Aperitivo ARCHEOLOGICO BARBARICO (di Antonella Giroldini )

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Gironzolando su internet scopriamo una pagina interessante, si organizzano aperitivi in siti archeologici minori e poco conosciuti a Roma.

La cosa ci incuriosisce e decidiamo  di partecipare a quello che si terrà domenica 8 marzo 2015.  Il costo dell’aperitivo è di € 20 che per la visita guidata al “MUSEO NAZIONALE DELL’ALTO MEDIOEVO” non ci sembra per nulla esoso.

Siamo accolti dall’organizzatore che ci saluta e ci spiega quale sia la logica con cui ha deciso di intraprendere questa ingegnosa iniziativa. L’idea è quella di veicolare la cultura accostandola a qualcosa di piacevole come un aperitivo. Condivido in pieno questo spirito e trovo davvero interessante il modo in cui  la ragazza che ci accompagna ci descrive la vita quotidiana e le battaglie dei popoli barbarici.

La nostra guida spesso ci ripete che dobbiamo imparare ad aprirci al diverso… ed ha ragione! Infondo anche quelli che i romani chiamavano barbari non sono altro che nostri antenati …

La visita si conclude con una meraviglia che possiamo vedere inaspettatamente : L’Aula .

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A Ostia Antica, al di fuori di Porta Marina, tra il 1959 e il 1966, venne portata alla luce una ricca dimora scenograficamente collocata sul mare. Al suo interno fu scoperta una grande aula con esedra, ornata interamente con tarsie marmoree di diversi colori (opus sectile). Le pareti della sala furono decorate a zone sovrapposte: specchiature geometriche, un ricco fregio floreale, pannelli con animali in lotta e motivi architettonici. Un elemento originale dell’opus sectile è la presenza di due tratti maschili che possono essere interpretati come il filosofo/maestro e il suo allievo. L’effetto monumentale dell’aula fu enfatizzato dal grande pavimento con motivi e stelle, ottagoni e cerchi.

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Il soffitto era decorato da una pasta vitrea verde e azzurra con tralci di vite ricoperti di foglia d’oro. Il motivo del pergolato sul fondo azzurro del cielo suggerisce la destinazione dell’esedra come zona conviviale.

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Lo scavo ha rivelato che la decorazione non era terminato al momento del crollo dell’edificio: il piano di calpestio, infatti, era occupata da materiale di cantiere, le formelle del pavimento erano predisposte ma non ancora messe in opera , le pareti erano prive della zoccolatura. La datazione dell’opera si colloca tra la fine del IV e l’inizio del V sec d.C., come dimostra una moneta in bronzo dell’imperatore Massimo (383 -388 d.C.), fortunatamente rinvenuta nella malta di allettamento di uno dei pannelli con il leone.

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Grazie all’imponente opera di restauro e integrazione, si ha la sensazione di entrare nella sala antica percependone lo splendore e la monumentalità originale.

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IL MUSEO NAZIONALE DELL’ALTO MEDIOEVO – Via Lincoln 3 – EUR oo144 – Roma

ORARI DI APERTURA:

Lunedi: chiuso

Mercoledì – Giovedì – Domenica : 9.00 – 19.30

Venerdì e Sabato: 9.00 – 14.00

Chiudiamo la serata con un aperitivo ispirato alle ricette di Vinidario, il compilatore di una breve collezione di ricette culinarie: gli Excerpta Vinidarii, preservate in un singolo manoscritto unicale del V secolo d. C. e presentati come ricette di Marco Gavio Apicio.  Di questo autore non si sa nulla. Probabilmente era un goto.

SARDAS : sardine, uova, prezzemolo, origano, uvetta, pinoli, sale, pepe;

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LEGUMI E COTENNA: fagioli con occhio, rosmarino, cotica, porro, senape, sale, pepe;

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COUS COUS BERBERO: cous cous, melanzane, cipolla, carote, ceci, brodo vegetale, cannella;

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PORCELLUM CORIANDRATUM : carne di maiale, cipolla, uva passa, pinoli, origano, olio, aceto, miele, coriandolo, pepe;

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LAWZINAJ: pasta sfoglia, zucca, mandorla, zucchero, acqua di rose, uovo;

BIRRA LONGOBARDA: birra, miele, rosmarino, ginepro

MUSEO DEL CINEMA DI TORINO ( Antonella Giroldini)

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Il Museo Nazionale del Cinema, tra i più importanti al mondo per la ricchezza delle collezioni, ha sede all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo della Città di Torino.  L’edificio è opera dell’architetto Alessandro Antonelli, concepita originariamente come sinagoga, venne iniziata nel 1863 e acquisita nel 1878dal Comune di Torino per farne un monumento all’unità nazionale. Ultimato nel 1889 era, con i suoi 167 metri e mezzo di altezza, l’edificio in muratura più alto d’Europa.

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Ciò che rende davvero unico il museo è la peculiarità del suo allestimento, sviluppato a spirale verso l’alto e articolato su più livelli espositivi, che investe il visitatore di continui e inattesi stimoli visivi e uditivi, proprio come capita quando si assiste alla proiezione di un film capace di coinvolgere ed emozionare.

In una cornice di scenografie, proiezioni e giochi di luce, arricchita dall’esposizione di fotografie, bozzetti e oggetti, i percorsi di visita danno vita a una presentazione spettacolare e consentono di scoprire in prima persona i segreti nascosti dietro la macchina da presa e le fasi che precedono la proiezione del film . Il museo racchiude e illustra tutta la storia del cinema in un itinerario fantastico e interattivo : dal teatro d’ombre e le prime affascinanti lanterne magiche che hanno costituito la preistoria della ” settima arte” , ai più spettacolari effetti speciali dei nostri giorni.

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Cuore del museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema, dalla quale si accede alla Rampa Elicoidale che si snoda come una pellicola lungo le pareti dell’edificio ed è sede delle mostre temporanee. Contribuisce ad aumentare il fascino della visita la salita con l’Ascensore Panoramico che attraversa le aree espositive e la cupola per raggiungere la terrazza panoramica che si trova a 85 metri d’altezza; di li si può ammirare la vista dall’alto della città e l’arco alpino che la circonda.  L’ascensore venne messo in funzione nel 1961 in occasione della celebrazione del centenario dell’Unità d’Italia. Fu rinnovato nel 1999.

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Archeologia del Cinema ( Primo livello) – A metà dello scalone si accende al piano dedicato all’Archeologia del Cinema dove si possono visitare le otto sale tematiche per sperimentare in prima persona gli spettacoli ottici e i dispositivi che hanno segnato alcune tappe fondamentali per la nascita del cinema. Per conoscere il funzionamento degli apparecchi e scoprire i principi tecnici, si possono toccare ed esplorare con le mani i modelli visivo – tattili. E’ possibile percorrere la lunga sequenza di vetrine per ammirare la preziosa collezione del Museo Nazionale del Cinema e soffermarsi davanti ai video per scoprire i tesori conservati nei depositi.

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Aula del Tempio ( Secondo livello) – Cuore spettacolare del Museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema : l’animazione, il cinema dell’assurdo, l’horror e il fantastico, il cinema degli specchi , i western il musical, la fantascienza, il cinema sperimentale e quella familiare, i melodrammi di amore e morte, il 3D. Infine, un’area dedicata al capolavoro del cinema muto italiano – Cabiria di Giovanni Pastore – e una Torino Città del Cinema.

Seduti sulla chaises longues si può inoltre assistere alla proiezione di tre film di montaggio, proiettati su schermi giganti : il primo è una selezione di immagini narrative e documentarie dedicate alla grande stagione del cinema muto torinese, gli altri due sono stati realizzati da Gianni Amelio con le migliori sequenze di ballo tratte dalla storia del cinema italiano (Ballabile in bianco e nero e Ballabile a colori).  A intervalli regolari, le proiezioni si interrompono per consentire un breve e suggestivo spettacolo di son et lumiere sulle pareti della cupola.

Macchina del Cinema (Terzo livello) –  è l’area espositiva dedicata alle diverse componenti e fasi dell’industria del film : la produzione, con un omaggio a una tra le più celebri case di produzione italiane, la Titanus , la regia , la sceneggiatura, gli attori e lo star system, i costumi di scena, la scenografia , gli storyboard, la sala cinematografica. Inattese scenografie , documenti di produzione , oggetti di scena, fotografie, bozzetti e montaggi di celebri sequenze, scandiscono il percorso di visita. Un video, appositamente realizzato da Davide Ferrario, introduce il visitatore ai segreti della fabbricazione di un film e alla scoperta del linguaggio cinematografico : le riprese, l’illuminazione, il montaggio, il sonoro, gli effetti speciali.

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Galleria dei Manifesti ( Quarto livello) – dalla Macchina del Cinema si accede alla Galleria dei Manifesti. Disposti in una serie di schemi fantasmagorici e colorati, di diversa grandezza, i manifesti ripercorrono la storia del cinema, i film e gli autori più rilevanti e illustrano l’evoluzione del gusto figurativo, della grafica e della cartellonistica pubblicitaria.

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Rampa Elicoidale ( Mostre Temporanee) – dall’aula del tempio si accede alla rampa che, come una pellicola su srotola a salire verso la cupola. E’ sede delle mostre temporanee e permette di ammirare dall’alto l’aula del tempio in una visione spettacolare e mozzafiato.

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TAMARA DE LEMPICKA – TORINO PALAZZO CHIABLESE ( dal 19 marzo al 30 agosto 2015) di Antonella Giroldini

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Questo week end Torino e la mostra organizzata al Polo Reale – Palazzo Chiablese ( Piazzetta Reale ) è stata davvero una piacevole sorpesea.

Le circa 100 opere espose si possono ammirare circa 100 opere in un percorso tematico che permette di conoscere nuovi aspetti della sua arte, in un percorso tematico per far conoscere nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico. L’esposizione è curata da Gioia Mori, promossa del comune di Torino e prodotta da 24 Ore Cultura.

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La bellezza di Tamara de Lempicka, l’eleganza che l’ha sempre contraddistinta, la sua vita mondana e romanzesca la rendono ancor oggi l’affascinante simbolo di un’epoca, una sorta di icona del lusso e dello charme; come pittrice Tamara è stata alunna di Maurice Denis e André Lothe – due artisti molto diversi, l’uno vicino ai Nabis, l’altro di formazione cubista. Da loro la pittrice eredita l’idea di arte come stile e come ornamento, come ricerca della perfezione estetica, frutto della ragione.

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Le figure ritratte da Tamara sono imponenti, monumentali, icone di un preciso momento storico eppure astratte da ogni riferimento temporale, assolute e possenti come statue antiche. Soprattutto nei nudi (tutti femminili, con qualche eccezione in Adamo ed Eva del 1932, e Nudo maschile (colletion Yves et Françoise Plantin) quest’ultimo in mostra.).

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Fin dagli esordi il suo interesse è rivolto all’arte del ritratto, che le permette di raffigurare i principali esponenti del bel mondo cittadino, creando immagini che sono diventate simbolo di un’epoca. Lo stile di Tamara trae origine dalla ricerca cubista ma risente profondamente anche della tradizione e, in linea con le nuove tendenze, della lezione di Ingres: un’ondata di classicismo percorre in questi anni la scena artistica europea, propagandosi attraverso l’opera e gli scritti di personaggi quali Severini, de Chirico e dello stesso Apollinaire.

 Tamara nasce nel 1898, a Varsavia, da Malvina Decler e da Boris Gorski, avvocato: il cognome de Lempcka lo erediterà dal suo primo marito. Trascorre l’infanzia a san Pietroburgo, Karisbd, Marienbad e Montecarlo. Ragazzina vivace e curiosa, segue la nonna in Italia dove ha l’occasione di visitare i musei di Firenze, Roma e Venezia, appassionandosi all’arte. Fin da giovane si distingue per i suoi atteggiamenti stravaganti: quando si innamora di Tadeusz Lempicki, suo futuro marito, gli si presenta a una festa vestita da contadina polacca, con un’oca al guinzaglio. Tadeusz è coinvolto nella controrivoluzione, e negli anni della Rivoluzione è costretto a trasferirsi a Parigi. In Francia Tamara ha modo di liberare:

La sua prima apparizione è al Salon d’Automne del 1922. Nel 1927 Tadeusz Lempicki, dal quale la pittrice ha avuto una figlia Kizette, parte per la Polonia.

Qui conoscerà un’altra donna e lascerà Tamara: non gli è facile sopportare gli atteggiamenti disinibiti della moglie, che si è fatta conoscere da tutta Parigi per la propria personalità. Tamara accoglie con disprezzo la fuga del marito e si vendica lasciando incompiuto il suo ritratto nella mano sinistra, mano della fede.

Mentre la sua carriera procede brillantemente, continua a frequentare l’alta società; tra i suoi numerosi corteggiatori (e corteggiatrici) c’è Gabriele D’Annunzio, del quale sarà ospite al Vittoriale. Nonostante la nomea di rubacuori del poeta, Tamara saprà resistergli, preferendogli un nobile, il barone Kuffner, che sposerà nel 1933. Alla fine degli anni trenta comincia il suo lento declino: Tamara soffre di crisi depressive, cerca conforto da uno psichiatra (che ritrarrà come Sant’Antonio): continua a dipingere e a esporre, ma già nel 1943 le si presentano i primi sintomi di arteriosclerosi. In vecchiaia si trasferisce a Houston, e in seguito a Cuernavaca, in Messico. La sua morte, nel 1980, le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatepeti.

Ad accogliere il visitatore, nella bella mostra torinese, è la Ragazza in verde, eccezionale prestito del Pompidou di Parigi, il quadro decreta il pieno riconoscimento ufficiale, acquistato nel 1932 dallo Stato francese per essere esposto nella sezione polacca del rinnovato Jeu de Paume.

Il percorso si apre con la sezione I mondi di Tamara de Limpicka: un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della sua morte a Cuernavaca.

I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica: dagli acquarelli del periodo russo, alla ritrattistica degli anni Venti realizzata nei suoi ateliers parigini, alle opere dipinte a Beverly Hills nella grande villa coloniale di King Vidor progettata dall’architetto Fallace Neff.

La seconda sezione, Madame la Baroness, Modern medievalist, prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parla del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte. Tra le opere esposte,

La conchiglia uno straordinario trompe-l’oeil del 1941.

La terza sezione, The Artist’s Daughhter (titolo di un articolo americano del 1929), presenta quei dipinti che le porteranno i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone, e la Comunicanda, prestiti del Pompidou e del Museo Roubaix.

Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”: Madonne e santi, sono dipinti riuniti nella quarta sezione Sacre Visioni.

La quinta sezione, Dandy déco, racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda, nato già nel 1921 quando faceva l’illustratrice per alcune prestigiose riviste.

Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Pierrot con calle del 1931-1932. La ricchissima sezione della moda presenta anche le foto realizzate per una attività parallela svolta dall’artista fin dagli anni Trenta: quella di indossatrice, immortalata dai massimi fotografi di moda, da d’Ora a Joffé a Maywald.

Nella sesta sezione, Scandalosa Tamara, si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquarello, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca.

La settima sezione – Le visioni amorose – racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafala, Nudo con vele. Per la prima volta viene esposta anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino.

Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï che rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.

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INFORMAZIONI TECNICHE

Sede Palazzo Chiablese, piazza Castello, Torino

Periodo 19 marzo – 30 agosto 2015

Orari LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Infoline 011.0240113
http://www.mostratamara.it
Prenotazioni: http://www.ticket.it/tamara

INGRESSO ALLA MOSTRA
€ 13,00 INTERO (audioguida esclusa)
€ 11,00 RIDOTTO (audioguida esclusa)

da giovedì 19 Marzo a domenica 30 agosto 2015
Torino (Torino)
Palazzo Chiablese
Piazza San Giovanni, 2
LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
ingresso a pagamento
€ 13,00 intero, € 11 ridotto
Info. 011 0240113
(clicca per ingrandire)
WEB
http://www.mostratamara.it

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Nascita del Guggenheim di Bilbao (di Antonella Giroldini)

Nascita del Guggenheim di Bilbao

Allo scopo di rivitalizzare Bilbao in seguito al collasso del suo settore industriale negli anno ’80, agli inizi del 1991 le Istituzioni Basche si rivolsero alla Fondazione Guggenheim con l’idea di creare un consorzio in grado di fondare un museo d’arte contemporanea in collaborazione con il prestigioso ente newyorkese.

La semplice presenza del Guggenheim agirà, infatti, da causa detonante della trasformazione di Bilbao e del recupero della zona ria, il braccio di mare che penetra nell’estuario del fiume. In pochi anni intorno al museo saranno costruiti molti edifici e molte strutture rappresentative.

Fin dalla sua inaugurazione nel 1997 il capolavoro di Frank O. Gehry è diventato il motore della trasformazione economica e sociale di Bilbao e un importante punto di riferimento per gli architetti, che ammirano l’accostamento apparentemente caotico di forme curve che rendono il Guggenheim Bilbao una vera e propria scultura architettonica.

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Il museo ha una struttura rivoluzionaria che permette di ammirare le opere d’arte seguendo un ordine libero , fluido e intuitivo. Rientra appieno nella filosofia architettonica del suo autore : fonde infatti criteri scultorei e criteri funzionali.

L’edificio ha un perimetro completamente percorribile.

La piazza Jose Maria Aguirre occupa parte di una piattaforma rettangolare che si protende come un grande terrazza dalla facciata meridionale del Guggenheim Bilbao fino al viale Mazzedo. L’area svolge due evidenti funzioni: da una parte è l’anticamera del museo, la zona di collegamento tra il museo e la città , e dall’altra parte è come un grande atrio – un ambiente di distribuzione che accompagna i vari luoghi dell’area museale.

image003Accessibile dalla piazza, l’entrata principale del museo consiste discendente: si tratta di una caratteristica che distingue il Guggenheim dai musei tradizionali , a cui di solito si accede tramite scale ascendenti che trasmettono potere e grandezza . Nel caso del Guggenheim Bilbao la sua posizione presso la ria offriva indubbi vantaggi scenografici.

image005l’architetto ha progettato una scalinata discendente dalla piazza , a forma di anfiteatro per compensare la mancanza di monumentalità.

image007In omaggio ai lavoratori portuali che hanno fatto la storia della città di Bilbao, l’architetto non ha, infatti, esitato a evocare forme navali su questo lato del museo con il lunghissimo profilo della sala.

La terrazza è una piattaforma romboidale che si estende dal perimetro esterno dell’atrio verso il lato artificiale del museo. Ideata come belvedere e come zona di riposo – permette di rilassarsi durante la visita al museo – è tuttavia parte dello spazio espositivo , dato che viene anch’essa utilizzata per esporre opere d’arte.

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L’architetto ha concepito un tipo di museo radicalmente innovativo, mirato a permettere ai visitatori di creare liberamente il proprio percorso senza itinerari prestabiliti. A tale scopo ha immaginato un atrio collegato direttamente a tutti gli spazi espositivi per cui i visitatori, dopo aver contemplato le opere esposte in una determinata ala, devono per forza passare dall’atrio per dirigersi verso un’altra area del museo.

Visitarlo è stato un sogno e desiderio per lungo tempo e poter visitare le sue sale e le sue opere una vera emozione!

A presto Paesi Baschi

Antonella Giroldini