Situato al fondo delle Grande Depressione il Mar Morto venne citato sia nella Bibbia ( sulle sue sponde sorgevano le cinque città di Sodoma, Gomorra, Adham, Zeboim e Zoa) sia dal Coran, descritto da Greci e Arabi, chiamato “Mare di Lot” o “d’asfalto”, “Sedom”, “Dragone”, “Araba”. A chiamarlo per la prima volta Mar Morto furono i crociati. Tale proliferazione dei nomi è la prova del fascino e dell’interesse per questo grande lago salato ha sempre esercitato sulle popolazioni, sebbene l’aspetto, le dimensioni e la consistenza dello specchio d’acqua biblico fossero decisamente diverso da quello odierno. L’apporto idrico è stato drasticamente ridotto dagli interventi realizzati sul corso del fiume Giordano, suo principale immissario.
La forte evaporazione e la combinazione di fattori geologici, hanno reso le acque del Mar Morto nove volte più salate rispetto alla normale acqua marina, rendendole così inadatte a ogni tipo di vita animale o vegetale. Esse hanno, però, notevoli qualità terapeutiche per varie specie di malattie della pelle, e oltre a essere curative, sono toccanti e depurative.
Lungo la costa giordana del Mar Morto come avviene anche lungo la sponda israeliana, una serie di strutture di alto livello , offre la possibilità di fare bagni nel mare e di sfruttare le proprietà terapeutiche dei sali e dei fanghi dello specchio d’acqua . L’acqua del Mar Morto contiene ben 21 minerali, con elevate concentrazioni di magnesio, sodio, potassio e bromo . Queste sostanze conosciute come rimedi per la malattie della pelle ed elisir di bellezza fin dall’epoca biblica, sono utilizzate per trattamenti mirati . A poca distanza dalle sponde del Mar Morto si trovano le sorgenti termali di Hammamat Ma’ in, 264 metri al di sotto del livello del mare, al centro di un oasi. Le sue cascate ipertermali alimentano numerose sorgenti cale e fredde della valle e qui è tato costruito un complesso specializzato in applicazione di fanghi, massaggi in acqua, maschere di fango e trattamenti elettroterapici e cosmetici.












































Molte delle porte originali di Stone Town hanno più di 150 anni . La loro longevità, che spesso supera quella delle case stesse si deve alla durezza del legno con cui sono state realizzate, capace di resistere all’azione delle termiti, dell’acqua e del tempo. Il legno veniva ricavato da alcune specie arboree locali, tra cui l’albero dei jackfruit o quello del pane, mentre il tek e il sesamo venivano importati persino dalle lontane terre dell’india ( l’uso del sesamo potrebbe spiegare la famosa frase “apriti sesamo”) . si dice che le borchie fossero state concepite per tenere a distanza gli elefanti più irrequieti. Già prima dell’Ottocento le borchie erano assurte a simbolo di protezione della casa, valore simbolico che viene incarnato anche dai comuni motivi di catene o funi , intagliati sulla cornice della porta per proteggere l’abitazione dalla malasorte e dal malocchio .




