Monterotondo (Antonella Giroldini)

E’ uno dei luoghi legati all’ ultima epopea garibaldina, culminata con le battaglie del 1867 dirette alla liberazione di Roma, ma anche un centro che ha conosciuto, a partire dal secondo dopoguerra, un rapido processo di industrializzazione.

Il Duomo fu eretto nel 1639 da Domenico Castelli; del Castelli è anche è anche il seicentesco palazzo Orsini dal 1891 sede del comune, costruito su una preesistente rocca della medesima famiglia.

Casperia (Antonella Giroldini)

Visitare Casperia vuol dire andare a spasso nella storia. Si affaccia sul Monte Soratte e la Vallata del Tevere a 397 m slm , guarda il Monte Pizzuto e le campagne illuminate dall’argenteo colore degli ulivi.
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Casperia ha una cinta muraria con due porte antiche, i torrioni ben visibili e la struttura tipica di un paese nato nel Medioevo: arroccato su un colle roccioso con tipiche case a torre alte e strette, palazzi signorili, ripide e tortuose cordonate che collegano le vie e le piazze.

Nel suo territorio sono presenti varie piante secolari tra cui spicca in particolare il leccio pluricentenario che si trova nella parte più alta del centro storico, vicino al campanile, visibile da chilometri di distanza, per la sua verde chioma che affianca il campanile romanico.

Una leggenda narra che Sabo (da qui il nome Sabina), partito dalla Persia e giunto in Grecia fu obbligato dall’estrema rigidità delle leggi di Licurgo a muovere con il suo seguito prima in Sicilia e poi nell’attuale territorio di Casperia. Secondo il geografo romano Pomponio Mela, Casperia sarebbe la più antica città sabina fondata dal popolo dei Caspi. Virgilio la cita nell’Eneide nell’elenco delle città che inviarono truppe in aiuto di Turno nella guerra contro Enea. Ma queste fonti non sono attendibili. Tanti i reperti di età romana come le ville rusticae.

Il primo documento in cui si cita il nome di Aspra (l’attuale Casperia) risale al maggio del 1109; in questo atto influenti uomini del luogo autorizzano alcune famiglie ad insediarsi sull’ononimo monte, il cui nome forse deriva dell’asperità del terreno. Il borgo di Aspra così come è oggi nacque intorno all’anno 1000. Le sue mura di cinta nel Medioevo la resero inespugnabile. Nel 1200 è un libero comune e nel 1300 ebbe tra i suoi podestà il condottiero romano Cola di Rienzo. Tra il 1400 ed il 1500 divenne fuedo dei Savelli e degli Orsini fino al 1592, data in cui Aspra tornò sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio a cui appartenne fino all’unità di Italia. Il nome Aspra è rimasto fino al 1947, quando una decisione amministrativa ha voluto recuperare la tradizione umanistica con l’antica Casperia.

Castello Orsini – Odescalchi (Antonella Giroldini)

La sua mole pentagonale a torri cilindriche è un esemplare innesto di architettura residenziale signorile su struttura militare, fu edificato dagli Orsini a partire dal 1470 e terminato nel 1485 . Nel 1696 il castello passò agli Odescalchi, che ebbero uno dei momenti di maggiore splendore con l’ascesa al soglio pontificio di Innocenzo XI. Saccheggiato durante l’occupazione francese, il castello passò ai Torlonia ma fi riscattato nel 1848 da Livio III Odescalchi.

Occupano il primo piano , tra le altre : la biblioteca, con stucchi e affreschi degli Zuccari; la sala detta di Umberto I , dal soffitto ligneo dipinto da Antoniazzo Romano e aiuti; la sala del Pisanello , con affreschi narranti, scene di caccia e di villeggiatura opera della sua scuola; la sala dei Trofei di caccia, la più grande che oltre una bella vista sul lago ed è ornata di un affresco di Antoniazzo Romano; la sala degli Orsini, con busti di Gian Lorenzo Bernini; la Camera Rossa detta anche di Isabella, con soffitto dipinto da Antoniazzo  Romano.

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Al secondo piano, cui si accede per una scala a chiocciola, sono significative la sala del balcone per l’ampia visita, la sala delle fatiche di Ercole per l’armeria ottocentesca, la sala delle scienze per le figure allegoriche del fregio. Dalla camera della torre si sale a una loggia ed al camminamento di ronda.

STILO (Antonella Giroldini)

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Sopra un pendio di ulivi e viti, è l’antico borgo disposto a gradinate , con case in pietra scura che paiono dipinte nella roccia.

Divenuto nel X secolo il principale centro bizzantino della Calabria meridionale, accolse eremiti e monaci basiliani, che abitarono le sue grotte e costruirono la celebre Cattolica, tra i più importanti e singolari monumenti della regione, ancora miracolosamente intatta.

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Aggrappata alle pendici del Monte Consolino, la Cattolica è tra i monumenti più noti della regione. Interamente in mattoni, con tre absidi e 5 cupolette dai tamburi  cilindrici, di cui la centrale più alta delle altre, ricorda certi edifici sacri del Peloponneso, ma anche dell’Armenia e dell’Anatolia. Fu costruita nel X secolo su un poggio isolato.

Stilo è stata reputata patria del filosofo Tommaso Campanella

Roccella Jonica

Sul lungomare, due colonne monolitiche in porfido egiziano, appartenenti a un tempio pagano e ritrovate da alcuni pescatori sulla spiaggia nel 1863. Nella parte alta dell’abitato, più antica e ormai disabitata, i ruderi grandiosi del castello medioevale, per secoli difesa contro gli attacchi di navi corsare e turche.. La sua storia è dunque antica, ma Roccella Jonica si presenta oggi come un moderno centro costiero, con alcune risorse industriali e attrezzature per il turismo.

 

GERACE (Antonella Giroldini)

Nello stemma cittadino l’immagine di un rapace. Fu infatti un volo di sparviero a guidare i profughi di Locri fino ai piedi di un’alta e solitaria rupe, piatta in cima come una tavola. così la leggenda racconta la nascita di Gerace, città nobile e austera, silenziosa e solenne, che la storia fece padrona e guardiana di un vasto territorio. In realtà il sito, già abitato dal Neolitico  fu scelto dai profughi locresi per le sue caratteristiche di sicurezza e difendibilità, e divenne sotto i normanni città ricca e potente, tanto da contare ben 79 chiese, 12 conventi e 8 monasteri. In un paesaggio di tormentata bellezza , tra il verde degli uliveti e il bianco abbagliante delle fiumare assolate, rupi scoscese sembrano innalzare un luogo fermo nel tempo . Intatto è infatti il sapore medioevale dell’abitato che conserva scorci di grande suggestione e gioielli architettonici, prima fra tutte la stupenda cattedrale, testimonianza di un illustre passato.

 

Ai piedi della rupe è il borgo, costruito da un compatto nucleo di edifici fuori delle mura cittadine. Qui vivono contadini e artigiani della terracotta, che ancora lavorano nelle grotte scavate nel tufo continuando una tradizione artigiana particolarmente fiorente nei sec XVI e XVII.

A mezza costa è anche il Borghetto, altro caratteristico quartiere popolare, con case medioevali disposte a schiera, spesso sostenute da archi di pietra. Per vie strette e suggestive  si entra nella città alta, la parte nobile di Gerace, adagiata sulla cima pianeggiante della rupe.

PENTEDATTILO (Antonella Giroldini)

ovvero 5 dita. Con i suoi cinque strani pinnacoli, sembra davvero una gigantesca mano di roccia arenaria che sovrasta il borgo, frazione di Melito di Porto Salvo, uno dei più caratteristici e suggestivi della Calabria dal punto di vista paesaggistico e architettonico, mirabile esempio dell’adattamento dell’insediamento alla natura del terreno. Aggrappato a declivio di una rupe rossastra con straordinario effetto scenografico, è un labirinto di stradine, tetti, case in pietra con archi e balconi, ridotto a una sorta di paese fantasma per il trasferimento dei suoi abitanti nei recenti quartieri sorti a valle.