione, dal Principe Falconieri, avviarsi verso l’esilio seguito da tutti gli animali e gli attrezzi della tenuta, cosa che indusse il Principe a ritirare il licenziamento lasciando il Pagliaccetto a vivere tranquillamente qui. Fuori dalle leggende: la Torre del Pagliaccetto (la vecchia Turris in Petra) faceva parte del sistema di vigilanza delle coste voluto dai Pontefici: essa era preposta al ricevimento delle segnalazioni dalla Torre Costiera di Palidoro (anch’essa tuttora esistente); in caso di sbarchi di pirati essa avvisava il complesso fortificato formato dall’attuale Castello di Torrimpietra e dal sovrastante abitato di Castiglione delle Monache. Questa zona è molto importante per l’ARCHEOLOGIA PREISTORICA ed alcuni interessanti reperti sono al Museo Pigorini di Roma. STORIA DEL CASTELLO DI TORRIMPIETRA Il Castello che ha preso il nome di Torrimpietra trae origine da un ANTICHISSIMO BORGO FORTIFICATO sorto nell’alto medioevo, su un preesistente insediamento (probabilmente si trattava di Bebiana, fattoria di una famiglia patrizia romana). Man mano ingrandito ed ulteriormente fortificato (con l’impiego di materiale proveniente dallo spoglio delle strutture del SOVRASTANTE BORGO DI CASTIGLIONE DELLE MONACHE, CHE E’ PRATCAMENTE SCOMPARSO) nel duecento aveva già la forma di un vero e proprio castello. In un documento dell’epoca risulta che nel 1254 il Castello di Torrimpietra fosse di proprietà della famiglia degli Alberteschi; esso passò poi agli Anguillara, ai Massimo e quindi LO ACQUISTO’ CAMILLA PERETTI, SORELLA DI SISTO V. In mano ai Peretti, ai primi del seicento, il Castello venne trasformato in una SFARZOSA RESIDENZA NOBILIARE (probabilmente si voleva seguire la moda comune alla nobiltà papalina di costruirsi sfarzose dimore fuori Roma, ma non troppo lontano da essa , ved. Ville Tuscolane). Fu il principe Michele Peretti a realizzare il nuovo blocco residenziale ed un sontuoso giardino (ricco di piante rare ed animali esotici, si narra). Nel 1639 il Castello viene venduto alla famiglia FALCONIERI che lo detenne per due secoli, fino alla propria estinzione. Con i Falconieri il complesso assunse l’aspetto attuale; vi furono aggiunte la CHIESA (opera di FERNANDO FUGA che realizzò anche il grande scalone del piano nobile) e furono affrescati gli interni , a cura di Pierleone Ghezzi . Dopo l’estinzione della Famiglia Falconieri il Castello e la tenuta soffrirono un periodo di semiabbandono, finchè non pervenne in proprietà, nel 1926, del SENATORE LUIGI ALBERTINI (noto, tra l’altro, per aver portato il Corriere della Sera ad essere il principale giornale italiano). Fu lui che rilanciò la tenuta agricola (trasformandola in una delle più prestigiose aziende agro-zootecniche d’Italia) ed a restaurare il Castello. In quest’opera fu coadiuvato dal figlio Leonardo e dal genero, ambasciatore Nicolò Carandini (noto per gli importanti incarichi svolti nel difficile dopoguerra e per essere stato co-fondatorie del Partito Radicale). IL CASTELLO DI TORRIMPIETRA OGGI br> Questo castello si presenta come un COMPLESSO NON VISTOSO MA MOLTO ARTICOLATO che sicuramente conserva l’aspetto più vicino ad una residenza fortificata che non ad una fortezza. La strada interpoderale che provenendo dalla via Aurelia ci conduce al suo cospetto gli gira rispettosamente intorno (collegando i due ingressi e permettendoci di ammirarlo nella sua interezza). Sull’alto muro di sostegno e di cinta si scorgono il PALAZZO RESIDENZIALE, LA CHIESA e la TORRE DI GUARDIA). Nel Palazzo si conserva, al piano terreno la grandiosa SaLA PERETTI, piuttosto spoglia ma dalla bella copertura con archi a tutto sesto. Le sale con gli AFFRESCHI DEL GHEZZI si trovano al Piano Nobile; questi sono ambienti di grande prestigio e conservano nomi evocativi dei tipi di raffigurazione presenti (Salone del Giubileo – con gli affreschi del Giubileo del 1725 – Saletta Falconieri, Stanza del Bosco, Sala Verde ). La piccola chiesa del Castello è in stile barocco, a pianta ottagonale, con una tipica facciata settecentesca (fu progettata dal Fuga). Oggi il complesso, appartenente alla famiglia Carandini, è utilizzato anche per ricevimenti e convegni Grande notorietà hanno le Cantine di Torrimpietra (in cui si produce e vende vino di un certo pregio.