CELANO (Antonella Giroldini)

Centro di origine antica, la cittadina sorveglia dall’alto il Fucino ed è dominata dai pendii della Serra. Nel Medioevo la sua importanza era tale che i suoi feudatari controllavano l’Abruzzo e il Molise. Intorno al 1185 vi nacque il beato Tommaso da Celano, tra i primi seguaci di S. Francesco e autore dell’inno Dies Irae. Nel 1223 la città si ribellò a Federico II e venne assediata e distrutta.

Una breve salita dal Centro al poderoso castello Piccolomini, eretto a partire dal 1392, circondato dalle mura del XIV e del XV secolo, rafforzate da 5 torrioni cilindrici, con il mastio trasformato in residenza dei Piccolomini. Ospita le raccolte del Museo nazionale di Arte sacra della Marsica, con pitture , sculture , oreficerie e parametri sacri, patrimonio rimasto integro nonostante le lesioni strutturali subite dall’edificio nel terremoto del 2009.

IL MONASTERO DI SANTO SPIRITO D’OCRE (Antonella Giroldini)

Per festeggiare un occasione particolare decido di regalare al mio compagno un cofanetto della Boscolo – ” verdi emozioni” – tra le varie esperienze che il cofanetto propone decidiamo di regalarci un soggiorno speciale a due passi da casa.

Scegliamo Ocre, un borgo a pochi passi dall’Aquila.

Ocre è situata nel cuore verde dell’Italia, circondata dai parchi più famosi del paese, tra cui lo spettacolare Parco del Gran Sasso, con il suo maestoso monte. Un paesaggio incontaminato, castelli, torri e borghi medievali: qui ogni attività sportiva, escursionistica o naturalistica comunica l’emozione profonda di una natura intatta. Le bellissime Grotte di Stiffe offrono un singolare spettacolo: quello del fiume sotterraneo che scorre per riemergere poi in superficie.

Il Monastero di S. Spirito, prezioso gioiello di architettura medievale e monumento nazionale, dopo anni di elaborato e sapiente restauro è oggi una residenza d’epoca di grande prestigio, luogo di ospitalità e cultura tra boschi, castelli e borghi, dove trascorrere un soggiorno in totale relax ed a contatto con la natura. Tutti gli spazi, interni ed esterni, sono stati ristrutturati secondo la destinazione d’uso che già i monaci cistercensi avevano stabilito. Le 12 stanze, ricavate dai dormitori al primo piano sono essenziali e confortevoli. Sono arredate con mobili in legno, tessuti naturali e dotate di servizi privati, televisore a colori e telefono. Sono a disposizione degli ospiti anche la biblioteca, internet point e wi-fi.

Il Monastero fu fondato nel 1222 dal Beato Placido da Roio, su un terreno donatogli dal conte Bernardo d’Ocre, entrò nell’ordine cistercense alla morte  del fondatore nel 1248 come dipendenza del monastero di S. Maria di Casanova.

Il Monastero occupa un’area rettangolare con alte mura perimetrali che lo isolano quasi completamente dal territorio circostante. All’interno si apre un cortile quadrangolare lungo i cui lati , secondo le norme cistercensi, sono situati la Chiesa, il refettorio, il dormitorio e la sala capitolare.

La facciata principale del Monastero ha solo cinque aperture: l’ingresso carraio con arco ogivale alla maniera borgognone, l’ingresso pedonale e tre eleganti bifore, una delle quali di spia piombatoio.

Nell’aula chiesastica e nella cappella – sacrestia sono presenti affreschi databili al XIII Sec. con scene della vita del Beato Placido e, nel presbiterio, resti, di pitture della fine del XVI secolo attribuiti a Paolo Mausonio.

Le 12 stanze ricavate dai dormitori al primo piano sono essenziali e confortevoli . sono arredate con mobili di legno, tessuti naturali e dotate di servizi privati, tv a colori e telefoni. Sono a disposizione degli ospiti la biblioteca, la sala benessere, internet point e wi-fi.

Gli ingredienti principali della cucina sono la memoria e l’identità perché essa si rifà a antiche e semplici ricette del luogo. La pasta è solo quella fatta in casa e la zuppa di legumi, ma solo quelli di stagione . La carne, i salumi e i formaggi sono quelli dei pascoli delle montagne. Il pane casareccio cotto in forno a legna. Gli ortaggi e la frutta di stagione. Il tartufo nero di Ocre, lo zafferano , il timo, la menta e la mentuccia. I dolci tipici sono le nocciole, le mandorle, le noci, la ricotta, le marmellate. Vini abruzzesi D.O.C., liquori e infusi aromatici di erbe e frutti di bosco.

…dove finisce il silenzio inizia a parlare la natura

ascoltala..

la sua voce non è clamore

è un soffio di vento tra gli alberi

uno sbattere di ali nel cielo

un ronzio di insetti

tra le pietre del monastero…

Un vasto territorio appartato e silente dove, tra le asprezze delle montagne e il brusio dei boschi, tra le strade millenarie, abbazie, fortezze, monasteri e straordinari borghi medioevali, si odono ancora i passi di popoli mitici che hanno reso unici questi luoghi. Ancora oggi questo lembo di terra offre al visitatore l’opportunità di un viaggio ricco di storia, ma anche ricco di storie affidate alla tradizione orale di vecchi quasi centenari, saggi e malinconici.

Un paesaggio dove, protetti da foreste intricate e intatte, posano il loro passo felpato i lupi, i cervi, le martore.

 

 

LINDOS (Antonella Giroldini)

Sopra uno sperone di roccia le mura della fortezza dei Cavalieri di Gerusalemme, arcigna cittadella sorta nell’area dell’antica acropoli. Più in basso il borgo , con le sue costruzioni bianche e le strette vie e ciottoli bianchi e neri a comporre caratteristici disegni ripetuti nei cortili delle case. Colori solari e luminosi , la splendida insenatura formata dall’Istmo, l’ampia e riparata spiaggia, le dimensioni meno invadenti di alberghi e strutture per le vacanze hanno contribuito a promuovere Lindos come la più elegante ed esclusiva tra le mete turistiche dell’isole.

In Veliero alla volta dell’Asinara

In barca a vela

Con barca a vela privata si può accedere all’Area Marina Protetta (con navigazione esclusivamente a vela) e ormeggiare presso uno dei tanti campi boa, con preventiva comunicazione all’operatore Cormorano Marina (anche VHF). Dopo l’ormeggio alla boa si può sbarcare, con uso di piccoli tender, fino al molo più vicino. Munirsi di carte nautiche e fare attenzione a non navigare in zona A, indicata da segnali e boe di colore giallo.

Più facilmente, si puo’ anche noleggiare una barca charter a vela o un catamarano, che consente di navigare nelle acque dell’Area marina e di effettuare brevi soste di visita nei tre approdi dell’isola.

CALASCIO E ROCCA CALASCIO (Antonella Giroldini)

Al margine di Campo Imperatore, Calascio offre un bel panorama sulla piana di Navelli e sul Sirente. Nel centro storico, tra scalinate, stradette selciate e qualche vecchio edificio crollato per il sisma del 2009, meritano una visita la cinquecentesca parrocchiale di S. Nicla, con tele, affreschi e statue barocche, e il convento di S. Maria dei Cinquecento, una tela del Bedeschini e un ciborio settecentesco in legno, Dal paese , una stradina sale al borgo di Rocca Calascio, abbandonato nel dopoguerra e oggi in via di recupero. Alla sommità sono gli imponenti resti della rocca, tra i monumenti più noti dell’Abruzzo. Fondata intorno al mille , è stata dotata alla fine del XV secolo di quattro poderose torri cilindriche.

Minorca (Antonella Giroldini)

8_ Minorca

Potendo starsene seduti sul non vertiginoso monte Toro, il più alto e miglior punto d’osservazione dell’isola, Minorca apparirebbe in tutta la sua bellezza : seconda delle isole Baleari, di fronte al golfo di Valencia, coronata da una ventina di isolotti disabitati, la sua piana è appena increspata da lievi ondulazioni verso nord, dove le coste sono accidentate , con insenature strette e profonde .

Forse per contraddire ancora una volta Maiorca , forse per predisposizione culturale, il turismo a Minorca è considerato un fenomeno inevitabile, una specie di antibiotico per curare una crisi economica che poteva diventare strutturale : qui gli insediamenti storici sono stati preservati e l’edilizia per il turismo è stata confinata su alcuni tratti di costa, dove sorgono ” urbanizaciones” confortevoli ma vagamente simili alle piramidi babilonesi.

SANTO STEFANO DI SESSANIO (Antonella Giroldini)

Per integrità del suo aspetto e la fusione con il contesto paesaggistico, il paese è il più interessante tra i borghi del versante meridionale del Gran Sasso. Rimasto abbandonato per decenni, è stato restaurato e riconvertito come turistico e alberghiero. Molti segni lasciati dai Medici, che per due secoli possedettero il borgo e l’intera baronia di Carapelle, dove fecero fiorire i commerci della lana. Lasciata l’auto nella parte bassa, si osserva la parrocchiale di S. Stefano, che conserva una statua lignea del santo e della Madonna in terracotta del XVI seclo, si supera una porta ad arco ogivale con stemma dei Medici e ci si infila tra le case in pietra addossate le une alle altre, collegate da paesaggi voltati e stradine lastricate. Si incontrano un palazzetto quattro – cinquecentesco coronato da una loggia e la chiesa di S. Maria in Ruvo. Dominava il centro il torrione merlato, simbolo del paese , crollato per il sisma. A nord dell’abitato è il santuario della Madonna delle Grazie, affacciato su un laghetto rotondo, reso irriconoscibile dal crollo del portichetto.

 

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