ABBAZIA DI FOSSANOVA (Antonella Giroldini)

L’abbazia di Fossanova si trova nel comune di Priverno, 5 km a sud del centro urbano, ai confini con il comune di Sonnino, in provincia di Latina.
L’abitato sito tutt’intorno ha l’aspetto di vicus e prende il nome da una cloaca che nei primi tempi del piccolo borgo era chiamata Fossa Nova.
L’abbazia, figlia dell’abbazia di Altacomba e la cui costruzione durò dal 1163 al 1208, è un perfetto esempio di transizione dal romanico al gotico; l’interno è spoglio o quasi di affreschi (ne rimangono, alcuni brandelli sulle pareti) secondo l’austero stile dei monaci cistercensi.
Raggiunse il massimo splendore durante tutto il XIII secolo, a partire dal secolo successivo comincerà un lento declino che terminerà nel XIX secolo con la trasformazione del complesso abbaziale in borgo rurale.
Fu dapprima monastero benedettino e successivamente, per volere di Innocenzo II, fu concessa ai cistercensi che la edificarono nelle forme attuali.

l nucleo principale è costituito dalla Chiesa con il Chiostro su cui ruotano il Refettorio, la Sala Capitolare, l’Infermeria dei monaci e la Casa dell’Abate, dove morì San Tommaso d’Aquino nel 1274; ancora oggi in chiesa se ne conserva la semplice tomba vuota (il corpo fu trasferito dai domenicani a Tolosa alla fine del XIV secolo) composta da una lastra di marmo o travertino rettangolare.
La chiesa abbaziale, dedicata a S. Maria, fu consacrata da Innocenzo III nel 1208; si presenta di una spettacolare e severa grandiosità; la facciata (che doveva essere preceduta da un portico) è semplice ma maestosa, con portale fortemente strombato.
Il portale è poi costituito da un arco a sesto acuto nella cui lunetta è ripreso il motivo del rosone, mentre nella parte inferiore, un mosaico cosmatesco sostituisce un’iscrizione dedicata a Federico Barbarossa.
Al di sopra del portale riccamente decorato, la sobria facciata è adornata da un grande rosone. Originariamente, esso era più piccolo: di questa precedente versione resta una traccia che sembra coronare l’attuale.
Ventiquattro colonnine binate, sui cui capitelli si impostano archetti a sesto acuto, funzionano da armatura della vetrata intermessa.
L’oculus ottagonale al centro del frontone è un rifacimento di uno originario che doveva essere simile a quello dell’abside.
La possanza della facciata è accentuata dall’esposizione dei potenti contrafforti.

La struttura della chiesa, costruita interamente in travertino, è basilicale.
Ha pianta cruciforme; il braccio longitudinale, che si sviluppa secondo un asse mediano è diviso in tre navateda sette pilastri congiunti da arcate a sesto acuto, poi è attraversato perpendicolarmente dal transetto.
Le navate sono coperte da volte a crociera, all’incrocio fra la navata centrale ed il transetto sorge il tiburio o torre lanterna, a pianta ottagonale,ricostruito dopo che un fulmine lo distrusse nel 1595, elevato di due piani e sormontato dalla lanterna, che sostituiva il campanile.
Le campane si suonavano nel sito del coro con funi che pendevano davanti l’altare maggiore.
Lo spoglio interno esalta lo stile gotico-cistercense.
La navata centrale, scandita nella prima parte da sette campate rettangolari, termina nel presbiterio e nell’abside che formano un unico corpo rettangolare.
Il sistema dei sostegni è formato da massicci pilastri rettangolari.
Le arcate che conducono dalla navata mediana a quelle laterali sono rette da semicolonne.
Altre semicolonne pensili (cioè poste su una mensola a distanza dal suolo) salgono a portare gli archi trasversi della navata centrale.
Nei due bracci, invece, sono ricavate quattro cappelline: dalle due alla sinistra dell’altare scende la scala con la quale i monaci dal dormitorio passavano direttamente in chiesa.
Una cornice di semplice fattura, tipicamente borgognona, corre lungo i due lati della navata centrale a spezzare il verticalismo dell’ambiente.
Il Chiostro era il luogo riservato al passeggio e alla meditazione dei frati ed intorno ad esso si sviluppavano i principali ambienti del monastero.
Di particolare interesse è il lato antistante il Refettorio per le forme delle colonnine e per l’edicola costruita a protezione di un lavabo, la cui base riutilizza una pietra miliare dell’antica via Appia.
Su un lato del Chiostro si apre la Sala Capitolare, uno degli ambienti più importanti del monastero, dove i monaci si riunivano ogni mattina per leggere un capitolo della Regola di S. Benedetto e per discutere delle questioni più importanti.
La Sala è coperta da una doppia volta a crociera, che si appoggia a semipilastri a fascio addossati alle pareti e a due pilastri al centro.
Il Refettorio, dove i monaci si riunivano per il pasto, è l’ambiente più vasto dopo la chiesa.
Il tetto è sostenuto da cinque archi a sesto acuto; sulla parete destra si trova il pulpito, al quale si accede mediante una scalinata di pietra.
A ridosso della porta d’ingresso vi è a destra un’apertura dalla quale le vivande venivano passate direttamente dalla cucina al refettorio.
Subito fuori il nucleo principale si sviluppano l’Infermeria dei conversi (oggi sala per attività culturali), la Foresteria (sede del Museo Medievale), i resti di quello che fu l’Ospizio per i pellegrini, la Grangia e le Stalle.

TREVIGNANO ROMANO E DINTORNI (Antonella Giroldini)

Affacciato sulla sponda settentrionale del Lago di Bracciano, si trova il borgo di Trevignano Romano, circa a cinquanta chilometri a nord di Roma, è meta scelta da tanti romani per una gita al lago e per staccare la spina dal caos capitolino.

Trevignano fu costruito su una rupe di lava leucitica all’estremità del cratere di un antico vulcano. Luogo di rilassanti passeggiate, con un lungolago ampio e curato, con spazi verdi, ristorantini, spiagge e zone ombreggiate dove poter sostare, ma anche meta di una gita culturale per la sua storia e la sua architettura medievale.

Cosa vedere a Trevignano Romano

Trevignano è situato nel cuore della “Tuscia romana”, qui si trova il Museo Civico (all’interno del palazzo del Comune) con tombe etrusce del VII-VI secolo a.C. Da visitare la Chiesa cinquecentesca dell’Assunta in Cielo che conserva all’interno un affresco dell’abside, raffigurante la morte e l’assunzione in cielo della Madonna, di scuola raffaellesca. E poi il Castello di Trevignano, una rocca sospesa nel tempo che domina sul paese che risale al 1200, commissionata da Papa Innocenzo III e resa più importante sotto il dominio della famiglia Orsini. Ad oggi la rocca è quasi totalmente distrutta, ma avventurarsi per il sentiero che permette di raggiungerla è un’esperienza suggestiva che vale la pena vivere. E la vista da lassù è mozzafiato.

A Trevignano è possibile trascorrere una giornata di relax al lago. Tante le famiglie che qui si recano anche con i bambini, scegliendo il lago come alternativa al mare. Presso il lago di Trevignano, inoltre, è possibile praticare diversi sport acquatici come vela, canoa, windsurf, immersioni subacquee. Il territorio si presta anche per attività sportive di terra, tra cui mountain bike, trekking e parapendio.

GIRO IN BICI PER IL BOSCO DI CALCATA (Antonella Giroldini)

Deviando ancora a destra si arriva sulle sponde del torrente e lo si segue sulla sinistra. Lungo le rive sassose, qui, nell’ombroso e umido tunnel della forra s’incontrano felci dalle fronde strepitose, lingue cervine lunghe un braccio: e poi primule, polmonarie e bucaneve a seconda della stagione. Anche per la fauna, l’elenco è lungo e importante ma certo non verificabile in una singola gita: le martore, le istrici, i gufi, il raro gatto selvatico e persino la lampreda, un pesce privo di mascella autentico “fossile vivente”, è inutile prometterli a chi non è più che fortunato. Ma ci si può rifare con lo sparviero, la poiana, la donnola e la natrice dal collare, che non di rado si vede attraversare il corso d’acqua a caccia di anfibi. Va segnalato che l’elevato valore naturalistico di questi luoghi, naturalmente, non si esaurisce entro i confini del parco (di cui qui ci troviamo all’estremità settentrionale). Non a caso, poco a nord-ovest dell’area protetta si trova il sito d’interesse comunitario (Sic) Fosse Cerreto, che si estende su 330 ettari lungo le sponde dell’omonimo corso d’acqua. Si tratta di un vallone tufaceo con ambienti rupestri e fluviali di particolare importanza per l’avifauna e per l’ittiofauna: vi sono stati censiti come presenti, infatti, rapaci come il biancone o il lodolaio e pesci quali il ghiozzo di ruscello e il vairone. Specie di grande importanza, soprattutto queste ultime vista la situazione sempre più critica in cui versano i pesci d’acqua dolce nel nostro Paese.

Luci di Natale ad Anzio (Antonella Giroldini)

Anzio si illumina per le feste natalizie. Con l’accensione delle luminarie e con l’attivazione del trenino dedicato ai bambini, nonostante il maltempo, entra nel vivo il programma della terza edizione del Natale sul Mare di Anzio, pianificato dall’Assessore alle attività produttive, spettacolo e turismo Valentina Salsedo, insieme al Sindaco, Candido De Angelis.Con l’Assessore Salsedo, presenti in Piazza Pia per l’accensione delle luminarie il Consigliere Regionale Fabio Capolei ed il Consigliere Comunale Davide Gatti.Mercoledì 8 dicembre dalle 15.30 in Piazza Pia e dalle 16.00 in Piazza Lavinia, tanti eventi ed accensione degli alberi di Natale.

Trilussa Palace e la Sua Spa (Antonella Giroldini)

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