IL POTERE DEI SOGNI di LUIS SEPULVEDA ( Antonella Giroldini)

viaggiando in lungo e largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso….

LE CANARIE ….ISOLE VULCANICHE (Antonella Giroldini)

Le sette isole e i sei isolotti che formano l’arcipelago delle Canarie non sono altro che le punte di una vasta catena montuosa vulcanica che si estende sul fondo dell’Oceano Atlantico. Molto giovani dal punto i vista geologico, le isole emersero 30 milioni di anni fa, quando enormi lastre della crosta terrestre ( placche tettoniche) entrarono in collisione e corrugarono la superficie del pianeta dando origine a gigantesche sia in terra, come nel caso della catena dell’Atlante in Marocco, sia sul fondo dell’Oceano, come nel caso di Capo Verde, delle Azzorre e delle Canarie. Queste isole atlantiche sono collettivamente indicate come Macronesia, e dopo la nascita vennero ulteriormente plasmate da una serie di eruzioni vulcaniche .

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Sul fondo dell’Oceano Atlantico si registra ancora una forte attività vulcanica, e vi sono numerose montagne sommerse. Di tanto in tanto emergono nuove isole vulcaniche, ma in genere si tratta di fragili cumuli di cenere non compatta che vengono velocemente spazzate via.

L’isola dell’arcipelago più adatta per farsi un’ idea di sommovimenti interni alla crosta terrestre è Lanzarote, le cui Montanas del Fuego ribollono tuttora. I vulcani di Fuerteventura, Gran Canaria, La Gomera e El Hierro, invece, non si risvegliano da secoli; a Tenerife l’ultima eruzione vulcanica si ebbe nel 1909; è stata La Palma a ospitare lo spettacolo pirotecnico più recente nel 1971.

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Le isole non hanno dimensioni molto grandi, ma racchiudono paesaggi di ogni genere, delle lunghe spiagge sabbiose di Fuerteventura alle dune di Gran Canaria, delle maestose scogliere atlantiche di Tenerife ai boschi di La Gomera, avvolti dalla nebbia. Le isole più orientali sono caratterizzate da un paesaggio desertico quasi sahariano, mentre La Palma e La Gomera comprendono zone ricche di vegetazione. La montagna più alta di tutta la Spagna è il pico del Teide.

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Nessuna delle isole è attraversata da fiumi e la mancanza di acqua rimane un grande problema. Al posto dei fiumi, reti di barrancos si fanno strada dall’entroterra montuoso della maggior parte delle isole fino alla costa. In alcuni di essi scorre acqua, ma altri restano asciutti quasi tutto l’anno.

Lanzarote e Fuerteventura, le due isole più orientali, distano solo 115 Km dall’Africa continentale, Lanzarote deve il suo aspetto attuale a una serie di violente eruzioni verificatesi nel 1730. L’eruzione creò un suolo fertile là dove prima non cresceva nulla.

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Gran Canaria è sostanzialmente una piramide vulcanica a base circolare. La metà settentrionale è incredibilmente verde e fertile, mentre la zona che si estende a sud del Pozo de las Nieves è più arida e ricorda le isole situate a est di Gran Canaria.

La sorella maggiore di Gran Canaria, quanto meno in termini di grandezza, è Tenerife, altro ” mini continente”. L’isola è occupata per quasi due terzi dalle aspre pendici del Teide. Nella lingua di terra nord – occidentale si sviluppa un’altra catena montuosa, quella degli Anaga. Le uniche vere pianure si trovano nei dintorni di La Laguna e lungo alcuni tratti di costa. Le straordinarie scogliere della costa settentrionale vengono di tanto in tanto sferzate dalle burrasche atlantiche.

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Le altre isole occidentali hanno molto in comune. Caratterizzate da precipitazioni più abbondanti e sorgenti più numerose, sono verdi e orlate da una costa rocciosa . La parte centrale della meseta di La Gomera è ricoperta da una foresta di allori dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e situata nel Parque National de Garajonay. El Hierro , la più piccola delle Canarie, una riserva della bioesfera UNESCO è un isola montuosa .

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Non occorre passare molto tempo nelle Canarie per notare la sorprendente varietà di rocce vulcaniche delle isole.

Statua di Redit (Antonella Giroldini)

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Basalto

Dimensioni: 82x32x43 cm

Antico Regno

Provenienza: probabilmente Saqqara, in seguito Collezione Drovetti, 1824

Nell’antico Regno le statue raffiguranti singoli individui venivano collocate nelle tombe; questa figura risale alla fase più antica dell’unificazione, il cosiddetto Periodo Arcaico, quando ancora non erano state costruite le prime piramidi.

La scultura rappresenta una principessa seduta, con il nome inciso sulla base ad altorilievo: Redit, la figlia del Re”. Redit indossa una parrucca intrecciata, lunga e pesante, divisa in tre falde, due ai  lati della testa e una sulla schiena; è di forme massicce, con il collo corto e un corpo tarchiato, ma le braccia sottili, e dà l’impressione di essere appena affiorata dal blocco di pietra originario. Ha gli occhi rovinati, che però sono resi quasi come se fossero asole; in seguito gli scultori avrebbero elaborato uno stile elegante per renderne la forma, aggiungendo un bordo che terminava con lunghe strisce cosmetiche.

E’  sorprendente trovare una scultura di queste dimensioni, realizzata in una pietra così dura e in un’epoca così arcaica. Ed è ancora più raro , in quest’epoca, che una statua di tali dimensioni e materiale rappresenta una donna. La figura doveva servire da doppio della defunta, che il suo spirito ka avrebbe animato.

Deserto Giordano WADI RUM (Antonella Giroldini)

44805_1370008691079_952658_nUn cartello sull’autostrada del Deserto indica la deviazione per Wadi Rum, una delle zone più belle della Giordania. Percorso  fin dai tempi remoti e da carovanieri ( come testimoniano le iscrizioni tamudiche e babatee, le più antiche delle quali risalgono al IV secolo a. C.), attraversato da sorgenti d’acqua sotterranee che alimentano piante endemiche e arbusti selvatici. Il Wadi Rum dal 1998 è stato dichiarato area protetta della Royal Society for the Conservation of Nature e posto sotto amministrazione speciale dall’ ASEZA.  Vi si accede da Centro visitatori posto nelle vicinanze del massiccio conosciuto come i Setti pilastri della saggezza, dal titolo del libro di Lawrence d’Arabia.

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Storicamente l’area era nota come Iram, nome che in aramaico significa “alto”, probabilmente in riferimento alle cime dei massicci o alla altitudine sul livello del mare. Wadi Rum è infatti un altopiano di circa 450 km, ricco di sorgenti d’acqua, costituito da sabbia e da singolari formazioni rocciose che danno vita a scenari surreali fatti di possenti torri, di pinnacoli e guglie di arenaria che dominano i letti di antichi fiumi completamente prosciugati e che gli hanno valso i nome di “valle della luna”.

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Il paesaggio è caratterizzato da svariate tonalità cromatiche delle distese di sabbia, punteggiate dagli arbusti tipici del deserto, come l’acacia spinosa e hamada salicornica.

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Vi vivono ancora tribù nomadi beduine che conservano i valori di ospitalità . Agli ospiti di passaggio che hanno occasione di fermarsi presso la tenda verrà offerto tè preparato con le erbe del deserto, o caffè profumato al cardamomo.  Le tende sono di colore scuro , realizzate con lana di capra che reagisce alle variazioni climatiche : con la pioggia le maglie si restringono diventando una barriera impermeabile, una volta asciutte si distendono, lasciando circolare l’aria.  La tenda durante il giorno è aperta e lascia vedere i due spazi di cui si compone. A sinistra la zona riservata agli ospiti,  a destra quella riservata alla famiglia. Generalmente questa parte non è accessibile agli ospiti. Alla sera la tenda viene chiusa srotolando la parte di lana legata sul tetto.

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Le incisioni rupestri già scoperte, migliaia, solo una parte di quelle lasciate da cacciatori e nomadi che nei secoli hanno percorso questo territorio .

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I graffiti più antichi raffigurano scene di caccia con l’arco, o segnalano la presenza di sorgenti d’acqua o indicano la direzione migliore da seguire. Le iscrizioni più antiche risalgono al IV millennio a.C., quando Wadi Rum era ricco di vegetazione e di animali. Al Neolitico risalgono probabilmente le rappresentazioni di bovini e soggetti astratti, dipinti in ocra, rinvenuti nell’area di Rakahbt al – Wadak . Al 2000 a. C. e a periodi successivi vengono attribuiti le incisioni con soggetti di caccia con l’arco e figure di animali. Dal VII secolo a. C. si diffondono le raffigurazioni spesso associate a iscrizioni rupestri: la scrittura più diffusa in questo periodo è il tumudico , mentre a partire dal IV secolo a. C compare la scritta nabatea, in uso fino al II secolo risalgono, invece, le iscrizioni in cufico e seguite da quelle in arabo. Particolarmente belle le rappresentazioni di dromedari e di simboli tribali, oltre a quelle che riproducono piante di piedi e dell’eccezionale figura di una donna nell’atto di partorire.

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Tenerife…. terra di nascita di Manolo Blahnik…(Antonella Giroldini)

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Il più famoso designer di calzature del mondo, Manolo Blahnik, è nato nel 1942 a Santa Cruz de Tenerife. Figlio di un padre ceco e madre spagnola, ha trascorso l’infanzia in una piantagione di banane: un inizio singolare pe uno stilista divenuto celebre a livello internazionale. Blahnik è sempre stato affascinato dai piedi e dalle scarpe , e quelle calzature che da bambino creava per scimmie e iguane con minuscoli pezzi di alluminio, erano solo una anticipazione puerile di quelle che con piume, strass , fiocchi e naturalmente tacchi vertiginosi avrebbe creato ” da grande”.

Lasciò la piantagione presso cui viveva per studiare a Ginevra, ma ben presto si trasferì a Parigi per poi stabilirsi a Londra, dove lavorò come fotografo di moda e strinse amicizia con numerosi esponenti del jet set locale. Negli anni ’70 Blahnik sognava di realizzare scenografie teatrali, ma quando la direttrice di Vogue America vide i suoi bozzettidi scarpe e lo convinse a lanciarsi in questo settore.

Il resto è storia, e oggi le “Manolo’s, il cui prezzo oscilla tra € 500 e € 2000, sono diventate uno status symbol e fanno mostra di sé ai piedi delle donne più trendy del mondo. Sarah Jessica , fan sfegatata dello stilista, ha affermato che Manolo’s hanno una durata superiore a quella della maggior parte dei matrimoni; Madonna le ha definite meglio del sesso e Linda Evangelista e China Chow hanno addirittura dato il nome a due modelli. Anche se di tanto il designer torna a Tenerife per fare visita alla madre, che vive ancora nella tenuta di famiglia, vi sarà difficile trovare sull’isola le sue creazioni: gli unici due negozi monomarca Manolo Blahnik hanno sede a Londra e New York.

VILLA D’ESTE DI NOTTE (3 luglio – 12 settembre 2015)

Dopo lo straordinario successo della trascorsa edizione, questa estate è tornata “Villa d’Este di notte”, le aperture straordinarie della Villa rinascimentale e del suo giardino nella suggestiva atmosfera creata dall’illuminazione e dagli effetti della luce riflessa sull’acqua. Un ulteriore elemento di fascino per questo sito Unesco, ed una ghiotta occasione per una serata speciale, anche per chi già conosce questo giardino celebre in tutto il mondo.
A partire dal 3 luglio fino al 12 settembre, tutti i venerdì e sabato, Villa d’Este apre i battenti anche la sera, dalle ore 20,30 alle 24,00 (ultimo ingresso alle ore 23,00).
Durante le aperture notturne sarà visitabile anche la mostra “Zeffirelli. L’arte dello spettacolo” nelle sale dell’Appartamento del Cardinale, che espone oltre settanta bozzetti realizzati dal Maestro per alcune delle sue scenografie e una selezione di costumi di scena originali provenienti dai maggiori teatri italiani, come i due splendidi abiti indossati da Maria Callas al Teatro alla Scala di Milano e i costumi di Piero Tosi realizzati per La Traviata dalla Sartoria Tirelli.
Diversi gli eventi che punteggeranno le aperture notturne. Si parte il 3 luglio con il concerto “Lucenti Armonie”, dedicato ad Ennio Morricone ed organizzato dall’Accademia Ergo Cantemus coro ed orchestra di Tivoli: 61 elementi d’orchestra, 30 coristi, 2 soprani solisti, diretti dal Maestro Giuseppe Galli, faranno riecheggiare sul  panoramico scenario del Vialone del giardino, le note delle celebri musiche da film del grande compositore italiano.
Sabato 4 luglio Philippe Daverio sarà protagonista di un conversazione sull’arte (terrazza della Pallacorda), nell’ambito della rassegna “Tivoli incontra”, che quest’anno ha già portato a Villa d’Este personaggi del mondo della cultura come Corrado Augias, Fausto Bertinotti, Dario Argento, Paolo Villaggio, Dacia Maraini.
Sabato 11 luglio concerto del duo Pallante – Forastiere, mentre l’attrice Licia Maglietta presenterà due spettacoli, rispettivamente “Ballata”, sabato 18 luglio, e “Il difficile mestiere di vedova”, sabato 25 luglio.
Il calendario delle iniziative completo è consultabile dal 1 luglio sul sito di Villa d’Este www.villadestetivoli.info

APERTURE STRAORDINARIE:

tutti i venerdì e sabato dal 3 luglio al 12 settembre
dalle 20,30 alle 24,00; (ore 23,00 ultimo ingresso)

COSTO DEL BIGLIETTO:

Intero: 11 euro (Villa + mostra + spettacolo ove previsto)
Ridotto: 7 euro, (dai 14 ai 18 anni)
gratuito: 0-13 anni.

INFORMAZIONI:                          www.villadestetivoli.info
Biglietteria: 0774.332920 info@villadestetivoli.info
Amministrazione: 0774/312070  villadestetivoli@tiscalinet.it

CHAGALL – AUTORITRATTO CON SETTE DITA (Antonella Giroldini)

Marc Chagall era un ebreo e un sognatore errante . Dal piccolo villaggio di Vitebsk se ne andò per il mondo e dal mondo si lasciò ispirare . Dipinse scene fantastiche, illogiche e piene di sfumature, contadini volanti e treni rovesciati, violini sui tetti e panorami caleidoscopici di Parigi.

Nacque, con il nome di Moishe Shagal ( in russo shagal vuol dire ” andare avanti a grandi passi, fare progressi”), il 7 luglio 1887 a Vitebsk, una città russa la cui popolazione era per metà ebrea. L’infanzia do Marc fu felice ma umile. Primo di 9 fratelli, non avrebbe seguito il lavoro del padre in una ditta di aringhe. Pur senza mai mettere in dubbio il suo amore per i genitori, provava un certo imbarazzo per la condizione sociale del padre. Marc, come ammise in seguito, si sentiva molto più in sintonia con sua madre. Dipingeva, scriveva poesie e imparò a suonare il violino.  I genitori, però, non volevano che si dedicasse all’arte, attività che, pensavano, non gli avrebbe permesso di fare una vita dignitosa.

maternità

Fondata più di mille anni fa, e ora parte della Bielorussia, la città di Vitebsk si trova vicino ai confini di Russia e Lettonia. La città, improduttiva, sprofondata nel fango e decadente, appariva magnifica agli occhi di Chagall. Perfino gli animali, i negozi, le sinagoghe e i contadini più anonimi erano altrettante muse per quel bambino dallo straordinario talento artistico, che si sentiva una cosa sola con il piccolo universo della città ” Vitesbsk è stato il terreno che ha nutrito le radici della mia arte” , scrisse Chagall .

io e il mio villaggio

…ho amato Vitesbsk, nella gloria e nella rovina

ho studiato mille immagini, con uno specchio

ho inciso un sogno e ho lottato parecchio

ho conosciuto me stesso, labbra bianche, verde il volto

ho dipinto la serenità delle mucche là attorno.

Se mai ci fu un sognatore quello fu Chagall. Sembrava che sapesse già dagli anni della prima giovinezza di voler diventare un artista. Un suo amico delle elementari lo introdusse al disegno, ma Chagall sorpreso pensò, all’inizio, che un’attività di quel genere andava messa fuori legge! I suoi primi schizzi mostravano con chiarezza a tutti che Chagall possedeva un dono prodigioso. Negli ultimi anni dall’adolescenza studiò pittura per un breve periodo con Yehuda Pen, un artista di Vitebsk. Chagall apprese da Pen assai bene le diverse tecniche dell’arte classica, ma i suoi lavori fortemente modernisti, con l’abbandono delle figure realistiche e della prospettiva, furono una vera rivoluzione per la sensibilità artistica del suo insegnante.

su vitebsk

Il  violinista ritratto in questo quadro è lo zio di Chagall , che era un Chasid, un membro della setta ebraica che comunicava con Dio attraverso un’estasi musicale. Da ragazzo Chagall pensò che suo zio fosse Kishefdik, perché se ne stava spesso seduto a gambe incrociate sul tetto a suonare il suo strumento a corda. L’immagine del violinista sul tetto fu l’ispirazione per il famoso musical di Broadway.

il violinista

A vent’anni   Chagall andò a San Pietroburgo per studiare pittura e in quell’esperienza disse: ” Mi prese una paura terribile. Come avrei fatto a sfamarmi visto che non sapevo fare altro che dipingere?” Scrisse a proposito di quei trascorsi a San Pietroburgo: ” I miei mezzi non mi permettevano neppure di perdere in affitto una stanza; dovevo accontentarmi di angoli di stanze. Non avevo neppure un letto”.  Trovò ispirazione nella città, piena di poeti e in cui si affermava il simbolismo, eppure Chagall dipinse ciò che amava da più tempo e conosceva meglio: il piccolo villaggio dove era cresciuto.

la mia fidanzata

Chagall conobbe Bella Rosenfeld, figlia di un ricco gioielliere, nel 1909 a casa di Teja, un’amica di lei. Chagall, allora, era un povero apprendista presso il pittore e scenografo Leon Bask. Poco dopo il loro incontro, Chagall e Bella si fidanzarono e Marc dipinse, La mia fidanzata con i guanti neri. Nel 1911, all’età di ventitré anni, Chagall si trasferì a Parigi grazie a una borsa di studio . Là conobbe molte persone tra cui lo scrittore Blaise Cendrars. Nonostante la sua immediata e forte attrazione per la città delle luci, Chagall sopportava a stento la distanza che lo tenne lontano da Bella per quasi quattro anni.  Nel 1914 ritorno a Vitebsk e in poco meno di un anno lui e bella si sposarono. Nell’autobiografia, intitolata La mia vita scrisse ” Vestita interamente di bianco o di nero, sembrava fluttuare sulle mie tele, guidando, a lungo, la mia arte. Non finisco mai un dipinto o un’incisione senza il suo consenso”.

Nell’autobiografia, intitolata La mia vita, Chagall scrisse: vestita interamente di bianco o di nero, sembrava fluttuare sulle mie tele, guidandolo, a lungo, la mia arte, Non finisco mai un dipinto o un incisione senza il suo consenso.

Il 1914 e il 1915 furono anni importanti per Chagall. nel 1914 inaugurò la prima mostra personale a Berlino e nel 1915 si sposò. Nel giorno del suo compleanno, poco prima del matrimonio, Bella gli regalò un mazzo di fiori. Qualche tempo dopo scrisse: ” Insieme ci siamo librati senza sforzo in aria.. dalla finestra…abbiamo fluttuato… sui prati pieni di fiori…. Infuriava  la Prima Guerra Mondiale e Chagall, che non riuscì ad evitare la chiamata militare , fu assegnato a compiti amministrativi presso l’Ufficio dell’economia di guerra a San Pietroburgo. Il nuovo lavoro, che egli peraltro detestava, gli consentì di incontrare molti poeti e scrittor, tra i quali anche Vladimir Majakovskij.

compleanno

Bella fu il grande amore della vita di Chagall. La ritraeva continuamente insieme alla figlia Ida, nata nel 1916, come nel quadro Doppio ritratto col bicchiere di vino. In questo dipinto la moglie lo tiene sulle spalle mentre il suo angelo Ida volteggia sulla sua testa. Quest’opera ritrae la famiglia a Vitebsk dove scorre il fiume Dvina, raffigurato ai piedi dei personaggi.

bicchiere di vino

Nei primi anni 20 , poco dopo la fine della Prima guerra mondiale, la famiglia Chagall partì per Mosca, dove a Marc vennero commissionati dipinti murali del Teatro Statale ebraico. Nonostante fosse stato nominato sovraintendente d’arte a Vitebsk, i suoi rapporti con la nuova URSS  erano destinati a fallire fin dall’inizio: le sue opere non celebravano la recente ” gloriosa Rivoluzione russa” e perciò il governo lo considerò una ” non persona” . Dovettero passare due anni prima che la famiglia Chagall si potesse trasferire in Europa. Lasciarono la Russia nel 1922. Il pittore scrisse . ” la mia arte ha bisogno di Parigi come un albero dell’acqua”. Durante la prima permanenza a Parigi, creò opere meravigliose e visionarie. Opere come Parigi  dalla finestra anticipavano il surrealismo di circa un decennio e fecero di Chagall uno dei pionieri del movimento.

Autoritratto con sette dita appartiene a una serie di dipinti di grandi figure, e mostra Chagall alle prese con la potenzialità del cubismo (un movimento artistico affermatosi agli inizi del Novecento), la vita a Parigi e la nostalgia della casa in Russia. Quest’opera insieme con il violinista e maternità, entrambi dipinti tra il 1912 e il 1913, fu acquistata nel 1914 da un collezionista per 900 franchi . Lo stesso anno, l’esposizione di quasi tutta la produzione parigina di Chagall  alla Sturm Gallery di Berlino segnò l’inizio della sua fama mondiale. Nei 20 anni successivi, l’interesse entusiastico dei collezionisti tedeschi gli garantì una generosa fonte di reddito.

Fare qualcosa ” con sette dita” è un’ espressione yddish che significa fare qualcosa bene o con abilità. In quest’opera Chagall è rappresentato mentre dipinge uno dei suoi quadri, Alla Russia, agli asini e agli altri. Nella parte superiore c’è scritto ” Parigi” e “Russia” in yiddish.

7 dita

“Dai tempi di Renoir nessuno ha avuto la stessa sensibilità per la luce che ha Chagall”, disse una volta Pablo Picasso, ” quando morirà Matisse, Chagall sarà l’unico pittore in grado di capire cosa sia davvero il colore”.

Chagall stesso scrisse: ” c’è un unico colore in grado di esprimere il senso della vita e dell’arte. E’ il colore dell’amore. L’abbondante uso del rosso porpora delle sue opere lascia pensare che sia proprio “il colore dell’amore”.

Nel quadro la passeggiata Chagall sventola Bella come una bandiera per la città di Vitebsk. Nell’altra mano, secondo il biografo Jackie Wullschlager, tiene stretto un uccellino, un riferimento all’immaginazione allegorica di L’ Oiseau Bleu, scritto da Maurice Maeterlinck, in cui l’eroe e l’eroina non trovano il vero amore finché non ritornano dai viaggi nella loro casa modesta.

la passeggiata

I nazisti  avevano occupato Parigi e Chagall si rifugiò in America . Una volta stabilito a New York , Chagall si guadagnava da vivere dipingendo  scenografie e dipingendo costumi per i balletti. Mentre viveva negli USA accaddero due eventi terribili . Nel 1941 i nazisti distrussero Vitebsk e nel 1944 Bella morì. Dopo la morte di Bella, causata da un infezione virale, Chagall fu sopraffatto dalla perdita e per un anno non riuscì più a dipingere. Nel 1945 una giovane inglese di nome Virginia Haggard fu assunta come domestica e quasi immediatamente divenne la sua amante. Cinque anni dopo Virginia lo lasciò portando con sé il loro figlio David. Poco dopo faceva cappelli a Londra. Secondo un articolo del Time Magazine pubblicato nel 1965, lei portò ordine nella sua vita, anche se spesso Chagall minacciava di chiedere il divorzio se lei avesse tentato di portare ordine anche nel suo studio. Rimasero insieme fino alla morte dell’artista, avvenuta circa 30 anni più tardi. Nel 1965 Chagall fece un famoso autoritratto con Vava in piedi vicino alla porta dello studio, forse con l’intenzione di fare pulizia.

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L’arte   delle vetrate, che risale all’XI Secolo, non richiede solo il lavoro di un pittore , ma anche quello di un artigiano in grado di trasferire il disegno sul vetro. Nel 1958 Chagall incontrò Charles Marq, maestro vetraio. Marq diventò il migliore amico del pittore e anche suo collaboratore nella seconda parte della vita di Chagall. Il loro maggior successo fu probabilmente la vetrata che rappresenta le 12 tribù di Israele, e che il Time definì una rivelazione nel vetro. Le stupende vetrate di Chagall si trovano in chiese e musei di tutto il mondo, ma solamente in una sinagoga, quella del Centro di medicina dell’Università di Hadassah a Gerusalemme. Questo tipo di arte fa emergere il pensiero di Chagall secondo cui tutti i colori sono amici dei loro vicini e amanti dei loro opposti.

Dopo aver lasciato definitivamente l’America nel 1948, Chagall trascorse gli ultimi anni della sua vita in diverse zone della Francia. . Nel 1985 Chagall morì all’età di 97 anni .

Charles Bukowski …(a volte le parole di qualcun altro ti dicono come stai…di Antonella Giroldini) …

addi in uno dei miei patetici periodi di chiusura. Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere. Sono educato. Faccio segno di sì. Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno. Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l’anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali. Non importa… Il mio cervello si chiude. Ascolto. Rispondo. E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono. – Charles Bukowski – Official Italian Profile