LANZAROTE, ISOLA DI LAVA E VINO……. (Antonella Giroldini)

089

Lanzarote è un isola intrigante dalla geologia straordinari. Disseminata di ben 300 coni vulcanici offre splendide spiagge, affascinanti luoghi di interesse e numerosi alberghi e ristoranti. Il suo territorio è prevalentemente vulcanico, di una bellezza strana e profonda, con rare valli verdeggianti piene di palme intercalate ad aspre distese di lava nera con aspetto surreale. l’isola è inoltre piacevolmente priva di sfavillanti attrazioni turistiche e conserva un’atmosfera unica e incontaminata.

183

Ma sotto altri aspetti Lanzarote ricorda un enorme, sebbene raffinato, parco tematico. L’atteggiamento dell’isola verso il turismo è stato in gran parte ispirato dall’artista Cesar Manrique, che ha compreso il potenziale commerciale dello splendido paesaggio che ha impresso il suo senso estetico a molte delle attrazioni locali. L’attento rispetto dello stile architettonico tradizionale, con le case abbellite da porte e imposte dipinte di verde , è largamente dovuto al controllo vigile di Manrique e dei suoi successori. Purtroppo in un paio di località turistiche della costa gli interessi economici e uno sviluppo urbanistico indiscriminato hanno prevalso sugli ideali estetici dell’artista, un eccezione è rappresentata dal lussuoso nuovo porto di Playa Blanca , che pur non essendo nello stile tradizionale si integra armoniosamente con l’architettura locale.

L’UNESCO nel 1993 ha dichiarato l’intera isola Riserva della Biosfera.

106

I vigneti che crescono sul suolo vulcanico di Lanzarote sono molto diversi da quelli verdi e lussureggianti cui siamo abituati, ma determinati abitanti dell’isola sono riusciti a trarre vantaggio dalla terra nera e oggi il vino locale è decisamente qualcosa di cui andare fieri.

109

112

Potete iniziare l’itinerario nei pressi di San Bartolomè, nell’eccellente ristorante di cucina locale tradizionale del Museo del Campesino. Nei pressi, Bodega Mozaga è un’azienda vinicola aperta fin dal 1880 che ha vinto numerosi premi per la deliziosa malvasia dall’aroma fruttato.  Un’altra eccellente azienda vinicola è la Bodega Tinache con 20 ettari di vigneti lungo la strada per Timanfaya; assaggiate il Malmsey e il Moscatel, entrambi secchi. La piccola Bodega Vega de Yuco ha i suoi vigneti riparati sul versante di una collina vicino alla cittadina di Tias. Anche qui, i vini migliori sono quelli bianchi , soprattutto la malvasia seca o semi dulce. Fondata nel 2001, la Bodega La Vegueta è un azienda giovane ma legata alla tradizione vinicola locale e ha già vinto molti premi prestigiosi. Non mancate di infilare nel bagaglio a mano una bottiglia del liquore secco Malmsey.

108

La lava è il simbolo di Lanzarote più che di tutte le altre isole. Non c’è quindi da stupirsi se, dopo le meraviglie lunari di Parque Nacional de Timanfaya, i visitatori si dirigano in massa qui, nel posto in cui un’antica colata di lava si gettò nell’oceano. La grande Cueva de Los Verdes e le cavità del Jameos del Agua, convertite da Cesar Manrique in una specie di bar – rifugio in stile New Age distano 1 km una dall’altra e si raggiungono agevolmente a piedi.

143

La cueva de Los Verdes è una cavità aperta di un km di lunghezza ed è la parte più spettacolare di un tubo lavico lungo quasi 8 km. Mentre, circa  5000 anni fa, la lava scorreva verso il mare ( oggi più di 6 km del canale si trovano sopra il livello del mare, mentre gli altri 1,5 km scorrono sott’acqua), gli strati superiori si raffreddarono formando una specie di tetto, sotto il quale il magma liquido continuò a scorrere finché l’eruzione si esaurì.

147

Verrete guidati attraverso due camere, una sotto l’altra. Il soffitto è quasi completamente coperto da quelle da sembrano mini stalattiti, ma l’acqua non penetra nella caverna. Queste strane estrusioni appuntite vennero invece create da bolle d’aria e lava, che venivano spinte verso il soffitto dai gas rilasciati dal magma bollente nella sua corsa verso il mare; raggiunti il soffitto e l’aria, si consideravano e raffreddavano prima di ricadere nel flusso di lava

168

La prima caverna del Jameos  del Agua somiglia alla navata di una grande basilica marina. La lava fusa passò di qui nel suo percorso verso il mare, ma  in questo caso l’oceano si infiltrò un po’ all’interno, formando uno spettacolare lago azzurro nel cuore del Jameos. Manrique ebbe l’idea geniale di installare alcuni bar e un ristorante attorno al lago, facendo aggiungere anche una piscina artificiale, una sala da concerti con 600 posti a sedere e, con intenzioni didattiche, la Casa de los Volcanos.

067

Parque Nacional de Timanfaya: l’eruzione che iniziò il 1 settembre 1730 e sconvolse l’estremità meridionale dell’isola è uno dei più grandi cataclismi vulcanici della storia conosciuta. Ben 48 milioni di metri cubici di lava fuoriuscivano ogni giorno dai crateri, mentre raffiche di roccia fusa venivano sparate verso il cielo e ricadevano sulle campagne e nell’oceano. Quando finalmente dopo 6 lunghi anni la furia dell’eruzione si placò, più di 200 kmq di territorio erano stati devastati, compresi 20 paesi e 30 villaggi.

066

Le Montanas del Fuego sono situate al centro di questo misterioso parco nazionale che si estende per 51 kmq e il loro nome non poteva essere più appropriato . Una volta raggiunto il punto panoramico progettato da Manrique e il Restaurante del Diablo , situati un rilievo chiamato Islote de Hilario , provate a scavare un pochino tra le pietre lì intorno guardate per quanto tempo riuscite a tenerle in mano.  A una profondità di pochi centimetri la temperatura è già di 100° C e a 10 m arriva a 600° C. La causa di questo fenomeno è una camera di magma bollente situata a 4 km sotto la superficie.

068

Alcuni deboli esemplari di vegetazione, fra cui 200 specie di licheni, cercano di riprendere possesso del suolo in punti, ma per il resto del panorama è piuttosto desolato e caratterizzato da forme fantastiche in tante gradazioni di nero, grigio e rosso. Un bel terreno dai riflessi ramati scende dai coni vulcanici e si arresta contro contorti rialzi di lava sofisticata è decisamente un posto in cui non bisogna dimenticare la macchina fotografica!

073

Il Restaurant del Diablo è un divertimento di per se – qualunque tipo di carne ordiniate, la potete vedere sfrigolare sul grandissimo barbecue naturale alimentato dal vulcano sul retro.

Nel Parque Nacional de Tmanfaya è possibile fare escursioni a piedi.

181

GIORDANIA – MONTE NEBO (Antonella Giroldini)

IMG_0782

Si trova all’estremità occidentale del sistema montuoso di Siyaghah. Le due cime più importanti di questa regione estremamente rilevante dal punto di vista storico e biblico sono la collina di Al – Mukhayyat e il bel Siyaghah, spettacolare balcone naturale sulla valle del Giordano, sulla Palestina e sul Mar Morto. Qui Mosè sostò in contemplazione sulla Terra Promessa , e qui i Francescani della Custodia della Terrasanta hanno costruito il memoriale dedicato al patriarca, sulle rovine di un monastero sul sito presunto della tomba di Mosè. Secondo il racconto biblico, Jahvè ordinò a Mosè di salire sul monte Nebo per ammirare il paese di Canaan prima di morire.

IMG_0780

Santuario di Nebo. Si trova sulla cima del gebel Siyaghah e venne costruito dai Francescani della Custodia di Terrasanta sul luogo in cui sorgeva un monastero di epoca bizantina le cui origini risalgono al IV secolo, costruito su un preesistente edificio monumentale.

Splendido è il mosaico pavimentale scoperto nel 1976, venne preservato grazie che il pavimento del diaconicon , dove si trovava, fu sopraelevato di circa un metro, per essere portato allo stesso livello di quello della basilica . Per fare ciò fu necessario coprire il mosaico, che quindi venne preservato dalla distruzione. Questo intervento richiese anche la costruzione di un nuovo battistero in sostituzione delle fonti battesimali originarie, che fu posto lungo il lato sud della chiesa.

IMG_0778

IMG_0777

Il punto più interessante della chiesa e sicuramente il pavimento musivo della sala nord, eseguito nel 531 e in ottimo stato di conservazione .

IMG_0786

ISOLE CANARIE – LA GOMERA (Antonella Giroldini)

021

 Vista dall’aereo, La Gomera appare come una fortezza impenetrabile circondata da ripide scogliere. Strade strettissime e serpeggianti corrono tra pareti rocciose e gole disseminate di puntini bianchi aggrappati a dirupi apparentemente inaccessibili. Ma una volta atterrati si scopre un paesaggio lussureggiante, scogliere maestose e stoiche formazioni rocciose formatesi in seguito all’antica attività vulcanica e scolpite dall’erosione. E quei puntini bianchi si rivelano incantevoli villaggi di case imbiancate a calce, mentre le scogliere impenetrabili sono interrotte ogni tanto da piccole baie e spiagge incontaminate. E’ un paradiso di bellezze naturali dove non troverete né spiagge né una sfrenata vita notturna tropicale. Il territorio è attraversato da numerosi sentieri ed esplorarli è per molti viaggiatori l’aspetto più piacevole della vacanza.

019

Di solito si visita l’isola con una gita in giornata da Tenerife o da una delle altre isole, ma per scoprire veramente La Gomera un solo giorno non è sufficiente . Il territorio di questa minuscola isola, larga appena 25 km nel punto più ampio, rende impossibile qualsiasi collegamento in linea d’aria e richiede viaggi interminabili lungo strade strette e serpeggianti. Le agricoltura e il turismo sono le principali risorse economiche di La Gomera. Sulle ripide pendici delle gole si coltivano banane, viti, patate e grano, ma un numero sempre crescente di agricoltori sta abbandonando le coltivazioni per lavorare in alberghi, ristoranti o anche guide turistiche .

027

Finora l’isola è riuscita a tenere a bada il turismo di massa, e la maggior parte delle sistemazioni è costituita da piccoli alberghi di campagna, pensiones a conduzione familiare , fattorie ristrutturate e appartamenti. Le più invitanti sono senza dubbio le casas rurales, molte delle quali furono abbandonate dagli emigrati e ristrutturate in seguito per i turisti.

083

Passeggiare in una tranquilla pineta, salire sulla cima di una montagna per ammirare il panorama o saltellare come un elfo nella magica laurisilva del Parque Nactional de Garajonay. Il territorio di La Gomera è ideale per le escursioni e i sentieri che attraversano l’isola, sia all’interno sia all’esterno del parco, sono così numerosi e vari da rendere possibile una settimana di escursioni a piedi o in bicicletta.

053

Il mercato bisettimanale di San Sebastian è un ottimo posto per scoprire i prodotti tipici dell’isola. Le specialità locali sono il miel de palma (miele di palma), uno sciroppo dolce preparato con la linfa della palma; l’almogrote, una pasta di formaggio di capra insaporita con pecorino e pomodoro da spalmare sul pane; e il queso gomero ( formaggio fresco di capra) , un formaggio fresco e cremoso preparato con il latte delle capre locali e servito con le insalate, come dessert o cotto alla griglia e marinato nel mojo, la famosa salsa della Canarie che è un’ altra delle specialità dell’isola.

081

San Sebastian della Gomera: capoluogo economico, politico e storico dell’isola. Sam Sebastian è famosa soprattutto perché Cristoforo Colombo vi fece tappa durante il suo viaggio verso il Nuovo Mondo.

084

Parque Nacional de Garajonay: è una giungla verde e impenetrabile che occupa il cuore di La Gomera e racchiude una delle più antiche foreste di allori che un tempo erano diffuse in tutto il Mediterraneo. Nel Parco vivono ben 400 specie di piante e quasi 1000 specie di invertebrati; i vertebrati sono soprattutto uccelli e lucertole. Poca luce riesce a penetrare attraverso le chiome degli alberi , consentendo a muschi e licheni di proliferare ovunque. Quassù, sul tetto dell’isola, i freddi alisei dell’Atlantico si incontrano con tiepide brezze, creando all’interno della fitta foresta una bruma costante, fenomeno talvolta chiamato “pioggia orizzontale”.

049

Se si ha solo un giorno da trascorrere a La Gomera, vale la pena di trascorrerlo nel verde nord, dove le valli sono piene di piantagioni di banane e palme ondeggianti, le terrazze coltivate trasformano i pendii in opere d’arte geometriche e i villaggi di case imbiancate a calce sembrano usciti da un’altra epoca. A ogni curva ci si trova davanti un paesaggio da cartolina, ma le curatissime terrazze sono il  frutto del duro lavoro degli agricoltori locali, poiché la forte pendenza impedisce quasi sempre l’utilizzo dei macchinari.

050

Vallehermoso : è veramente una bella valle, come dice il suo stesso nome. Su entrambi i lati della profonda gola che attraversa la città si stagliano piccole vette , e verdi pendii terrazzati e punteggiati di palme completano il quadro.

074

L’ALBERO MAGICO …SIMBOLO DELLE CANARIE (Antonella Giroldini)

163

Uno degli alberi più curiosi che vedrete alle canarie è il drago delle Canarie che può raggiungere i 20 metri di altezza e vivere per secoli.

Sopravvissuto all’ultima glaciazione, ha un aspetto inconsueto e in qualche modo preistorico. La sua forma ricorda un gigantesco mazzo di fiori con il tronco e i rami e formare gli steli, che sviluppano verso in alto gruppi di foglie lunghe e strette dal colore verde argentato. A mano a mano che la pianta cresce ( tecnicamente non è un albero anche se viene sempre designata con questo appellativo) diventa sempre più pesante nella parte superiore, ma ha escogitato un sistema ingegnoso per mantenere il bilanciamento e trovare stabilità, quello di far crescere le radici sulla parte esterna del tronco, così da creare un secondo tronco più ampio.

A rendere ancora più strano il drago è la sua resina che ossidandosi assume una colorazione rossastra chiamata, come è facile immaginare, sangue di drago;  questo era già noto agli antichi romani che lo utilizzavano come colorante, e nel Medioevo era molto ricercato da maghi e alchimisti che gli attribuivano virtù terapeutiche. Nel Settecento era usato come mordente per il mogano.

All’epoca dei guanci sotto questo albero che veniva considerato magico si riuniva il Consiglio dei Nobili per amministrare la giustizia.

Il drago appartiene a una famiglia di almeno 80 specie sopravvissute all’era glaciale nelle zone tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo, ed è uno degli ultimi rappresentanti della flora del Terziario

I castelli degli Omayyadi (Antonella Giroldini)

 

Questo itinerario inizia e finisce ad Amman . Il percorso è circolare e origina verso nord, per poi piegare verso est, lungo le vie che videro le gesta dei califfi omayyadi. Nelle steppe cosparse di lava basaltica presso il confine con la Siria, sorgono le rovine della “madre dei cammelli” , fondata dai nabatei nel 1 secolo a. C. Disseminate su una vasta superficie , le tracce della città, anche se non in perfetto di conservazione, ne testimoniano non solo la grandezza commerciale, ma anche il grande fervore cristiano che la pervase in epoca bizantina, quando si arricchì di numerose chiese e monasteri . Dal nero del basalto si passa al color ocra della sabbia dell’Est. Qui si insediarono i membri della dinastia che portò l’islam fuori dai confini della Mecca e di Medina. Queste costruzioni rappresentano un’originale testimonianza dell’antica architettura islamica e delle influenze che ereditò dalle tradizioni greco – romane – bizantine del Mediterraneo orientale. I  castelli del deserto, pur nella loro diversa struttura , erano in realtà delle palazzine di caccia, luogo di riposo e di ristoro, oasi di tranquillità lontano dalle incombenze della capitale del califfato .

Vennero costruiti tutti attorno alla prima metà dell’ VIII secolo, con la sola eccezione di Qasr al – Hallabat e Al- Azraq, di epoca romana. Il secondo in pietra basaltica, fu tappa del viaggio di Lawrence d’Arabia durante la grande rivolta araba.

105

Nei dintorni della cittadina, la brulla natura della steppa desertica si concede una pausa, cede per un tratto alla spinta della grande falda acquifera sotterranea che esce all’improvviso e formano un’ oasi. La palude percorsa da fiumi , bordata di canneti e abitata da centinaia di uccelli migratori è diventata un parco nazionale, la Riserva naturale di al – Azraq, che merita una sosta per la sua singolarità.

AL – AZRAQ: la cittadina è conosciuta per la fortezza di origine romana, sorta ai margini dell’oasi dove si sviluppò il villaggio di Azraq ad – Duruz, che deve il suo nome ai drusi insediatisi qui nel 191, quando lasciarono la regione siriana di Jabal al – Arab a seguito di un’insurrezione contro gli ottomani. Ma il nome fa anche riferimento all’acqua di cui è ricca  la regione: azraq, infatti in arabo significa azzurro.

106

111
Parte della grande oasi di Al – Azraq è stata trasformata in una riserva naturale; a protezione dello straordinario patrimonio faunistico è stata istituita anche la Riserva naturale di Shawmari

Qasr al – Azraq : Da un iscrizione si è potuto stabilire che la fortezza venne dedicata agli imperatori romani Diocleziano e Massimiano e che perciò venne costruita nel periodo che va dal 286 al 305, con il nome di Dasianiss.

La sua importanza per i romani era soprattutto strategica , in quanto si trovava lungo una delle possibili vie d’accesso alla Siri. Ma altrettanto importanti erano le riserve idriche di Al – Azraq.

114

QUSAYR AMRAH: sulla nuova strada del deserto che da Azraq ritorna verso Amman si trova la singolare costruzione di QUSAYR AMRAH. edificio con coperture a volta che costituisce un eccezionale e raro documento di epoca islamica, perché i suoi interni sono ricoperti da straordinari affreschi nei quali sono state identificate oltre 250 figure umane e di animali per una superficie totale dipinta di 350 metri quadri. Il complesso comprendeva in origine varie costruzioni ed era circondato da giardini, irrigati mediante una noria. Oggi ne restano da visitare la sala delle udienze a tre navate e l’hammam.  E’ stato  dichiarato sito UNESCO.

119

117

Sala delle udienze è un edificio dalle forme semplici e armoniose che misura 10 m di lato, con tre archi a sesto leggermente acuto che formano altrettante navate. Linterno è decorato con affreschi eccezionali, restaurati alla fine degli anni Settanta del Novecento.

121

L’hammam si compone di tre piccoli ambienti: il tepidarium, sormontato da una volta a botte a tutto sesto; un secondo ambiente, ricoperto da una volta a a crociera e adibito sia a caldarium sia a tepidarium. molto interessanti gli affreschi dipinti sulla cupola della terza sala , dove si raffigura una mappa celeste con costellazioni dello zodiaco e i personaggi della mitologia greco – romana.

127

QASR al – KHARANAH : nella stessa strada sorge, isolata, questa maestosa fortezza caravanserraglio . E’  costruita in pietra rossa su pianta quadrangolare, con una torre rotonda ed ad ogni angolo e una torre semicircolare al centro di ogni lato.

IMG_0757

Superato l’ingresso, ci si immette in un corridoio che si apre in un cortile, attorno al quale si trovano le stalle per i cavalli e i magazzini dei mercanti delle carovane che percorrevano la strada tra Siria e Arabia.

096

A sinistra dell’ingresso del cortile c’è una rampa di scale che conduce al primo piano. Qui si trovano le 61 stanze a uso abitativo e delle sale, decorate in maniera molto curata. Continuando a salire si raggiunge la sommità del castello, da cui si gode di un’ampia vista sul deserto circostante.

103

Alcuni studiosi sostengono che venisse usato come luogo di riunioni politiche.

IMG_0759

LE CANARIE ….ISOLE VULCANICHE (Antonella Giroldini)

Le sette isole e i sei isolotti che formano l’arcipelago delle Canarie non sono altro che le punte di una vasta catena montuosa vulcanica che si estende sul fondo dell’Oceano Atlantico. Molto giovani dal punto i vista geologico, le isole emersero 30 milioni di anni fa, quando enormi lastre della crosta terrestre ( placche tettoniche) entrarono in collisione e corrugarono la superficie del pianeta dando origine a gigantesche sia in terra, come nel caso della catena dell’Atlante in Marocco, sia sul fondo dell’Oceano, come nel caso di Capo Verde, delle Azzorre e delle Canarie. Queste isole atlantiche sono collettivamente indicate come Macronesia, e dopo la nascita vennero ulteriormente plasmate da una serie di eruzioni vulcaniche .

136

Sul fondo dell’Oceano Atlantico si registra ancora una forte attività vulcanica, e vi sono numerose montagne sommerse. Di tanto in tanto emergono nuove isole vulcaniche, ma in genere si tratta di fragili cumuli di cenere non compatta che vengono velocemente spazzate via.

L’isola dell’arcipelago più adatta per farsi un’ idea di sommovimenti interni alla crosta terrestre è Lanzarote, le cui Montanas del Fuego ribollono tuttora. I vulcani di Fuerteventura, Gran Canaria, La Gomera e El Hierro, invece, non si risvegliano da secoli; a Tenerife l’ultima eruzione vulcanica si ebbe nel 1909; è stata La Palma a ospitare lo spettacolo pirotecnico più recente nel 1971.

007

Le isole non hanno dimensioni molto grandi, ma racchiudono paesaggi di ogni genere, delle lunghe spiagge sabbiose di Fuerteventura alle dune di Gran Canaria, delle maestose scogliere atlantiche di Tenerife ai boschi di La Gomera, avvolti dalla nebbia. Le isole più orientali sono caratterizzate da un paesaggio desertico quasi sahariano, mentre La Palma e La Gomera comprendono zone ricche di vegetazione. La montagna più alta di tutta la Spagna è il pico del Teide.

198

Nessuna delle isole è attraversata da fiumi e la mancanza di acqua rimane un grande problema. Al posto dei fiumi, reti di barrancos si fanno strada dall’entroterra montuoso della maggior parte delle isole fino alla costa. In alcuni di essi scorre acqua, ma altri restano asciutti quasi tutto l’anno.

Lanzarote e Fuerteventura, le due isole più orientali, distano solo 115 Km dall’Africa continentale, Lanzarote deve il suo aspetto attuale a una serie di violente eruzioni verificatesi nel 1730. L’eruzione creò un suolo fertile là dove prima non cresceva nulla.

087

Gran Canaria è sostanzialmente una piramide vulcanica a base circolare. La metà settentrionale è incredibilmente verde e fertile, mentre la zona che si estende a sud del Pozo de las Nieves è più arida e ricorda le isole situate a est di Gran Canaria.

La sorella maggiore di Gran Canaria, quanto meno in termini di grandezza, è Tenerife, altro ” mini continente”. L’isola è occupata per quasi due terzi dalle aspre pendici del Teide. Nella lingua di terra nord – occidentale si sviluppa un’altra catena montuosa, quella degli Anaga. Le uniche vere pianure si trovano nei dintorni di La Laguna e lungo alcuni tratti di costa. Le straordinarie scogliere della costa settentrionale vengono di tanto in tanto sferzate dalle burrasche atlantiche.

136

Le altre isole occidentali hanno molto in comune. Caratterizzate da precipitazioni più abbondanti e sorgenti più numerose, sono verdi e orlate da una costa rocciosa . La parte centrale della meseta di La Gomera è ricoperta da una foresta di allori dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e situata nel Parque National de Garajonay. El Hierro , la più piccola delle Canarie, una riserva della bioesfera UNESCO è un isola montuosa .

196

Non occorre passare molto tempo nelle Canarie per notare la sorprendente varietà di rocce vulcaniche delle isole.

Deserto Giordano WADI RUM (Antonella Giroldini)

44805_1370008691079_952658_nUn cartello sull’autostrada del Deserto indica la deviazione per Wadi Rum, una delle zone più belle della Giordania. Percorso  fin dai tempi remoti e da carovanieri ( come testimoniano le iscrizioni tamudiche e babatee, le più antiche delle quali risalgono al IV secolo a. C.), attraversato da sorgenti d’acqua sotterranee che alimentano piante endemiche e arbusti selvatici. Il Wadi Rum dal 1998 è stato dichiarato area protetta della Royal Society for the Conservation of Nature e posto sotto amministrazione speciale dall’ ASEZA.  Vi si accede da Centro visitatori posto nelle vicinanze del massiccio conosciuto come i Setti pilastri della saggezza, dal titolo del libro di Lawrence d’Arabia.

IMG_0873

Storicamente l’area era nota come Iram, nome che in aramaico significa “alto”, probabilmente in riferimento alle cime dei massicci o alla altitudine sul livello del mare. Wadi Rum è infatti un altopiano di circa 450 km, ricco di sorgenti d’acqua, costituito da sabbia e da singolari formazioni rocciose che danno vita a scenari surreali fatti di possenti torri, di pinnacoli e guglie di arenaria che dominano i letti di antichi fiumi completamente prosciugati e che gli hanno valso i nome di “valle della luna”.

IMG_0871

Il paesaggio è caratterizzato da svariate tonalità cromatiche delle distese di sabbia, punteggiate dagli arbusti tipici del deserto, come l’acacia spinosa e hamada salicornica.

IMG_0877

Vi vivono ancora tribù nomadi beduine che conservano i valori di ospitalità . Agli ospiti di passaggio che hanno occasione di fermarsi presso la tenda verrà offerto tè preparato con le erbe del deserto, o caffè profumato al cardamomo.  Le tende sono di colore scuro , realizzate con lana di capra che reagisce alle variazioni climatiche : con la pioggia le maglie si restringono diventando una barriera impermeabile, una volta asciutte si distendono, lasciando circolare l’aria.  La tenda durante il giorno è aperta e lascia vedere i due spazi di cui si compone. A sinistra la zona riservata agli ospiti,  a destra quella riservata alla famiglia. Generalmente questa parte non è accessibile agli ospiti. Alla sera la tenda viene chiusa srotolando la parte di lana legata sul tetto.

44865_1370022051413_3665884_n

Le incisioni rupestri già scoperte, migliaia, solo una parte di quelle lasciate da cacciatori e nomadi che nei secoli hanno percorso questo territorio .

IMG_0880

I graffiti più antichi raffigurano scene di caccia con l’arco, o segnalano la presenza di sorgenti d’acqua o indicano la direzione migliore da seguire. Le iscrizioni più antiche risalgono al IV millennio a.C., quando Wadi Rum era ricco di vegetazione e di animali. Al Neolitico risalgono probabilmente le rappresentazioni di bovini e soggetti astratti, dipinti in ocra, rinvenuti nell’area di Rakahbt al – Wadak . Al 2000 a. C. e a periodi successivi vengono attribuiti le incisioni con soggetti di caccia con l’arco e figure di animali. Dal VII secolo a. C. si diffondono le raffigurazioni spesso associate a iscrizioni rupestri: la scrittura più diffusa in questo periodo è il tumudico , mentre a partire dal IV secolo a. C compare la scritta nabatea, in uso fino al II secolo risalgono, invece, le iscrizioni in cufico e seguite da quelle in arabo. Particolarmente belle le rappresentazioni di dromedari e di simboli tribali, oltre a quelle che riproducono piante di piedi e dell’eccezionale figura di una donna nell’atto di partorire.

46724_1370013291194_347873_n

IMG_0876