Pescocostanzo (Antonella Giroldini)

 

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Affacciata sui pascoli del Quarto Grande e del Quarto del Barone, l’antica e nobile Pescocostanzo è uno dei centri più interessanti dell’Abruzzo interno. Feudo dei Colonna, poi dei Silvestri e dei Testa, ha conosciuto una fase di prosperità tra XV e XVIII secolo, quando vi lavorarono artisti lombardi come lo scultore Cosimo Fanzago, il pittore Tanzio da Varallo e abruzzesi come Norberto Cicco per il marmo e Santo Di Rocco per il ferro. Nacque a Pescocostanzo l’intagliatore Ferdinando Mosca, autore del soffitto di S. Bernardino all’Aquila. Pescocostanzo ha subito gravi danni durante la seconda guerra mondiale ma la ricostruzione non ha modificato il centro storico. Al di là dei pur numerosi edifici d’interesse artistico e monumentale, va osservata la particolare qualità diffusa dell’edilizia pescolana: quasi tutte le abitazioni di carattere tradizionale hanno la scala esterna (“vignale”), orientata al riparo dal vento, portali, finestre, cornicioni in pietra scolpita, come in pietra sono lastricate le strade del paese.

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Entrando nella villa, lungo la strada che porta verso il centro si incontrano la chiesa e il convento di Gesù e Maria. Questo severo complesso progettato da Cosimo Fanzago per ospitare i Francescani è arricchito da fastosi arredi barocchi. All’interno, lo scenografico altare maggiore si deve il disegno di Fanzago.

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Monumento davvero eccezionale, la basilica collegiata di S. Maria del Colle si leva alta su una scalinata sulla quale si affaccia anche la chiesa di S. Maria del Suffragio dei Morti, con sfarzosi arredi barocchi nell’XI secolo e abbattuta dal terremoto del 1456, la collegiata fu  ricostruita alla fine del Quattrocento e ingrandita nel secolo successivo, quando si realizzarono anche facciata e portale attuali, aperti sul fianco destro. L’interno, a cinque navate, è impreziosito dal magnifico soffitto ligneo a cassettoni, intagliato e dorato.

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Una bella prospettiva si apre verso la triangolare piazza del Municipio, accogliente e armonioso spazio dotato della tradizionale fontana e dominato dalla torretta del Palazzo municipale, di impianto cinquecentesco. Accanto a questo è il palazzo del Governatore, sul cui spigolo spicca lo stemma cinquecentesco degli Asburgo di Spagna. Spicca per l’eleganza dell’architettura l’ex monastero di S. Scolastica, progettato da Cosimo Fanzago e per ciò detto palazzo Fanzago. Sorprendenti le mensole di legno che sorreggono il tetto, intagliate a rappresentare dei draghi. Una scalinata sale alla collina del Pesco, dov’era il primo nucleo del paese. Oggi ospita un belvedere e la chiesa di S. Antonio Abate.

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Proseguendo alla sinistra del municipio, nel corso Roma, si entra nel quartiere più interessante del borgo, sorto tra il XVI e il XVIII secolo, del quale si consiglia la visita sia per i palazzi patrizi che testimoniano del periodo di maggiore prosperità di Pescocostanzo, sia per le abitazioni tradizionali dei secoli XVI e XVII, dalla particolare tipologia con la loggia e scala esterna.

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VILLALAGO – GOLE DEL SAGITTARIO (Antonella Giroldini)

Da Anversa degli Abruzzi, la statale traversa a mezza costa la scenografica forra delle Gole del Sagittario, lascia a sinistra la diramazione per Castravalva e prosegui in un’ aspra valle rocciosa fino al lago artificiale e all’eremo di S. Domenico. Poco più avanti una salita conduce a Villalago, con il centro storico affacciato sul Lago di Scanno. La parrocchiale di S. Maria di Loreto, di origine medievale, rifatta in forme barocche e di nuovo dopo la seconda guerra mondiale, rifatta in forme barocche e di nuovo dopo la seconda guerra mondiale, conserva un potale quattrocentesco a tutto sesto, un reliquiario del XV secolo e una tavola cinquecentesca della Madonna del rosario.

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CELANO (Antonella Giroldini)

Centro di origine antica, la cittadina sorveglia dall’alto il Fucino ed è dominata dai pendii della Serra. Nel Medioevo la sua importanza era tale che i suoi feudatari controllavano l’Abruzzo e il Molise. Intorno al 1185 vi nacque il beato Tommaso da Celano, tra i primi seguaci di S. Francesco e autore dell’inno Dies Irae. Nel 1223 la città si ribellò a Federico II e venne assediata e distrutta.

Una breve salita dal Centro al poderoso castello Piccolomini, eretto a partire dal 1392, circondato dalle mura del XIV e del XV secolo, rafforzate da 5 torrioni cilindrici, con il mastio trasformato in residenza dei Piccolomini. Ospita le raccolte del Museo nazionale di Arte sacra della Marsica, con pitture , sculture , oreficerie e parametri sacri, patrimonio rimasto integro nonostante le lesioni strutturali subite dall’edificio nel terremoto del 2009.

ROCCA DI CAMBIO (Antonella Giroldini)

Questo comune, su un costone alle falde del monte cagno, è il più alto dell’Abbruzzo e fu scelto come villeggiatura dell’imperatore Ottone. Il terremoto ha danneggiato le case del nucleo vecchio, ma non la Chiesa dell’Annunziata, cn un fonte battesimale coevo e un tabernacolo di scuola dell’Annunziata, con la fonte battesimale coevo e un tabernacolo di scuola abruzzese del XIV secolo. Dall’altro lato della statale una stradina conduce all’abbazia di S. Lucia, fondata nel XIV secolo. E’ stata lesionata dagli effetti del terremoto sia nelle strutture, sia nei notevoli affreschi trecenteschi del presbiterio e della cripta.

 

IL MONASTERO DI SANTO SPIRITO D’OCRE (Antonella Giroldini)

Per festeggiare un occasione particolare decido di regalare al mio compagno un cofanetto della Boscolo – ” verdi emozioni” – tra le varie esperienze che il cofanetto propone decidiamo di regalarci un soggiorno speciale a due passi da casa.

Scegliamo Ocre, un borgo a pochi passi dall’Aquila.

Ocre è situata nel cuore verde dell’Italia, circondata dai parchi più famosi del paese, tra cui lo spettacolare Parco del Gran Sasso, con il suo maestoso monte. Un paesaggio incontaminato, castelli, torri e borghi medievali: qui ogni attività sportiva, escursionistica o naturalistica comunica l’emozione profonda di una natura intatta. Le bellissime Grotte di Stiffe offrono un singolare spettacolo: quello del fiume sotterraneo che scorre per riemergere poi in superficie.

Il Monastero di S. Spirito, prezioso gioiello di architettura medievale e monumento nazionale, dopo anni di elaborato e sapiente restauro è oggi una residenza d’epoca di grande prestigio, luogo di ospitalità e cultura tra boschi, castelli e borghi, dove trascorrere un soggiorno in totale relax ed a contatto con la natura. Tutti gli spazi, interni ed esterni, sono stati ristrutturati secondo la destinazione d’uso che già i monaci cistercensi avevano stabilito. Le 12 stanze, ricavate dai dormitori al primo piano sono essenziali e confortevoli. Sono arredate con mobili in legno, tessuti naturali e dotate di servizi privati, televisore a colori e telefono. Sono a disposizione degli ospiti anche la biblioteca, internet point e wi-fi.

Il Monastero fu fondato nel 1222 dal Beato Placido da Roio, su un terreno donatogli dal conte Bernardo d’Ocre, entrò nell’ordine cistercense alla morte  del fondatore nel 1248 come dipendenza del monastero di S. Maria di Casanova.

Il Monastero occupa un’area rettangolare con alte mura perimetrali che lo isolano quasi completamente dal territorio circostante. All’interno si apre un cortile quadrangolare lungo i cui lati , secondo le norme cistercensi, sono situati la Chiesa, il refettorio, il dormitorio e la sala capitolare.

La facciata principale del Monastero ha solo cinque aperture: l’ingresso carraio con arco ogivale alla maniera borgognone, l’ingresso pedonale e tre eleganti bifore, una delle quali di spia piombatoio.

Nell’aula chiesastica e nella cappella – sacrestia sono presenti affreschi databili al XIII Sec. con scene della vita del Beato Placido e, nel presbiterio, resti, di pitture della fine del XVI secolo attribuiti a Paolo Mausonio.

Le 12 stanze ricavate dai dormitori al primo piano sono essenziali e confortevoli . sono arredate con mobili di legno, tessuti naturali e dotate di servizi privati, tv a colori e telefoni. Sono a disposizione degli ospiti la biblioteca, la sala benessere, internet point e wi-fi.

Gli ingredienti principali della cucina sono la memoria e l’identità perché essa si rifà a antiche e semplici ricette del luogo. La pasta è solo quella fatta in casa e la zuppa di legumi, ma solo quelli di stagione . La carne, i salumi e i formaggi sono quelli dei pascoli delle montagne. Il pane casareccio cotto in forno a legna. Gli ortaggi e la frutta di stagione. Il tartufo nero di Ocre, lo zafferano , il timo, la menta e la mentuccia. I dolci tipici sono le nocciole, le mandorle, le noci, la ricotta, le marmellate. Vini abruzzesi D.O.C., liquori e infusi aromatici di erbe e frutti di bosco.

…dove finisce il silenzio inizia a parlare la natura

ascoltala..

la sua voce non è clamore

è un soffio di vento tra gli alberi

uno sbattere di ali nel cielo

un ronzio di insetti

tra le pietre del monastero…

Un vasto territorio appartato e silente dove, tra le asprezze delle montagne e il brusio dei boschi, tra le strade millenarie, abbazie, fortezze, monasteri e straordinari borghi medioevali, si odono ancora i passi di popoli mitici che hanno reso unici questi luoghi. Ancora oggi questo lembo di terra offre al visitatore l’opportunità di un viaggio ricco di storia, ma anche ricco di storie affidate alla tradizione orale di vecchi quasi centenari, saggi e malinconici.

Un paesaggio dove, protetti da foreste intricate e intatte, posano il loro passo felpato i lupi, i cervi, le martore.

 

 

CALASCIO E ROCCA CALASCIO (Antonella Giroldini)

Al margine di Campo Imperatore, Calascio offre un bel panorama sulla piana di Navelli e sul Sirente. Nel centro storico, tra scalinate, stradette selciate e qualche vecchio edificio crollato per il sisma del 2009, meritano una visita la cinquecentesca parrocchiale di S. Nicla, con tele, affreschi e statue barocche, e il convento di S. Maria dei Cinquecento, una tela del Bedeschini e un ciborio settecentesco in legno, Dal paese , una stradina sale al borgo di Rocca Calascio, abbandonato nel dopoguerra e oggi in via di recupero. Alla sommità sono gli imponenti resti della rocca, tra i monumenti più noti dell’Abruzzo. Fondata intorno al mille , è stata dotata alla fine del XV secolo di quattro poderose torri cilindriche.

SANTO STEFANO DI SESSANIO (Antonella Giroldini)

Per integrità del suo aspetto e la fusione con il contesto paesaggistico, il paese è il più interessante tra i borghi del versante meridionale del Gran Sasso. Rimasto abbandonato per decenni, è stato restaurato e riconvertito come turistico e alberghiero. Molti segni lasciati dai Medici, che per due secoli possedettero il borgo e l’intera baronia di Carapelle, dove fecero fiorire i commerci della lana. Lasciata l’auto nella parte bassa, si osserva la parrocchiale di S. Stefano, che conserva una statua lignea del santo e della Madonna in terracotta del XVI seclo, si supera una porta ad arco ogivale con stemma dei Medici e ci si infila tra le case in pietra addossate le une alle altre, collegate da paesaggi voltati e stradine lastricate. Si incontrano un palazzetto quattro – cinquecentesco coronato da una loggia e la chiesa di S. Maria in Ruvo. Dominava il centro il torrione merlato, simbolo del paese , crollato per il sisma. A nord dell’abitato è il santuario della Madonna delle Grazie, affacciato su un laghetto rotondo, reso irriconoscibile dal crollo del portichetto.

 

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Escursione alla Camosciara di Antonella Giroldini

La Camosciara è la parte più famosa e conosciuta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.image001

Il selvaggio anfiteatro rupestre del gruppo montuoso della Camosciara, dominato dal monte Sterpidalto e dal Balzo della Chiesa, è uno dei luoghi più noti e più importanti del Parco. Le impervie vette dell’anfiteatro, mai violate nel tempo, hanno permesso la sopravvivenza del Camoscio d’Abruzzo e dell’Orso Marsicano, oggi simbolo dell’Ente Parco. La strada che si stacca dalla statale per raggiungere la Camosciara è chiusa alle auto. Il suo fulcro è lo spettacolare anfiteatro naturale che, con le sue guglie e creste frastagliate di dolomia bianca e grigia, è molto simile nella struttura e nell’aspetto alle montagne dolomitiche alpine; l’area si estende verso valle fino al fiume Sangro e racchiude nel proprio contesto la zona di Riserva Integrale ove l’integrità del territorio merita la conservazione assoluta. Oggi è possibile godere del grandioso scenario percorrendo un comodo itinerario, a diretto contatto con la natura, fino alle Cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle, e usufruire dei molteplici servizi presenti nell’area: mountain bike, passeggiate a cavallo, trenino turistico, area pic-nic con punti fuoco, escursioni guidate.

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Antonella Giroldini

PESCINA (Antonella Giroldini)

Il centro allo sblocco della valle del Giovenco nella piana del Fucino, è dominato dai resti di un fortilizio dei marsi, poi castrum romano. Appartiene ai Del Balzo e ai Piccolomini, e ha dato i natali al cardinale Mazzarino e a Ignazio Siline. Il terremoto del 1915 ha raso al suolo il centro storico, oggi sostituito dall’abitato moderno in pianura. Nella cattedrale di S. Maria delle Grazie, prima del terremoto del 1915 e delle distruzioni belliche era il trionfo del SS Sacramento, celebre affresco di Teofilo Patini. All’ingresso nel paese antico, all’interno dell’ex convento dei Minori Conventuali, è il Centro Studi Ignazio Silone. Il Museo Mazzarino con documenti e cimeli relativi alla vita del cardinale è allestito in una palazzina del 1971 posta nei pressi della chiesa di S. Bernardo; qui sotto la torre campanaria , sono sepolte le spoglie di Ignazio Silone. La Chiesa di S. Francesco ha facciata romanica con bel portale. Il viottolo che sale tra le rovine del vecchio nucleo abbandonato si conclude ai piedi dell’unica torre sopravvissuta del castello.