Rodi (Antonella Giroldini)

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Secondo la mitologia la maggior parte tra le isole del Dodecaneso, separata  dalla costa turca dal breve stretto di Marmara, nacque dall’amore tra Helios e la ninfa Rhoda, da cui ebbe il nome. E al Dio Sole gli antichi abitanti di Rodi tributarono sempre grandi onori, arrivando a costruire un simulacro in bronzo alto oltre 30 metri considerato 30 m, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico . Boschi di conifere, e una lussureggiante vegetazione mediterranea, ma anche ampie coltivazioni di agrumi, viti e tabacco rivestono l’isola molto amata dai turisti europei per il clima straordinariamente mite e soleggiato che permette di sfruttare a lungo belle spiagge. Gli appassionati di storia troveranno qui importanti vestigia di un ricco passato, con resti archeologici di grande rilievo, monumenti che rimandano all’epoca in cui il quartier generale dei Cavalieri di S. Giovanni, architetture risalenti alla dominazione ottomana. Del periodo in cui Rodi venne annessa all’Italia restano numerosi edifici pubblici, costruiti nello stile dell’epoca, imponente e celebrativo.

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Nonostante i numerosi rifacimenti, conserva caratteri medievali la città murata che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Sulla punta più settentrionale dell’isola si allunga invece la città moderna, sorta a partire dal 1912, con monumenti architetture che ricordano la presenza italiana. Capoluogo dell’isola del Dodecaneso, Rodi sembra così avere due anime, unite però da un’identica vocazione turistica. Tra giardini profumati di rose e gelsomini, tra bouganvillee e paplme, sono infatti molti gli alberghi, i ristoranti, i caffè, animatissimi nella lunga estate dell’isola si allunga invece la città moderna sorta a partire dal 1912, con monumenti architetture che ricordano la presenza italiana. Capoluogo dell’isola e del Dodecaneso, Rodi, sembra così avere due anime, unite però da un’identica vocazione turistica. Tra giardini profumati di rose e gelsomini, tra buganville e palme, sono infatti, molti gli alberghi ristoranti, i caffè, animatissimi nella lunga estate dell’isola.

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Un’intatta e scenografica cerchia di mura di circa 4 km racchiude la città antica, carica di storia e ricca di testimonianze di un illustre passato. In vie lastricate, in piazze raccolte, palazzi e chiese che ricordano da vicino le forme e i modi del tardogotico francese o spagnolo, con i suoi decori fiammeggianti e gli arabeschi in pietra. Ma, oltre a questi miraggi di un lontano medioevo, anche atmosfere e sapori d’oriente, perché nella cerchia di alte mura è racchiuso il caratteristico quartiere turco. Visitati i principali monumenti, più che seguire un preciso itinerario ci si lasci trasportate da colori e profumi, per scoprire , passo dopo passo, scorci e angoli di fascino. Le mura sono un vero capolavoro dell’architettura militare del XV – XVI secolo.

 

Non più atmosfere medievali, piazze raccolte, fontane e minareti. Fuori dal nucleo fortificato la città moderna si allunga sul porticciolo e sul promontorio bordato di spiagge.

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I DERVISCI DANZANTI (Antonella Giroldini)

Rumi giunse in Turchia al seguito del padre, noto predicatore itinerante, che dall’Afghanistan si trasferì a Konya dove la presenza selgiuchide aveva cominciato ad attrarre artisti e persone di cultura legate al mondo islamico. Un discepolo del padre divenne la guida spirituale di Mevlana, istruendolo nelle discipline teologiche. A Konya fondò un ordine monastico mistico di ispirazione sufi. Oggi è considerato il padre di una mistica la cui pratica è accompagnata dalla musica. Per il mondo islamico, in particolare.  E’ un santo e un poeta il cui lirismo passionale culminò nella redazione del Mesnevi, un immenso poema di oltre 25000 versi redatto in persiano, che doveva contenere i fondamenti guida per lo spirito, da osservare nel cammino di ascesa a Dio. La confraternita dei dervisci rotanti è nota, appunto, per la danza rotante, ancora oggi tradizione e appannaggio degli appartenenti al gruppo, che si propone come il manifesto visivo e musicale della mistica scritta mevlevi.

Si apre con un canto solenne di lode al profeta accompagnato da un solo strumento musicale, il flauto. Al termine dell’ode entrano i dervisci ed effettuano tre giri della sala, a simboleggiare i 3 diversi modi di avvicinarsi a Dio: la contemplazione, la verità r l’unione. A questo punto i dervisci, gettano il nero mantello a sottolineare la loro restaurazione spirituale, iniziano a ruotare con la man destra puntata verso il cielo per ricevere la grazia divina, che viene portata in terra simbolicamente dalla mano sinistra orientata verso il basso. Ruotando vorticosamente su se stessi, i monaci più abili inarcano armoniosamente il corpo, spingendosi verso il centro della sala, riescono ad avvicinarsi spiritualmente a quell’unione mistica con Dio che è l’obiettivo della loro contemplazione.

Istanbul (Antonella Giroldini)

La suggestione immediata che esercita sul viaggiatore è legata alla straordinaria posizione geografica. Unica città al mondo a distendersi tra due continenti, Europa e Asia, si è da sempre proposta come un ideale e allo stesso tempo simbolico, ponte tra Oriente e Occidente. Una città che guardato con interesse alle millenarie culture del  vicino e più remoto Oriente , alle civiltà occidentali di memoria classica ma anche alle tradizioni del Medioevo europeo.

Il Bosforo, una lunga e sinuosa striscia d’acqua che congiunge il Mar Nero al Mar di Marmara, separa le sponde dei due continenti ed è oggi attraversato da due ponti sospesi. . La moderna metropoli si estende ben oltre questi ultimi, presentandosi al turista come un’immensa distesa di quartieri periferici, spesso mal costruiti, carenti di verde e di servizi, frutto del boom migratorio che dalle campagne del paese , ha spinto ad Istanbul, negli ultimi decenni, milioni di persone in cerca di una maggiore stabilità economica. Lungo le coste del mare di Marmara, sia sulla riva europea sia su quella asiatica e sulle due sponde del Bosforo, si trovano i quartieri più eleganti, dove antiche dimore di legno – yali- restaurate si affiancano a moderne e lussuose abitazioni delle connotazioni europee. Sul Corno d’Oro, profonda insenatura che, nella parte europea, separa la penisola su cui sgorga l’antica città dal resto del continente, sono le vestigia dei quartieri storici. Lì, nei vicoli in salita con panni stesi, case spesso cadenti, bambini impegnati a giocare, donne alle finestre e uomini seduti nei tanti caffè, sopravvive quell’atmosfera di intesa, quanto umana, vita di quartiere, che ha colpito così profondamente i viaggiatori europei giunti qui tra la fine dell’impero ottomano e i primi anni della Repubblica turca. Istanbul rappresenta nell’ immaginario collettivo occidentale una città esotica dal sapore mediorientale. Attraverso le anonime e sterminate periferie, il centro storico della città – con la sua vita pulsante, i venditori ambulanti, i mercati, gli odori e i rumori della moderna metropoli, ai quali si sovrappongono le voci dei muezzin che dai minareti delle moschee richiamano alla preghiera. A fine giornata i ricordi delle visite agli straordinari monumenti s’intrecciano con i mille piccoli episodi di vita osservati, vissuti e partecipati, Istanbul lascia un segno , un ricordo profondo. e la suggestione si trasforma presto in esperienza personale.

Una città di cupole questa è un altra delle impressioni che si fissano nella mente di chi la visita. Cupole dalle dimensioni più svariate nelle moschee, cupole alleggerite da vetri colorati nei bagni turchi , cupole del Gran Bazar e nei mausolei dorati nelle tante chiese bizantine e, infine, cupole nelle sinagoghe della comunità ebraica di origine sefardita.

Tre giorni sono il minimo indispensabile relativamente attenta di Istanbul

IL GIARDINO DEI TAROCCHI (Antonella Giroldini)

IL “Giardino dei Tarocchi”, l’esoterico giardino delle sculture di Niki de Saint Phalle ispirato al gioco dei tarocchi che si trova in Toscana, in Italia. La realizzazione di questo giardino è cominciata alla fine degli anni settanta ed é terminata solo nel 2002, al momento della scomparsa dell’artista. .

Per dirla con le parole dell’artista :”

L’ingrandimento dei miei modelli fu fatto perfettamente, con occhio medievale, da Jean Tinguely e Doc Winsen. Tutte le armature delle sculture monumentali furono fatte con barre d’acciaio saldate, piegate a forza di braccia sulle ginocchia dagli uomini della squadra. La prima squadra che fece le armature nel giardino era composta da Jean Tinguely, Rico Weber e Seppi Imhof. Furono loro a costruire la Sfinge, la Sacerdotessa e il Mago.

Il Vescovo fu iniziato da Doc Winsen e terminato da Jean Tinguely. Era, tra tutte le sculture del giardino, quella che Jean preferiva. Nella seconda metà del Giardino dei Tarocchi, le armature del Castello dell’Imperatore, del Sole, del Drago (La Forza), e dell’Albero della Vita (L’Impiccato) furono fatte da Doc Winsen, un artista olandese. Doc era assistito da Tonino Urtis.

Poi arrivò Ugo, il postino, che cominciò facendo delle stradine di pietra, per poi salire in grado e posare sulle strutture d’acciaio reticoli di fil di ferro destinati a sostenere il cemento. Più tardi Ugo mi chiese di metterlo alla prova nel disporre i pezzetti di specchio sulle sculture. Divenne un vero poeta in questa arte. Aveva sempre paura che un giorno non ci sarebbe stato più lavoro per lui. Io feci la solenne promessa che ci sarebbe stato sempre qualcosa di nuovo da fare ogni anno, e se io avessi mancato di idee avrei fatto fare una tale muraglia cinese intorno al giardino che ci sarebbero volute parecchie generazioni per completarla.

Appena le armature d’acciaio erano finite e il reticolo di fil di ferro steso su di loro vi si stendeva sopra il cemento gettato da una pompa. A quel punto la scultura assumeva un aspetto malinconico con una qualche triste bellezza. Il mio scopo, in realtà, era di fare un giardino gioioso. La finitura del cemento fu eseguita più tardi a mano da Marco Iacotonio, un giovane particolarmente bello e difficile.

All’inizio io scelsi Tonino Urtis come caposquadra, anche se non aveva una grande esperienza, prima aveva fatto l’elettricista. Nelle mie scelte ho sempre usato il mio istinto più che la mia ragione, e molto spesso le mie scelte si sono rivelate giuste. In seguito chiesi a Riccardo Menon, mio assistente personale, collaboratore e amico venuto con me da Parigi, di trovarmi un ceramista. Pochi giorni dopo Riccardo mi presentò Venera Finocchiaro. Venera sarebbe diventata in seguito la ceramista del giardino. Fu una dedizione totale. Lei viveva al giardino, e fu ricettiva alle mie esortazioni a fare cose che nessuno aveva mai fatto prima. Il magnifico lavoro da lei realizzato parla da solo. Lei ebbe parecchie assistenti, in particolare Paola, Patrizia e Gemma.

A volte tutta la squadra aiutava ai forni. Quando Venera se ne andò, le ceramiche furono continuate dalla squadra.

Il ventesimo secolo era stato dimenticato. Noi lavoravamo nello come gli Egiziani.Le ceramiche erano plasmate, molto spesso direttamente sulle  sculture, numerate, tolte, portate al forno, cotte e invetriate, e poi rimesse al loro posto sulle sculture. Nel processo di cottura la ceramica si restringe di un 10%, lo spazio così lasciato tra una ceramica e l’altra era colmato con pezzi di specchi tagliati a mano. Questo fu fatto da diverse persone, ma soprattutto da Marco Iacotonio, Tonino Urtis e Claudio Celletti.

Le sculture più piccole del giardino furono fatte a Parigi. Io e il mio assistente Marcello Zitelli facevamo i modelli in creta che erano riprodotti in poliestere da Robert Haligon e i suoi figli Gerard et Oliver. Le sculture in poliestere venivano poi ricoperte da un mosaico di tessere fatte con vetri provenienti da Murano, Cecoslovacchia e Francia, da Pierre Marie Lejeune e sua moglie Isabelle.

In questo modo furono realizzate La Temperanza, Adamo e Eva (La Scelta), Il Mondo, L’Eremita, L’Oracolo, La Morte, Il Diavolo e l’Impiccato.

Pierre Marie Lejeune, che ha dipinto la fontana Stravinsky con me, venne nel Giardino dei Tarocchi e se ne innamorò. Vi ritornò un anno dopo l’altro. La sua specialità divenne tagliare specchi con una particolare attenzione al lavoro innovativo.

Il lavoro amministrativo e l’attendere ai vari problemi del giardino era gestito da Gigi Pecoraro e Paula Aureli. Ma il nume tutelare del giardino è stato Jean Gabriel Mitterand, che è venuto ogniqualvolta ci sia stato un problema che poteva aiutarci a risolvere. Negli ultimi anni erano rimasti Tonino Urtis, Ugo Celletti, Marco Iacotonio e Claudio Celletti.

Noi tutti condividiamo un immenso entusiasmo per il giardino e siamo diventati come una famiglia. Recentemente Gian Piero Ottavi si è unito a noi per occuparsi del terreno del giardino. Io ho deciso di rispettare l’habitat naturale della regione. Il dialogo tra natura e sculture è una parte molto importante del giardino.

Gli artisti che hanno partecipato con il loro lavoro specifico nel giardino sono Alan Davie, che ha dipinto lo spazio magico dentro Il Mago. Pierre Marie Lejeune ha fatto alcuni banchi in ceramica integrati nel giardino, sono dei manufatti molto popolari dove la gente ama sedersi e ammirare le fontane. Alcune sedie nella Sfinge sono state fatte anche da lui, e ha decorato la boutique. Marina Barella ha fatto la scultura che si trova all’interno della Sacerdotessa. Jean Tinguely a fatto una macchina che rappresenta il fulmine che colpisce la Torre di Babele, La Ruota della Fortuna davanti alla fontana, una scultura chiamata Ingiustizia imprigionata dentro La Giustizia, e Il Mondo in collaborazione con me. Jackie Matisse ha fatto dei contenitori di vetro alchemici per acque sacre

ORARIO DI APERTURA

Data d’apertura: dal 1 Aprile al 15 Ottobre
Aperto dal lunedì alla domenica dalle 14:30 alle 19:30.

PREZZI DI INGRESSO

Biglietto intero € 12,00
Studenti € 7,00
Con età superiore a 65 anni € 7,00
Bambini con età inferiore a 7 anni ingresso gratuito
Persone disabili ingresso gratuito
Gli studenti per usufruire della riduzione del prezzo, devono esibire all’ingresso una attestazione comprovante la loro qualifica di studente

Nei mesi di: Gennaio, Febbraio, Marzo, Novembre, Dicembre, il primo sabato di ciascun mese dalle ore 9,00 alle ore 13,00, per volontà della fondatrice, Niki de Saint Phalle, è stato concesso ai visitatori l’ingresso gratuito. Se suddetto sabato capita in un giorno festivo il Giardino aprirà il Sabato successivo

GRUPPI

I gruppi di almeno 25 persone possono usufruire del prezzo ridotto (€ 7,00) a condizione che la visita venga prenotata almeno 10 giorni prima, a mezzo E-mail:tarotg@tin.it Fax 0564-895700
Nella prenotazione devono essere indicati
– data e ora di arrivo;
– numero dei visitatori;
– il Vs. recapito telefonico, fax ed e-mail

Le prenotazioni si accettano nelle seguenti date

Da Novembre a Marzo dalle ore 8,00 alle 16,00 (escluso sabato e domenica festivi ed il periodo dal 22 Dicembre al 07 gennaio)
Dal 1 Aprile al 14 Ottobre dalle 14,30

 

Elias Canetti ” le voci di Marrakech”

..c’è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori. L’odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, ne insegne, e neppure vetrine. Tutto ciò che vi vende è in esposizione. Non si sa mai quanto costeranno gli oggetti, ne essi hanno infilzati i cartellini  dei prezzi, ne i prezzi sono fissi…

….i suoi costumi mi erano estranei come la sua gente . A ciascuno capita di imparare nel corso di una vita qualcosa su tutti i paesi e su tutti i popoli, ma quel poco lo smarii nelle prime ore…..

……quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiama per le cose più atroci solo perchè sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore…

si può anche salire sul tetto e di colpo vedere innumerevoli tetti a terrazza della città. Si ha l’impressione di una spianata, e tutto sembra fatto di ampie gradinate . Vien da pensare che si può passeggiare sopra l’intera città. i vicoli non sono un ostacolo, non si vedono, si dimentica la loro esistenza. I monti di Atlante risplendono vicini, e si potrebbe scambiarli per una catena delle Alpi se la loro luce non fosse più fulgida e non vedessimo tutte quelle palme tra i monti della città.

i minareti che si innalzano qua e là non sono come i nostri campanili. sono anch’essi slanciati ma non finiscono a punta, hanno la stessa lunghezza in basso come in alto , e ciò che conta è la piattaforma su in cima, da dove giunge l’invito alla preghiera. Assomigliano piuttosto a dei fari, nei quali però dimora una voce.

sopra i tetti delle case si svolgono le manovre di un’intera popolazione di rondini. e’ come una seconda città; solo che in essa la vita è tanto rapida quanto è lenta nelle strade degli uomini.

….con le donne accade qualcosa di analogo: quando esse camminano come sacchi informi loungo i vicoli , non nsi scorge ne si intuisce nulla, e presto ci si annoia di occuparsene e di dover ricorrere all’immaginazione . Si rinuncia alle donne. ma si rinuncia a malincuore; così, quando poi una donna ti appare alla finestra e addirittura ti parla , e china leggermente il capo e non va più via, come se da sempre ti avesse atteso qui, una che poi continua a parlare quando le volti le spalle e ti allontani piano piano , una che parlerà, non importa se tu ci sei oppure no, che sempre ti parlerà , non importa se tu ci sei oppure no, che sempre ti parlerà , che parlerà sempre a tutti, quella donna, allora, diventa un miracolo, un’apparizione, e sei propenso a considerarla più importante di tutto ciò che pure varrebbe la pena di aver visto in questa città….

IL MASCHIO E’ INUTILE – Telmo Pievani

Non è più tempo di certezza. Una volta, nella mitica savana del Pleistocene, i maschi cacciatori facevano i maschi e le fammine, o almeno così ci hanno raccontato. Adesso è tutto più disordinato. Iruoli si invertono, si mescolano, si tramutano, si camuffano. Ma in fondo stiamo soltanto copiando ciò che l’evoluzione, nella sua esuberante diversità di soluzioni sessuali, ci insegna da sempre. In natura,sappiamo, c’è di tutto: eterosessualità, omosessualità. Altro che essere “contro – natura”….

……In tutto questo fervore creativo di comportamenti sessuali differenti, in natura il sesso debole è quello maschile, non cìè piùdubbio. Il futuro evolutivo è donna….

…i genetisti hanno scoperto che i cromosomi maschili sono forse in fase di decadimento, sono più fragili, più pèiccoli. Il maschio si starebbe biologicamente estiguendo per conto suo e fra non molto anche le femmine dei primatitroceranno soluzioni alternative

…per i maschi si profila una paradossale occasione di riscatto. In natura non tutto serve a qualcosa…ma noi sappiano che nella storia l’inutilità si è rovelata spesso come un serbatoio di cambiamento….

……quando il contesta cambia, l’inutile passa al contrattacco

IL COLORE DELLA PELLE -FES (Antonella Giroldini)

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Le concerie di Fes sono antiche quanto le città . In età merinide sembra fossero circa un centinaio e ancora adesso questo universo rutilante di colori, odori, uomini, fatica vive in stretta continuità con la tradizione: il lavoro si tramanda di padre in figlio, la proprietà delle concerie è ereditaria.

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La conceria si articola intorno a un’area a cielo aperto , solitamente in lieve pendio per favorire il deflusso delle acque . Vi sono collocati i ” sahrij”, grandi vasche d’acqua per il rinvenimento delle pelli in precedenza salate e esposte al sole, immerse in pacchi legati e assicurati ai bordi con corde; i ” merkel”, bacini di acqua limpida per il risciacquo; i ” qasriyya” le fosse, generalmente raggruppate vicino in canali di scolo, per i bagni, il lavaggio e la tintura delle pelli. tutt’intorno stanno gli ” hzana” , i laboratorie depositi disposti di solito su due piani, illuminati dal vano della porta e a volte da finestre; al di sopra , si stende un’ampia terrazza su cui le pelli vengono messe a essiccare dopo la tintura.

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Prima di passare nei ” merkel”, le pelli vengono sbattute e tirate per distenderle, private dei peli, quindi sottoposte per eliminare i peli residui. Nei ” merkel” vengono lavate, sbattute di continuo per circa tre ore da uomini calati nelle fosse quasi nudi. Nella ” qasriyya” stanno a bagno per vari giorni in urine o escrementi di animali che danno loro consistenza; seguono un bagno nella crusca , uno nel tannino e un accurato lavaggio in acqua pura. Infine le pelli vengono raschiate dal lato della carne, sgocciolate e rigorosamente strizzate, prima dell’essicazione. E’ in questa ultima fase che vengono colorate con colori naturali.