BIENNALE DI VENEZIA 2013 – Pawel Althamer (Antonella Giroldini)

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Le sue sculture, i video e le performance indagano la fragilità del corpo umano, saggiando in molti casi il proprio.

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Alla biennale ha presentato Venetians, una nuova versione di  Almech, un’istallazione realizzata nel 2011 su commissione del Deutsche Guggenheim.

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Venetians è stata realizzata in collaborazione con l’azienda di piccoli prodotti plastici fondata dal padre dell’artista. Ha creato 80 sculture in scala reale che raffigurano alcuni abitanti di Venezia: i volti e le mani sono stati realizzati con calchi in gesso poi fusi in plastica e ricongiunti a corpi filiformi.

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Le statue finite, raggruppate come una folla di anime in perenne attesa, presentano un ritratto spettrale della città e riecheggiano l’affermazione : ” Rendersi conto che  il corpo è solo un veicolo dell’anima è una conquista importante”.

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APRILE 2015 – INAGURAZIONE DEL NUOVO MUSEO EGIZIO (Antonella Giroldini)

La visita al nuovo Museo Egizio è stata una vera e propria scoperta! Un Museo  moderno: spazi raddoppiati, audioguide anche in arabo. L’inaugurazione il 1° aprile Tablet per imparare a leggere i geroglifici, un logo senza più la scritta “Torino”, un percorso multimediale dedicato al Nilo. Il primo aprile il Museo.

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Passeggiando per le sale con in mano un tablet, si potranno tradurre in tempo reale i geroglifici che per millenni hanno celato tanti misteri.

Un logo senza più la scritta “Torino”, nuove tecnologie nello statuario ridisegnato dal premio Oscar Dante Ferretti, un percorso multimediale dedicato al Nilo.

Dopo cinque anni di lavori, il primo aprile il Museo Egizio di Torino inaugura i suoi nuovi e ampliati spazi espositivi.

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Secondo gli esperti è il più importante al mondo dopo quello del Cairo. Oltre 30mila reperti Nel museo sono ospitati più di 30mila reperti, che vanno dal paleolitico all’epoca copta, dunque fino al VI secolo d.C. Tra i pezzi più importanti la tomba di Kha e Merit, rinvenuta intatta nel 1906 nei pressi di Deir el-Medina dall’egittologo Ernesto Schiapparelli, il Canone Reale o Papiro di Torino e la Tomba di Maia, ricostruita nel museo. Una superficie espositiva raddoppiata Dal 1° aprile la nuova collezione del museo è distribuita su una superficie complessiva che passa da 6.400 a 10mila metri quadrati, su quattro piani, collegati da un sistema di scale mobili che ricreano un ideale percorso di risalita del Nilo, ideato dallo scenografo Dante Ferretti. Un percorso cronologico Un percorso museale cronologico che copre un arco temporale che va dal 4000 a.C. al 700 d.C.

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La duplice natura delle collezioni torinesi, in parte antiquarie e in parte archeologiche, è raccontata dalle sale sulla storia del Museo: una novità che risponde in modo puntuale alla domanda più frequente del pubblico: “Perché un Museo Egizio a Torino?”. Un’area tematica di grande impatto è poi la Galleria dei Sarcofagi, molti dei quali restaurati. Per il pubblico sarà come vivere un viaggio nel tempo e la visita si concluderà al piano terra fra le statue monumentali, nelle sale allestite dallo scenografo Dante Ferretti.

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Il museo diventa, inoltre, multimediale: i visitatori hanno la possibilità di seguire ogni reperto su tablet e smartphone. Poi un logo ridisegnato, una sorta di graffito con il geroglifico simbolo dell’acqua, anche per creare un legame tra i fiumi Nilo e Po, e l’introduzione delle audioguide in lingua araba. Per festeggiare l’inaugurazione, il 1° aprile l’ingresso al museo è gratuito, con apertura prolungata dalle 9 alle 24. La storia del Museo Il Regio Museo delle Antichità Egizie fu fondato nel 1824, in seguito all’acquisto da parte di Carlo Felice di Savoia di un gruppo di opere appartenenti a Bernardino Drovetti. Nel 1759 un appassionato egittologo di Padova, Vitaliano Donati, si recò in Egitto per effettuarvi scavi e ritrovò vari reperti, che furono inviati a Torino. All’inizio dell’800, dopo le campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l’occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8mila pezzi tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili. Alla fine dell’Ottocento il direttore del museo, Ernesto Schiaparelli, avviò nuove acquisizioni e si mise personalmente a condurre importanti campagne di scavi in Egitto. In questo modo, intorno agli anni Trenta del ‘900, la collezione arrivò a contare oltre 30mila pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell’Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.

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Un’area tematica di grande impatto è poi la Galleria dei Sarcofagi, molti dei quali restaurati. Per il pubblico sarà come vivere un viaggio nel tempo e la visita si concluderà al piano terra fra le statue monumentali, nelle sale allestite dallo scenografo Dante Ferretti. Un museo multimediale Il museo diventa, inoltre, multimediale: i visitatori hanno la possibilità di seguire ogni reperto su tablet e smartphone. Poi un logo ridisegnato, una sorta di graffito con il geroglifico simbolo dell’acqua, anche per creare un legame tra i fiumi Nilo e Po, e l’introduzione delle audioguide in lingua araba.

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Per festeggiare l’inaugurazione, il 1° aprile l’ingresso al museo è stata gratuita, con apertura prolungata dalle 9 alle 24.

BIENNALE DI VENEZIA 2013 – Phyllida Barlow (Antonella Giroldini)

IMG_0626Le sculture imponenti e instabili di Phyllida Barlow paiono simulare aspetti trascurati del paesaggio urbano – pile di macerie, ponteggi o mucchi di materiale di scarto – che l’artista reiventa servendosi di un arsenale degno di bricoleur. In opposizione alla sua formazione accademica adotta materiali economici e di recupero, con i quali da vita a oggetti biomorfi che ricordano le astrazioni più sensuali di scultori postminimalisti come Eva Hesse. Ha sviluppato una sorta di ecosistema artistico all’interno del quale ricicla e utilizza le sue sculture, smantellandole e riconfigurandole in nuove combinazioni.

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Molta della sua produzione consiste in sculture di grande formato, apparentemente precarie , che spesso l’artista adatta a ogni specifico ambiente espositivo per occupare lo spazio con ostacoli e intralci.

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l’invadenza di queste opere  – che pendono minacciosamente dal soffitto o compongono estrosi agglomerati disseminati negli spazi della mostra – monomuntalizza i detriti della vita contemporanea, che l’artista raccoglie, cataloga e trasforma.

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APERITIVO ARCHEOLOGICO – ANTICHE CASE ROMANE DEL CELIO (Antonella Giroldini)

 

 

1907413_828532917194966_4140406217215450083_nGironzolando su internet, troviamo un iniziativa molto interessante : la possibilità di prendere un aperitivo nelle case romane del Celio.

Decidiamo di partecipare. Il sito archeologico si trova dietro il Colosseo e già passeggiando per raggiungerlo ci troviamo di fronte ad un pezzettino di Roma molto bello.

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Siamo gruppi molto numerosi quindi iniziamo la nostra visita dalla parte esterna del sito con una descrizione del luogo in cui ci troviamo.

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Si tratta di un complesso abitativo, un “pezzo” di quartiere dell’Antica Roma, rimasto incredibilmente intatto!

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Oltre 400 mq di superficie calpestabile e COPERTA dove il tempo si è fermato a circa 2 millenni fa. Una ricca residenza romana di III secolo d.C. a prima vista! Ma camminando per gli oltre 15 ambienti millenari vi accorgerete come in realtà le “case romane” erano originariamente due: una pregiata domus con delle terme private al piano seminterrato (di I secolo d.C.) e una casa popolare antichissima (di II secolo d.C.) separate da una stradina tuttora percorribile.

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Nel III secolo d.C. qualcosa accadde quindi: un nuovo e ricchissimo proprietario unificò tutto il complesso in un’unica e prestigiosa domus. Una vera e propria villa lussuosissima.

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Si tratta di un complesso abitativo, un “pezzo” di quartiere dell’Antica Roma, rimasto incredibilmente intatto! Oltre 400 mq di superficie calpestabile e COPERTA dove il tempo si è fermato a circa 2 millenni fa. Una ricca residenza romana di III secolo d.C. a prima vista!

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Ma camminando per gli oltre 15 ambienti millenari vi accorgerete come in realtà le “case romane” erano originariamente due: una pregiata domus con delle terme private al piano seminterrato (di I secolo d.C.) e una casa popolare antichissima (di II secolo d.C.) separate da una stradina tuttora percorribile.

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Nel III secolo d.C. qualcosa accadde quindi: un nuovo e ricchissimo proprietario unificò tutto il complesso in un’unica e prestigiosa domus. Una vera e propria villa lussuosissima.

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…Stanze istoriate da meravigliosi affreschi di età tardo imperiale, immagini oniriche di Menadi danzanti, di miti e leggende impresse nello stucco ancora con colori sfavillanti. Il tutto in un gioco di luci soffuse a sottolineare e accarezzare sfumature e colori: un putto dipinto, una divinità seminuda, o il tratto della mano antica dell’artista nel ritrarre una scena di vendemmia.IMG_3259

Un’antologia dell’arte romana dal vivo. Quello che scoprirete è una piccola Pompei nel cuore di Roma (a 500 metri dal Colosseo) che la maggior parte dei romani stessi non ha mai visitato. Parliamo probabilmente del più importante sito archeologico a Roma per quel che riguarda l’edilizia privata degli antichi, “dove vivevano gli antichi romani?” chiedetevelo per un attimo.IMG_3265
Passeggiando vicino Villa Celimontana percorrerete una via che mantiene lo stesso assetto da 2000 anni: il Clivo di Scauro sormontato da suggestivi archi in mattoni di epoca rinascimentale. Un angolo di Roma  calmo, senza tempo, senza fretta…dove diverse epoche convivono insieme senza darsi fastidio.

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In questo angolo, in questa via si aprono le Case Romane del Celio. Situate proprio al piano terra della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Dotate di un soffitto, calde di inverno e fresche d’estate. Sembrano volere accogliervi per raccontarvi la loro storia. Una storia di proprietari di altri tempi, popolani, ricchi mercanti, nobili senatori, ma anche una storia cristiana, la storia dei Santi  Giovanni e Paolo. Due martiri cristiani che sarebbero stati trucidati e seppelliti nelle case stesse. E da qui l’origine di un culto martiriale che avrebbe portato di lì a poco alla fondazione della Chiesa al piano superiore. Proprio sopra le reliquie dei martiri. Ma qui stiamo raccontando già troppo, lasciamo la curiosità in sospeso e lasciamo in sospeso anche una domanda…perché delle case vecchie di quasi 2000 anni sono in uno stato di conservazione .

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Alla fine della visita ci viene servito un aperitivo con ricette dell’epoca:

MORETUM : pecorino, aglio, prezzemolo, olio.

EPITYRUM : olive nere tritate, semi di finocchio, coriandolo, olio.

ALITER PATINAM: uova, lattuga, menta, pepe, olio, sale.

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GARUM: salsa di soia, acciughe( da assaggiare accompagnandolo agli altri piatti).

PULLUS IN SALSA APICIANA: pollo, prugne, miele, alloro, aceto, olio.

PULS APICIANA ALLE FAVE: orzo, fave, cipolla, pecorino, coriandolo, cumino, sale.

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ALITER CICERA: ceci, cumino, miele, alloro, olio, sale.

SAVILLUM: semolino, uova, ricotta, miele, papavero

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Aperitivo ARCHEOLOGICO BARBARICO (di Antonella Giroldini )

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Gironzolando su internet scopriamo una pagina interessante, si organizzano aperitivi in siti archeologici minori e poco conosciuti a Roma.

La cosa ci incuriosisce e decidiamo  di partecipare a quello che si terrà domenica 8 marzo 2015.  Il costo dell’aperitivo è di € 20 che per la visita guidata al “MUSEO NAZIONALE DELL’ALTO MEDIOEVO” non ci sembra per nulla esoso.

Siamo accolti dall’organizzatore che ci saluta e ci spiega quale sia la logica con cui ha deciso di intraprendere questa ingegnosa iniziativa. L’idea è quella di veicolare la cultura accostandola a qualcosa di piacevole come un aperitivo. Condivido in pieno questo spirito e trovo davvero interessante il modo in cui  la ragazza che ci accompagna ci descrive la vita quotidiana e le battaglie dei popoli barbarici.

La nostra guida spesso ci ripete che dobbiamo imparare ad aprirci al diverso… ed ha ragione! Infondo anche quelli che i romani chiamavano barbari non sono altro che nostri antenati …

La visita si conclude con una meraviglia che possiamo vedere inaspettatamente : L’Aula .

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A Ostia Antica, al di fuori di Porta Marina, tra il 1959 e il 1966, venne portata alla luce una ricca dimora scenograficamente collocata sul mare. Al suo interno fu scoperta una grande aula con esedra, ornata interamente con tarsie marmoree di diversi colori (opus sectile). Le pareti della sala furono decorate a zone sovrapposte: specchiature geometriche, un ricco fregio floreale, pannelli con animali in lotta e motivi architettonici. Un elemento originale dell’opus sectile è la presenza di due tratti maschili che possono essere interpretati come il filosofo/maestro e il suo allievo. L’effetto monumentale dell’aula fu enfatizzato dal grande pavimento con motivi e stelle, ottagoni e cerchi.

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Il soffitto era decorato da una pasta vitrea verde e azzurra con tralci di vite ricoperti di foglia d’oro. Il motivo del pergolato sul fondo azzurro del cielo suggerisce la destinazione dell’esedra come zona conviviale.

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Lo scavo ha rivelato che la decorazione non era terminato al momento del crollo dell’edificio: il piano di calpestio, infatti, era occupata da materiale di cantiere, le formelle del pavimento erano predisposte ma non ancora messe in opera , le pareti erano prive della zoccolatura. La datazione dell’opera si colloca tra la fine del IV e l’inizio del V sec d.C., come dimostra una moneta in bronzo dell’imperatore Massimo (383 -388 d.C.), fortunatamente rinvenuta nella malta di allettamento di uno dei pannelli con il leone.

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Grazie all’imponente opera di restauro e integrazione, si ha la sensazione di entrare nella sala antica percependone lo splendore e la monumentalità originale.

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IL MUSEO NAZIONALE DELL’ALTO MEDIOEVO – Via Lincoln 3 – EUR oo144 – Roma

ORARI DI APERTURA:

Lunedi: chiuso

Mercoledì – Giovedì – Domenica : 9.00 – 19.30

Venerdì e Sabato: 9.00 – 14.00

Chiudiamo la serata con un aperitivo ispirato alle ricette di Vinidario, il compilatore di una breve collezione di ricette culinarie: gli Excerpta Vinidarii, preservate in un singolo manoscritto unicale del V secolo d. C. e presentati come ricette di Marco Gavio Apicio.  Di questo autore non si sa nulla. Probabilmente era un goto.

SARDAS : sardine, uova, prezzemolo, origano, uvetta, pinoli, sale, pepe;

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LEGUMI E COTENNA: fagioli con occhio, rosmarino, cotica, porro, senape, sale, pepe;

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COUS COUS BERBERO: cous cous, melanzane, cipolla, carote, ceci, brodo vegetale, cannella;

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PORCELLUM CORIANDRATUM : carne di maiale, cipolla, uva passa, pinoli, origano, olio, aceto, miele, coriandolo, pepe;

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LAWZINAJ: pasta sfoglia, zucca, mandorla, zucchero, acqua di rose, uovo;

BIRRA LONGOBARDA: birra, miele, rosmarino, ginepro

MUSEO DEL CINEMA DI TORINO ( Antonella Giroldini)

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Il Museo Nazionale del Cinema, tra i più importanti al mondo per la ricchezza delle collezioni, ha sede all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo della Città di Torino.  L’edificio è opera dell’architetto Alessandro Antonelli, concepita originariamente come sinagoga, venne iniziata nel 1863 e acquisita nel 1878dal Comune di Torino per farne un monumento all’unità nazionale. Ultimato nel 1889 era, con i suoi 167 metri e mezzo di altezza, l’edificio in muratura più alto d’Europa.

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Ciò che rende davvero unico il museo è la peculiarità del suo allestimento, sviluppato a spirale verso l’alto e articolato su più livelli espositivi, che investe il visitatore di continui e inattesi stimoli visivi e uditivi, proprio come capita quando si assiste alla proiezione di un film capace di coinvolgere ed emozionare.

In una cornice di scenografie, proiezioni e giochi di luce, arricchita dall’esposizione di fotografie, bozzetti e oggetti, i percorsi di visita danno vita a una presentazione spettacolare e consentono di scoprire in prima persona i segreti nascosti dietro la macchina da presa e le fasi che precedono la proiezione del film . Il museo racchiude e illustra tutta la storia del cinema in un itinerario fantastico e interattivo : dal teatro d’ombre e le prime affascinanti lanterne magiche che hanno costituito la preistoria della ” settima arte” , ai più spettacolari effetti speciali dei nostri giorni.

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Cuore del museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema, dalla quale si accede alla Rampa Elicoidale che si snoda come una pellicola lungo le pareti dell’edificio ed è sede delle mostre temporanee. Contribuisce ad aumentare il fascino della visita la salita con l’Ascensore Panoramico che attraversa le aree espositive e la cupola per raggiungere la terrazza panoramica che si trova a 85 metri d’altezza; di li si può ammirare la vista dall’alto della città e l’arco alpino che la circonda.  L’ascensore venne messo in funzione nel 1961 in occasione della celebrazione del centenario dell’Unità d’Italia. Fu rinnovato nel 1999.

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Archeologia del Cinema ( Primo livello) – A metà dello scalone si accende al piano dedicato all’Archeologia del Cinema dove si possono visitare le otto sale tematiche per sperimentare in prima persona gli spettacoli ottici e i dispositivi che hanno segnato alcune tappe fondamentali per la nascita del cinema. Per conoscere il funzionamento degli apparecchi e scoprire i principi tecnici, si possono toccare ed esplorare con le mani i modelli visivo – tattili. E’ possibile percorrere la lunga sequenza di vetrine per ammirare la preziosa collezione del Museo Nazionale del Cinema e soffermarsi davanti ai video per scoprire i tesori conservati nei depositi.

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Aula del Tempio ( Secondo livello) – Cuore spettacolare del Museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema : l’animazione, il cinema dell’assurdo, l’horror e il fantastico, il cinema degli specchi , i western il musical, la fantascienza, il cinema sperimentale e quella familiare, i melodrammi di amore e morte, il 3D. Infine, un’area dedicata al capolavoro del cinema muto italiano – Cabiria di Giovanni Pastore – e una Torino Città del Cinema.

Seduti sulla chaises longues si può inoltre assistere alla proiezione di tre film di montaggio, proiettati su schermi giganti : il primo è una selezione di immagini narrative e documentarie dedicate alla grande stagione del cinema muto torinese, gli altri due sono stati realizzati da Gianni Amelio con le migliori sequenze di ballo tratte dalla storia del cinema italiano (Ballabile in bianco e nero e Ballabile a colori).  A intervalli regolari, le proiezioni si interrompono per consentire un breve e suggestivo spettacolo di son et lumiere sulle pareti della cupola.

Macchina del Cinema (Terzo livello) –  è l’area espositiva dedicata alle diverse componenti e fasi dell’industria del film : la produzione, con un omaggio a una tra le più celebri case di produzione italiane, la Titanus , la regia , la sceneggiatura, gli attori e lo star system, i costumi di scena, la scenografia , gli storyboard, la sala cinematografica. Inattese scenografie , documenti di produzione , oggetti di scena, fotografie, bozzetti e montaggi di celebri sequenze, scandiscono il percorso di visita. Un video, appositamente realizzato da Davide Ferrario, introduce il visitatore ai segreti della fabbricazione di un film e alla scoperta del linguaggio cinematografico : le riprese, l’illuminazione, il montaggio, il sonoro, gli effetti speciali.

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Galleria dei Manifesti ( Quarto livello) – dalla Macchina del Cinema si accede alla Galleria dei Manifesti. Disposti in una serie di schemi fantasmagorici e colorati, di diversa grandezza, i manifesti ripercorrono la storia del cinema, i film e gli autori più rilevanti e illustrano l’evoluzione del gusto figurativo, della grafica e della cartellonistica pubblicitaria.

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Rampa Elicoidale ( Mostre Temporanee) – dall’aula del tempio si accede alla rampa che, come una pellicola su srotola a salire verso la cupola. E’ sede delle mostre temporanee e permette di ammirare dall’alto l’aula del tempio in una visione spettacolare e mozzafiato.

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TAMARA DE LEMPICKA – TORINO PALAZZO CHIABLESE ( dal 19 marzo al 30 agosto 2015) di Antonella Giroldini

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Questo week end Torino e la mostra organizzata al Polo Reale – Palazzo Chiablese ( Piazzetta Reale ) è stata davvero una piacevole sorpesea.

Le circa 100 opere espose si possono ammirare circa 100 opere in un percorso tematico che permette di conoscere nuovi aspetti della sua arte, in un percorso tematico per far conoscere nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico. L’esposizione è curata da Gioia Mori, promossa del comune di Torino e prodotta da 24 Ore Cultura.

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La bellezza di Tamara de Lempicka, l’eleganza che l’ha sempre contraddistinta, la sua vita mondana e romanzesca la rendono ancor oggi l’affascinante simbolo di un’epoca, una sorta di icona del lusso e dello charme; come pittrice Tamara è stata alunna di Maurice Denis e André Lothe – due artisti molto diversi, l’uno vicino ai Nabis, l’altro di formazione cubista. Da loro la pittrice eredita l’idea di arte come stile e come ornamento, come ricerca della perfezione estetica, frutto della ragione.

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Le figure ritratte da Tamara sono imponenti, monumentali, icone di un preciso momento storico eppure astratte da ogni riferimento temporale, assolute e possenti come statue antiche. Soprattutto nei nudi (tutti femminili, con qualche eccezione in Adamo ed Eva del 1932, e Nudo maschile (colletion Yves et Françoise Plantin) quest’ultimo in mostra.).

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Fin dagli esordi il suo interesse è rivolto all’arte del ritratto, che le permette di raffigurare i principali esponenti del bel mondo cittadino, creando immagini che sono diventate simbolo di un’epoca. Lo stile di Tamara trae origine dalla ricerca cubista ma risente profondamente anche della tradizione e, in linea con le nuove tendenze, della lezione di Ingres: un’ondata di classicismo percorre in questi anni la scena artistica europea, propagandosi attraverso l’opera e gli scritti di personaggi quali Severini, de Chirico e dello stesso Apollinaire.

 Tamara nasce nel 1898, a Varsavia, da Malvina Decler e da Boris Gorski, avvocato: il cognome de Lempcka lo erediterà dal suo primo marito. Trascorre l’infanzia a san Pietroburgo, Karisbd, Marienbad e Montecarlo. Ragazzina vivace e curiosa, segue la nonna in Italia dove ha l’occasione di visitare i musei di Firenze, Roma e Venezia, appassionandosi all’arte. Fin da giovane si distingue per i suoi atteggiamenti stravaganti: quando si innamora di Tadeusz Lempicki, suo futuro marito, gli si presenta a una festa vestita da contadina polacca, con un’oca al guinzaglio. Tadeusz è coinvolto nella controrivoluzione, e negli anni della Rivoluzione è costretto a trasferirsi a Parigi. In Francia Tamara ha modo di liberare:

La sua prima apparizione è al Salon d’Automne del 1922. Nel 1927 Tadeusz Lempicki, dal quale la pittrice ha avuto una figlia Kizette, parte per la Polonia.

Qui conoscerà un’altra donna e lascerà Tamara: non gli è facile sopportare gli atteggiamenti disinibiti della moglie, che si è fatta conoscere da tutta Parigi per la propria personalità. Tamara accoglie con disprezzo la fuga del marito e si vendica lasciando incompiuto il suo ritratto nella mano sinistra, mano della fede.

Mentre la sua carriera procede brillantemente, continua a frequentare l’alta società; tra i suoi numerosi corteggiatori (e corteggiatrici) c’è Gabriele D’Annunzio, del quale sarà ospite al Vittoriale. Nonostante la nomea di rubacuori del poeta, Tamara saprà resistergli, preferendogli un nobile, il barone Kuffner, che sposerà nel 1933. Alla fine degli anni trenta comincia il suo lento declino: Tamara soffre di crisi depressive, cerca conforto da uno psichiatra (che ritrarrà come Sant’Antonio): continua a dipingere e a esporre, ma già nel 1943 le si presentano i primi sintomi di arteriosclerosi. In vecchiaia si trasferisce a Houston, e in seguito a Cuernavaca, in Messico. La sua morte, nel 1980, le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatepeti.

Ad accogliere il visitatore, nella bella mostra torinese, è la Ragazza in verde, eccezionale prestito del Pompidou di Parigi, il quadro decreta il pieno riconoscimento ufficiale, acquistato nel 1932 dallo Stato francese per essere esposto nella sezione polacca del rinnovato Jeu de Paume.

Il percorso si apre con la sezione I mondi di Tamara de Limpicka: un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della sua morte a Cuernavaca.

I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica: dagli acquarelli del periodo russo, alla ritrattistica degli anni Venti realizzata nei suoi ateliers parigini, alle opere dipinte a Beverly Hills nella grande villa coloniale di King Vidor progettata dall’architetto Fallace Neff.

La seconda sezione, Madame la Baroness, Modern medievalist, prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parla del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte. Tra le opere esposte,

La conchiglia uno straordinario trompe-l’oeil del 1941.

La terza sezione, The Artist’s Daughhter (titolo di un articolo americano del 1929), presenta quei dipinti che le porteranno i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone, e la Comunicanda, prestiti del Pompidou e del Museo Roubaix.

Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”: Madonne e santi, sono dipinti riuniti nella quarta sezione Sacre Visioni.

La quinta sezione, Dandy déco, racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda, nato già nel 1921 quando faceva l’illustratrice per alcune prestigiose riviste.

Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Pierrot con calle del 1931-1932. La ricchissima sezione della moda presenta anche le foto realizzate per una attività parallela svolta dall’artista fin dagli anni Trenta: quella di indossatrice, immortalata dai massimi fotografi di moda, da d’Ora a Joffé a Maywald.

Nella sesta sezione, Scandalosa Tamara, si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquarello, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca.

La settima sezione – Le visioni amorose – racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafala, Nudo con vele. Per la prima volta viene esposta anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino.

Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï che rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.

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INFORMAZIONI TECNICHE

Sede Palazzo Chiablese, piazza Castello, Torino

Periodo 19 marzo – 30 agosto 2015

Orari LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Infoline 011.0240113
http://www.mostratamara.it
Prenotazioni: http://www.ticket.it/tamara

INGRESSO ALLA MOSTRA
€ 13,00 INTERO (audioguida esclusa)
€ 11,00 RIDOTTO (audioguida esclusa)

da giovedì 19 Marzo a domenica 30 agosto 2015
Torino (Torino)
Palazzo Chiablese
Piazza San Giovanni, 2
LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
ingresso a pagamento
€ 13,00 intero, € 11 ridotto
Info. 011 0240113
(clicca per ingrandire)
WEB
http://www.mostratamara.it

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