I giardini del Marocco ( Antonella Giroldini)

Come in tutto l’Islam , anche in Marocco il giardino è prefigurazione e proiezione sulla terra del paradiso promesso agli eletti, luogo in cui immagini, suoni, profumi, fanno intravedere al fedele le delizie dell’aldilà. Simbologia religiosa, immaginario, della gente del deserto, necessità della vita si rinforzano l’un l’altro nella preziosità dell’acqua. E’ l’acqua, infatti, al centro del giardino: acqua che irriga e rende fertile un terreno chiuso, separato dal deserto , che lo rinfresca e anima di suoni, lo arricchisce di frutti , ne accresce con usi rituali la dimensione religiosa, che trasforma infine il giardino stesso , da oasi di piacere e dimora dello spirito , in luogo di raccolta e distribuzione di una risorsa indispensabile alla collettività.

Ance lo schema del giardino islamico si riallaccia al corano.

Casablanca (Antonella Giroldini)

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In arabo Dar el – Beida, è la prima città del Marocco per popolazione e una delle grandi metropoli africane insieme africane insieme al Cairo, a Lagos, a Kinshasa, ad Alessandria: un agglomerato in costante crescita demografica e urbana con oltre 3 milioni di abitanti distribuiti su una superficie di 1615 km2, una struttura amministrativa che fa ormai riferimento alla “Grande Casablanca” e un indiscusso primato nazionale in campo economico, commerciale, finanziario. Uno sviluppo invero straordinario, visto che agli inizi del ‘900 Casablanca era solo una grossa borgata di 20.000 abitanti. La chiave di volta fu la scelta francese dal 1912, di farne il maggior porto e il cuore del cosiddetto ” Maroc Utile”, incentivandone e in parte preordinandone lo sviluppo.

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Da allora i piani regolatori hanno cercato di disciplinare la città che tumultuosamente cresceva sotto la spinta dell’addensamento di funzioni e di un’incontrollata, ininterrotta migrazione interna. Non stupisce dunque che oggi la metropoli sia leggibile per contrasti. Contrasti urbanistici tra l’architettura tradizionale delle medine e un centro amministrativo pianificato secondo criteri d’avanguardia, con edifici che mescolano Arts Decò, linee moresche e influssi coloniali francesi ; e ancora – più aspramente  – tra architetture ultramoderne e miseri agglomerati periferici in quelle bindoville che né i vasti piani di edilizia popolare, ne la creazione a sud – ovest della città satellite di Hay Moulay Rachid sono riusciti a scongiurare. Contrasti sociali, insieme, tra i negozi ” occidentali del centro e le botteghe del suq, tra la borghesia di Fes che ha spostato a Casablanca il centro dei propri affari e i vecchi abitanti della medina , o i contadini inurbati alle prese con una nuova povertà.

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