GIORDANIA – MONTE NEBO (Antonella Giroldini)

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Si trova all’estremità occidentale del sistema montuoso di Siyaghah. Le due cime più importanti di questa regione estremamente rilevante dal punto di vista storico e biblico sono la collina di Al – Mukhayyat e il bel Siyaghah, spettacolare balcone naturale sulla valle del Giordano, sulla Palestina e sul Mar Morto. Qui Mosè sostò in contemplazione sulla Terra Promessa , e qui i Francescani della Custodia della Terrasanta hanno costruito il memoriale dedicato al patriarca, sulle rovine di un monastero sul sito presunto della tomba di Mosè. Secondo il racconto biblico, Jahvè ordinò a Mosè di salire sul monte Nebo per ammirare il paese di Canaan prima di morire.

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Santuario di Nebo. Si trova sulla cima del gebel Siyaghah e venne costruito dai Francescani della Custodia di Terrasanta sul luogo in cui sorgeva un monastero di epoca bizantina le cui origini risalgono al IV secolo, costruito su un preesistente edificio monumentale.

Splendido è il mosaico pavimentale scoperto nel 1976, venne preservato grazie che il pavimento del diaconicon , dove si trovava, fu sopraelevato di circa un metro, per essere portato allo stesso livello di quello della basilica . Per fare ciò fu necessario coprire il mosaico, che quindi venne preservato dalla distruzione. Questo intervento richiese anche la costruzione di un nuovo battistero in sostituzione delle fonti battesimali originarie, che fu posto lungo il lato sud della chiesa.

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Il punto più interessante della chiesa e sicuramente il pavimento musivo della sala nord, eseguito nel 531 e in ottimo stato di conservazione .

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ISOLE CANARIE – LA GOMERA (Antonella Giroldini)

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 Vista dall’aereo, La Gomera appare come una fortezza impenetrabile circondata da ripide scogliere. Strade strettissime e serpeggianti corrono tra pareti rocciose e gole disseminate di puntini bianchi aggrappati a dirupi apparentemente inaccessibili. Ma una volta atterrati si scopre un paesaggio lussureggiante, scogliere maestose e stoiche formazioni rocciose formatesi in seguito all’antica attività vulcanica e scolpite dall’erosione. E quei puntini bianchi si rivelano incantevoli villaggi di case imbiancate a calce, mentre le scogliere impenetrabili sono interrotte ogni tanto da piccole baie e spiagge incontaminate. E’ un paradiso di bellezze naturali dove non troverete né spiagge né una sfrenata vita notturna tropicale. Il territorio è attraversato da numerosi sentieri ed esplorarli è per molti viaggiatori l’aspetto più piacevole della vacanza.

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Di solito si visita l’isola con una gita in giornata da Tenerife o da una delle altre isole, ma per scoprire veramente La Gomera un solo giorno non è sufficiente . Il territorio di questa minuscola isola, larga appena 25 km nel punto più ampio, rende impossibile qualsiasi collegamento in linea d’aria e richiede viaggi interminabili lungo strade strette e serpeggianti. Le agricoltura e il turismo sono le principali risorse economiche di La Gomera. Sulle ripide pendici delle gole si coltivano banane, viti, patate e grano, ma un numero sempre crescente di agricoltori sta abbandonando le coltivazioni per lavorare in alberghi, ristoranti o anche guide turistiche .

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Finora l’isola è riuscita a tenere a bada il turismo di massa, e la maggior parte delle sistemazioni è costituita da piccoli alberghi di campagna, pensiones a conduzione familiare , fattorie ristrutturate e appartamenti. Le più invitanti sono senza dubbio le casas rurales, molte delle quali furono abbandonate dagli emigrati e ristrutturate in seguito per i turisti.

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Passeggiare in una tranquilla pineta, salire sulla cima di una montagna per ammirare il panorama o saltellare come un elfo nella magica laurisilva del Parque Nactional de Garajonay. Il territorio di La Gomera è ideale per le escursioni e i sentieri che attraversano l’isola, sia all’interno sia all’esterno del parco, sono così numerosi e vari da rendere possibile una settimana di escursioni a piedi o in bicicletta.

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Il mercato bisettimanale di San Sebastian è un ottimo posto per scoprire i prodotti tipici dell’isola. Le specialità locali sono il miel de palma (miele di palma), uno sciroppo dolce preparato con la linfa della palma; l’almogrote, una pasta di formaggio di capra insaporita con pecorino e pomodoro da spalmare sul pane; e il queso gomero ( formaggio fresco di capra) , un formaggio fresco e cremoso preparato con il latte delle capre locali e servito con le insalate, come dessert o cotto alla griglia e marinato nel mojo, la famosa salsa della Canarie che è un’ altra delle specialità dell’isola.

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San Sebastian della Gomera: capoluogo economico, politico e storico dell’isola. Sam Sebastian è famosa soprattutto perché Cristoforo Colombo vi fece tappa durante il suo viaggio verso il Nuovo Mondo.

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Parque Nacional de Garajonay: è una giungla verde e impenetrabile che occupa il cuore di La Gomera e racchiude una delle più antiche foreste di allori che un tempo erano diffuse in tutto il Mediterraneo. Nel Parco vivono ben 400 specie di piante e quasi 1000 specie di invertebrati; i vertebrati sono soprattutto uccelli e lucertole. Poca luce riesce a penetrare attraverso le chiome degli alberi , consentendo a muschi e licheni di proliferare ovunque. Quassù, sul tetto dell’isola, i freddi alisei dell’Atlantico si incontrano con tiepide brezze, creando all’interno della fitta foresta una bruma costante, fenomeno talvolta chiamato “pioggia orizzontale”.

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Se si ha solo un giorno da trascorrere a La Gomera, vale la pena di trascorrerlo nel verde nord, dove le valli sono piene di piantagioni di banane e palme ondeggianti, le terrazze coltivate trasformano i pendii in opere d’arte geometriche e i villaggi di case imbiancate a calce sembrano usciti da un’altra epoca. A ogni curva ci si trova davanti un paesaggio da cartolina, ma le curatissime terrazze sono il  frutto del duro lavoro degli agricoltori locali, poiché la forte pendenza impedisce quasi sempre l’utilizzo dei macchinari.

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Vallehermoso : è veramente una bella valle, come dice il suo stesso nome. Su entrambi i lati della profonda gola che attraversa la città si stagliano piccole vette , e verdi pendii terrazzati e punteggiati di palme completano il quadro.

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L’ALBERO MAGICO …SIMBOLO DELLE CANARIE (Antonella Giroldini)

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Uno degli alberi più curiosi che vedrete alle canarie è il drago delle Canarie che può raggiungere i 20 metri di altezza e vivere per secoli.

Sopravvissuto all’ultima glaciazione, ha un aspetto inconsueto e in qualche modo preistorico. La sua forma ricorda un gigantesco mazzo di fiori con il tronco e i rami e formare gli steli, che sviluppano verso in alto gruppi di foglie lunghe e strette dal colore verde argentato. A mano a mano che la pianta cresce ( tecnicamente non è un albero anche se viene sempre designata con questo appellativo) diventa sempre più pesante nella parte superiore, ma ha escogitato un sistema ingegnoso per mantenere il bilanciamento e trovare stabilità, quello di far crescere le radici sulla parte esterna del tronco, così da creare un secondo tronco più ampio.

A rendere ancora più strano il drago è la sua resina che ossidandosi assume una colorazione rossastra chiamata, come è facile immaginare, sangue di drago;  questo era già noto agli antichi romani che lo utilizzavano come colorante, e nel Medioevo era molto ricercato da maghi e alchimisti che gli attribuivano virtù terapeutiche. Nel Settecento era usato come mordente per il mogano.

All’epoca dei guanci sotto questo albero che veniva considerato magico si riuniva il Consiglio dei Nobili per amministrare la giustizia.

Il drago appartiene a una famiglia di almeno 80 specie sopravvissute all’era glaciale nelle zone tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo, ed è uno degli ultimi rappresentanti della flora del Terziario

I castelli degli Omayyadi (Antonella Giroldini)

 

Questo itinerario inizia e finisce ad Amman . Il percorso è circolare e origina verso nord, per poi piegare verso est, lungo le vie che videro le gesta dei califfi omayyadi. Nelle steppe cosparse di lava basaltica presso il confine con la Siria, sorgono le rovine della “madre dei cammelli” , fondata dai nabatei nel 1 secolo a. C. Disseminate su una vasta superficie , le tracce della città, anche se non in perfetto di conservazione, ne testimoniano non solo la grandezza commerciale, ma anche il grande fervore cristiano che la pervase in epoca bizantina, quando si arricchì di numerose chiese e monasteri . Dal nero del basalto si passa al color ocra della sabbia dell’Est. Qui si insediarono i membri della dinastia che portò l’islam fuori dai confini della Mecca e di Medina. Queste costruzioni rappresentano un’originale testimonianza dell’antica architettura islamica e delle influenze che ereditò dalle tradizioni greco – romane – bizantine del Mediterraneo orientale. I  castelli del deserto, pur nella loro diversa struttura , erano in realtà delle palazzine di caccia, luogo di riposo e di ristoro, oasi di tranquillità lontano dalle incombenze della capitale del califfato .

Vennero costruiti tutti attorno alla prima metà dell’ VIII secolo, con la sola eccezione di Qasr al – Hallabat e Al- Azraq, di epoca romana. Il secondo in pietra basaltica, fu tappa del viaggio di Lawrence d’Arabia durante la grande rivolta araba.

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Nei dintorni della cittadina, la brulla natura della steppa desertica si concede una pausa, cede per un tratto alla spinta della grande falda acquifera sotterranea che esce all’improvviso e formano un’ oasi. La palude percorsa da fiumi , bordata di canneti e abitata da centinaia di uccelli migratori è diventata un parco nazionale, la Riserva naturale di al – Azraq, che merita una sosta per la sua singolarità.

AL – AZRAQ: la cittadina è conosciuta per la fortezza di origine romana, sorta ai margini dell’oasi dove si sviluppò il villaggio di Azraq ad – Duruz, che deve il suo nome ai drusi insediatisi qui nel 191, quando lasciarono la regione siriana di Jabal al – Arab a seguito di un’insurrezione contro gli ottomani. Ma il nome fa anche riferimento all’acqua di cui è ricca  la regione: azraq, infatti in arabo significa azzurro.

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Parte della grande oasi di Al – Azraq è stata trasformata in una riserva naturale; a protezione dello straordinario patrimonio faunistico è stata istituita anche la Riserva naturale di Shawmari

Qasr al – Azraq : Da un iscrizione si è potuto stabilire che la fortezza venne dedicata agli imperatori romani Diocleziano e Massimiano e che perciò venne costruita nel periodo che va dal 286 al 305, con il nome di Dasianiss.

La sua importanza per i romani era soprattutto strategica , in quanto si trovava lungo una delle possibili vie d’accesso alla Siri. Ma altrettanto importanti erano le riserve idriche di Al – Azraq.

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QUSAYR AMRAH: sulla nuova strada del deserto che da Azraq ritorna verso Amman si trova la singolare costruzione di QUSAYR AMRAH. edificio con coperture a volta che costituisce un eccezionale e raro documento di epoca islamica, perché i suoi interni sono ricoperti da straordinari affreschi nei quali sono state identificate oltre 250 figure umane e di animali per una superficie totale dipinta di 350 metri quadri. Il complesso comprendeva in origine varie costruzioni ed era circondato da giardini, irrigati mediante una noria. Oggi ne restano da visitare la sala delle udienze a tre navate e l’hammam.  E’ stato  dichiarato sito UNESCO.

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Sala delle udienze è un edificio dalle forme semplici e armoniose che misura 10 m di lato, con tre archi a sesto leggermente acuto che formano altrettante navate. Linterno è decorato con affreschi eccezionali, restaurati alla fine degli anni Settanta del Novecento.

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L’hammam si compone di tre piccoli ambienti: il tepidarium, sormontato da una volta a botte a tutto sesto; un secondo ambiente, ricoperto da una volta a a crociera e adibito sia a caldarium sia a tepidarium. molto interessanti gli affreschi dipinti sulla cupola della terza sala , dove si raffigura una mappa celeste con costellazioni dello zodiaco e i personaggi della mitologia greco – romana.

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QASR al – KHARANAH : nella stessa strada sorge, isolata, questa maestosa fortezza caravanserraglio . E’  costruita in pietra rossa su pianta quadrangolare, con una torre rotonda ed ad ogni angolo e una torre semicircolare al centro di ogni lato.

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Superato l’ingresso, ci si immette in un corridoio che si apre in un cortile, attorno al quale si trovano le stalle per i cavalli e i magazzini dei mercanti delle carovane che percorrevano la strada tra Siria e Arabia.

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A sinistra dell’ingresso del cortile c’è una rampa di scale che conduce al primo piano. Qui si trovano le 61 stanze a uso abitativo e delle sale, decorate in maniera molto curata. Continuando a salire si raggiunge la sommità del castello, da cui si gode di un’ampia vista sul deserto circostante.

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Alcuni studiosi sostengono che venisse usato come luogo di riunioni politiche.

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LE CANARIE ….ISOLE VULCANICHE (Antonella Giroldini)

Le sette isole e i sei isolotti che formano l’arcipelago delle Canarie non sono altro che le punte di una vasta catena montuosa vulcanica che si estende sul fondo dell’Oceano Atlantico. Molto giovani dal punto i vista geologico, le isole emersero 30 milioni di anni fa, quando enormi lastre della crosta terrestre ( placche tettoniche) entrarono in collisione e corrugarono la superficie del pianeta dando origine a gigantesche sia in terra, come nel caso della catena dell’Atlante in Marocco, sia sul fondo dell’Oceano, come nel caso di Capo Verde, delle Azzorre e delle Canarie. Queste isole atlantiche sono collettivamente indicate come Macronesia, e dopo la nascita vennero ulteriormente plasmate da una serie di eruzioni vulcaniche .

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Sul fondo dell’Oceano Atlantico si registra ancora una forte attività vulcanica, e vi sono numerose montagne sommerse. Di tanto in tanto emergono nuove isole vulcaniche, ma in genere si tratta di fragili cumuli di cenere non compatta che vengono velocemente spazzate via.

L’isola dell’arcipelago più adatta per farsi un’ idea di sommovimenti interni alla crosta terrestre è Lanzarote, le cui Montanas del Fuego ribollono tuttora. I vulcani di Fuerteventura, Gran Canaria, La Gomera e El Hierro, invece, non si risvegliano da secoli; a Tenerife l’ultima eruzione vulcanica si ebbe nel 1909; è stata La Palma a ospitare lo spettacolo pirotecnico più recente nel 1971.

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Le isole non hanno dimensioni molto grandi, ma racchiudono paesaggi di ogni genere, delle lunghe spiagge sabbiose di Fuerteventura alle dune di Gran Canaria, delle maestose scogliere atlantiche di Tenerife ai boschi di La Gomera, avvolti dalla nebbia. Le isole più orientali sono caratterizzate da un paesaggio desertico quasi sahariano, mentre La Palma e La Gomera comprendono zone ricche di vegetazione. La montagna più alta di tutta la Spagna è il pico del Teide.

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Nessuna delle isole è attraversata da fiumi e la mancanza di acqua rimane un grande problema. Al posto dei fiumi, reti di barrancos si fanno strada dall’entroterra montuoso della maggior parte delle isole fino alla costa. In alcuni di essi scorre acqua, ma altri restano asciutti quasi tutto l’anno.

Lanzarote e Fuerteventura, le due isole più orientali, distano solo 115 Km dall’Africa continentale, Lanzarote deve il suo aspetto attuale a una serie di violente eruzioni verificatesi nel 1730. L’eruzione creò un suolo fertile là dove prima non cresceva nulla.

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Gran Canaria è sostanzialmente una piramide vulcanica a base circolare. La metà settentrionale è incredibilmente verde e fertile, mentre la zona che si estende a sud del Pozo de las Nieves è più arida e ricorda le isole situate a est di Gran Canaria.

La sorella maggiore di Gran Canaria, quanto meno in termini di grandezza, è Tenerife, altro ” mini continente”. L’isola è occupata per quasi due terzi dalle aspre pendici del Teide. Nella lingua di terra nord – occidentale si sviluppa un’altra catena montuosa, quella degli Anaga. Le uniche vere pianure si trovano nei dintorni di La Laguna e lungo alcuni tratti di costa. Le straordinarie scogliere della costa settentrionale vengono di tanto in tanto sferzate dalle burrasche atlantiche.

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Le altre isole occidentali hanno molto in comune. Caratterizzate da precipitazioni più abbondanti e sorgenti più numerose, sono verdi e orlate da una costa rocciosa . La parte centrale della meseta di La Gomera è ricoperta da una foresta di allori dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e situata nel Parque National de Garajonay. El Hierro , la più piccola delle Canarie, una riserva della bioesfera UNESCO è un isola montuosa .

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Non occorre passare molto tempo nelle Canarie per notare la sorprendente varietà di rocce vulcaniche delle isole.

Deserto Giordano WADI RUM (Antonella Giroldini)

44805_1370008691079_952658_nUn cartello sull’autostrada del Deserto indica la deviazione per Wadi Rum, una delle zone più belle della Giordania. Percorso  fin dai tempi remoti e da carovanieri ( come testimoniano le iscrizioni tamudiche e babatee, le più antiche delle quali risalgono al IV secolo a. C.), attraversato da sorgenti d’acqua sotterranee che alimentano piante endemiche e arbusti selvatici. Il Wadi Rum dal 1998 è stato dichiarato area protetta della Royal Society for the Conservation of Nature e posto sotto amministrazione speciale dall’ ASEZA.  Vi si accede da Centro visitatori posto nelle vicinanze del massiccio conosciuto come i Setti pilastri della saggezza, dal titolo del libro di Lawrence d’Arabia.

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Storicamente l’area era nota come Iram, nome che in aramaico significa “alto”, probabilmente in riferimento alle cime dei massicci o alla altitudine sul livello del mare. Wadi Rum è infatti un altopiano di circa 450 km, ricco di sorgenti d’acqua, costituito da sabbia e da singolari formazioni rocciose che danno vita a scenari surreali fatti di possenti torri, di pinnacoli e guglie di arenaria che dominano i letti di antichi fiumi completamente prosciugati e che gli hanno valso i nome di “valle della luna”.

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Il paesaggio è caratterizzato da svariate tonalità cromatiche delle distese di sabbia, punteggiate dagli arbusti tipici del deserto, come l’acacia spinosa e hamada salicornica.

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Vi vivono ancora tribù nomadi beduine che conservano i valori di ospitalità . Agli ospiti di passaggio che hanno occasione di fermarsi presso la tenda verrà offerto tè preparato con le erbe del deserto, o caffè profumato al cardamomo.  Le tende sono di colore scuro , realizzate con lana di capra che reagisce alle variazioni climatiche : con la pioggia le maglie si restringono diventando una barriera impermeabile, una volta asciutte si distendono, lasciando circolare l’aria.  La tenda durante il giorno è aperta e lascia vedere i due spazi di cui si compone. A sinistra la zona riservata agli ospiti,  a destra quella riservata alla famiglia. Generalmente questa parte non è accessibile agli ospiti. Alla sera la tenda viene chiusa srotolando la parte di lana legata sul tetto.

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Le incisioni rupestri già scoperte, migliaia, solo una parte di quelle lasciate da cacciatori e nomadi che nei secoli hanno percorso questo territorio .

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I graffiti più antichi raffigurano scene di caccia con l’arco, o segnalano la presenza di sorgenti d’acqua o indicano la direzione migliore da seguire. Le iscrizioni più antiche risalgono al IV millennio a.C., quando Wadi Rum era ricco di vegetazione e di animali. Al Neolitico risalgono probabilmente le rappresentazioni di bovini e soggetti astratti, dipinti in ocra, rinvenuti nell’area di Rakahbt al – Wadak . Al 2000 a. C. e a periodi successivi vengono attribuiti le incisioni con soggetti di caccia con l’arco e figure di animali. Dal VII secolo a. C. si diffondono le raffigurazioni spesso associate a iscrizioni rupestri: la scrittura più diffusa in questo periodo è il tumudico , mentre a partire dal IV secolo a. C compare la scritta nabatea, in uso fino al II secolo risalgono, invece, le iscrizioni in cufico e seguite da quelle in arabo. Particolarmente belle le rappresentazioni di dromedari e di simboli tribali, oltre a quelle che riproducono piante di piedi e dell’eccezionale figura di una donna nell’atto di partorire.

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Tenerife…. terra di nascita di Manolo Blahnik…(Antonella Giroldini)

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Il più famoso designer di calzature del mondo, Manolo Blahnik, è nato nel 1942 a Santa Cruz de Tenerife. Figlio di un padre ceco e madre spagnola, ha trascorso l’infanzia in una piantagione di banane: un inizio singolare pe uno stilista divenuto celebre a livello internazionale. Blahnik è sempre stato affascinato dai piedi e dalle scarpe , e quelle calzature che da bambino creava per scimmie e iguane con minuscoli pezzi di alluminio, erano solo una anticipazione puerile di quelle che con piume, strass , fiocchi e naturalmente tacchi vertiginosi avrebbe creato ” da grande”.

Lasciò la piantagione presso cui viveva per studiare a Ginevra, ma ben presto si trasferì a Parigi per poi stabilirsi a Londra, dove lavorò come fotografo di moda e strinse amicizia con numerosi esponenti del jet set locale. Negli anni ’70 Blahnik sognava di realizzare scenografie teatrali, ma quando la direttrice di Vogue America vide i suoi bozzettidi scarpe e lo convinse a lanciarsi in questo settore.

Il resto è storia, e oggi le “Manolo’s, il cui prezzo oscilla tra € 500 e € 2000, sono diventate uno status symbol e fanno mostra di sé ai piedi delle donne più trendy del mondo. Sarah Jessica , fan sfegatata dello stilista, ha affermato che Manolo’s hanno una durata superiore a quella della maggior parte dei matrimoni; Madonna le ha definite meglio del sesso e Linda Evangelista e China Chow hanno addirittura dato il nome a due modelli. Anche se di tanto il designer torna a Tenerife per fare visita alla madre, che vive ancora nella tenuta di famiglia, vi sarà difficile trovare sull’isola le sue creazioni: gli unici due negozi monomarca Manolo Blahnik hanno sede a Londra e New York.

VILLA D’ESTE DI NOTTE (3 luglio – 12 settembre 2015)

Dopo lo straordinario successo della trascorsa edizione, questa estate è tornata “Villa d’Este di notte”, le aperture straordinarie della Villa rinascimentale e del suo giardino nella suggestiva atmosfera creata dall’illuminazione e dagli effetti della luce riflessa sull’acqua. Un ulteriore elemento di fascino per questo sito Unesco, ed una ghiotta occasione per una serata speciale, anche per chi già conosce questo giardino celebre in tutto il mondo.
A partire dal 3 luglio fino al 12 settembre, tutti i venerdì e sabato, Villa d’Este apre i battenti anche la sera, dalle ore 20,30 alle 24,00 (ultimo ingresso alle ore 23,00).
Durante le aperture notturne sarà visitabile anche la mostra “Zeffirelli. L’arte dello spettacolo” nelle sale dell’Appartamento del Cardinale, che espone oltre settanta bozzetti realizzati dal Maestro per alcune delle sue scenografie e una selezione di costumi di scena originali provenienti dai maggiori teatri italiani, come i due splendidi abiti indossati da Maria Callas al Teatro alla Scala di Milano e i costumi di Piero Tosi realizzati per La Traviata dalla Sartoria Tirelli.
Diversi gli eventi che punteggeranno le aperture notturne. Si parte il 3 luglio con il concerto “Lucenti Armonie”, dedicato ad Ennio Morricone ed organizzato dall’Accademia Ergo Cantemus coro ed orchestra di Tivoli: 61 elementi d’orchestra, 30 coristi, 2 soprani solisti, diretti dal Maestro Giuseppe Galli, faranno riecheggiare sul  panoramico scenario del Vialone del giardino, le note delle celebri musiche da film del grande compositore italiano.
Sabato 4 luglio Philippe Daverio sarà protagonista di un conversazione sull’arte (terrazza della Pallacorda), nell’ambito della rassegna “Tivoli incontra”, che quest’anno ha già portato a Villa d’Este personaggi del mondo della cultura come Corrado Augias, Fausto Bertinotti, Dario Argento, Paolo Villaggio, Dacia Maraini.
Sabato 11 luglio concerto del duo Pallante – Forastiere, mentre l’attrice Licia Maglietta presenterà due spettacoli, rispettivamente “Ballata”, sabato 18 luglio, e “Il difficile mestiere di vedova”, sabato 25 luglio.
Il calendario delle iniziative completo è consultabile dal 1 luglio sul sito di Villa d’Este www.villadestetivoli.info

APERTURE STRAORDINARIE:

tutti i venerdì e sabato dal 3 luglio al 12 settembre
dalle 20,30 alle 24,00; (ore 23,00 ultimo ingresso)

COSTO DEL BIGLIETTO:

Intero: 11 euro (Villa + mostra + spettacolo ove previsto)
Ridotto: 7 euro, (dai 14 ai 18 anni)
gratuito: 0-13 anni.

INFORMAZIONI:                          www.villadestetivoli.info
Biglietteria: 0774.332920 info@villadestetivoli.info
Amministrazione: 0774/312070  villadestetivoli@tiscalinet.it

TRINIDAD ( Antonella Giroldini)

E’ tra le più antiche città coloniali, fondata dagli spagnoli. E’ una delle località più famose dell’isola, assolutamente imperdibile dal punto di vista turistico.

Come antica città d’arte ha iniziato una lenta ma vincente opera di recupero del centro urbano. Oggi il centro storico di Trinidad è dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. L’area riconosciuta d’interesse architettonico mondiale, e splendidamente restaurata, è piuttosto ampia, e include diverse piazze e tutte le vie adiacenti.image001Il bello di Trinidad è proprio la possibilità di passeggiare per le sue strade immergendosi nei ritmi di vita della popolazione, scoprendo locali dove fare una sosta , contrattando qualche acquisto di artigianato e soffermandosi ad ammirare scorci affascinanti che spuntano ad ogni angolo, tra le palazzine riverniciate nei colori solari del Caribe e le inferriate lavorate che ornano porte e finestre.

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Un vero gioiellino da scoprire con calma e, se possibile, nei vari orari perché ciascun momento della giornata ha un suo specifico e una sua bellezza, con l’ora della spesa, quella della siesta, quella dei giochi dei ragazzini, quella dello struscio, fino alle notti movimentate dalla musica e dai balli.

Plaza Mayor è la più antica delle cinque piazze cittadine, costruita nel ‘500 e successivamente rimaneggiata varie volte. Restautata con garbo ed eleganza, è di per sé uno spettacolo con la sua sobria e garbata eleganza.

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Attorno alla Plaza Mayor si snodano le vie del centro storico per le quali giravagare senxa meta e incontrare angoli di rara bellezza. image009

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Deliziosamente continuaiamo a perderci tra le stadine di Trinidad….

Antonella Giroldini

Il mare e l’anima di Zanzibar (Antonella Giroldini)

Forse Dio ha fatto sì che, dopo aver esposto nel mare uno dei suoi gioielli più belli, gli venisse dato dagli uomini un nome indimenticabile: “ZANZIBAR”, dal persiano “Zangh”, “nero” e “bar”, cioè “terra dei neri”.
L’arrivo a Zanzibar è piacevole. L’isola dall’alto appare coperta di vegetazione e l’aeroporto, privo d’inutili lussi, lascia intuire ciò che ci attende: un lembo d’Africa.
Una ventata d’aria calda ci investe in pieno volto, appena uscimmo dall’aereo. Caldo. Il respiro mozzato, come quando si prova un forte innamoramento, come quando si arriva in Africa.
Compiamo in poco tempo le formalità di rito e ci dirigiamo alla SPIAGGIA DI KINENGWA, una perla incastonata nel turchese dell’Oceano Indiano.image001Ed è tra le mete africane più seducenti; comprende le 2 isole principali Unguja e Pemba , più diverse piccole isole e atolli corallini.
Il suo nome evoca immagini di un paradiso esotico e sereno, pieno di palme di cocco, barriere coralline multicolori e, naturalmente, km e km di sabbie bianchissime lambite da acque cristalline.

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Iniziamo a prendere confidenza con l’isola e ci dirigiamo verso KIMKAZI, percorrendo una strada panoramica. E’ un piccolo villaggio di pescatori situato sul litorale meridionale dell’isola. Al nostro arrivo ci imbarchiamo a bordo di un battello di legno a motore, che ci conduce in alto mare, nella zona dove si trovano i delfini e nuotiamo con loro.

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Ci dirigiamo, poi, verso Chwaka che è il più grande insediamento lungo la costa nord – est, è un villaggio di pescatori sulla sponda occidentale della baia di Chwaka, grande insenatura circondata da mangrovie. A parte gli uomini e le donne che raccolgono crostacei e polpi su banchi di sabbia e sulle scogliere che emergono dalle acque poco profonde, la spiaggia è in gran parte deserta.

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Oltre alla spiaggia e alla baia, un’altra attrattiva è il mercato all’aperto alla strada sulla spiaggia. Un posto piuttosto tranquillo per buona parte del giorno che si anima con l’alta marea e nel tardo pomeriggi, quando i pescatori rientrano a bordo delle loro piroghe bglawa, per vedere il pescato del giorno. A nord del mercato c’è un gruppo di uomini intenti a intrecciare il vimini per catturare le aragoste; a sud del mercato, 100 metri dopo un gigantesco baobab alcuni artigiani costruiscono dhow di legno secondo metodi tradizionali.

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E prima di salutare il mare africano ci concediamo un NDIMENTICABILE GIORNATA DI MARE E SOLE NELLA BAIA DI MENAI: atolli tropicali e idilliache lingue di sabbia in uno sconfinato mare cristallino.

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Pranzo a base di grigliata di pesce fresco e crostacei.

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La giornata terminerà rientrando a vela con un meraviglioso tramonto zanzibarino.

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Ripartiamo con la sensazione che i giorni da dedicare a quest’avventura siano stati pochi, troppo pochi per essere riusciti a capire. Ma Zanzibar non chiede di essere capita, ma semplicemente compresa, nel senso di presa-con, con l’anima, con il cuore, con lo spirito del viaggiatore che osserva …..
Al nostro ritorno, sarà difficile è descrivere quello che abbiamo vissuto. Abbiamo vissuto tutto d’un fiato e siamo storditi al punto che ne siamo ubriache, e non riusciamo a raccontarle a chi non le ha vissute con noi… tutto sembra ridursi ad una semplice descrizione di fatti. Ma più dei fatti, conta l’emozione che s’è vissuta e rimane solo nostra…Ogni tanto ci fermiamo a ricordare il volto triste dell’ Africa, da vivere e non dimenticare che per ogni sorriso e per ogni colore c’è una mano tesa ed un vestito stracciato….
……E se noi siamo partiti benestanti, perché occidentali, siamo ritornati ricchissimi in quanto viaggiatori; viaggiatori in grado di osservare in silenzio, le visioni primitive e vere, in grado di ascoltare quello che l’Africa ha da dire. Ed è forse questa la ragione del viaggio……

…..E’ difficile abbandonare questo luogo, dove abbiamo ricordato che la vita è fatta anche di piccole cose, spesso indimenticabili. Sull’isola sicuramente abbiamo passato dei giorni meravigliosi, concedendoci qualche piccolo piacere in più, …perché spesso la felicità è proprio nella semplicità, nel cuore di un’ Africa più vera e sincera….
Ci siamo perse nelle strette vie della città antica al tramonto, mentre giunge l’ora della preghiera musulmana e la voce del muezzin riecheggia tra i vicoli; abbiamo vissuto il tramonto dalla spiaggia di Stone Town, con i “dhow”, che si tingono di arancione; abbiamo fotografato la gioia dei bambini che corrono scalzi dietro a giocattoli semplici; recarsi sulle spiagge della costa di est per ammirare l’alba, contemplando i colori del mare, chiedendosi come potrebbe essere diverso da ciò il Paradiso……..

Antonella Giroldini