IL SARCOFAGO DI GEMENEFHERBAK (Antonella Giroldini)

DSC_1867Metegrovacca

Dimensini: 228x88x46 cm

Epoca Trda, XXVI dinastia

Drovetti

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Questo sarcofago di basalto, dalla forma antropoide, risalente alla XXVI dinastia, apparteneva al visir Gemenefhrbak, che nel VII secolo a. C svolgeva un ruolo paragonabile a quello di un primo ministro. Si ha l’impressione che l’oggetto sia ricavato nel metallo e non nella pietra, e in effetti questo materiale è detto metagnovacca, una roccia che presenta una lucentezza metallica. In Egitto era chiamata ” pietra bekhen” e si estraeva dalle cave nel deserto orientale, nella regione dello Uadi Hammamat, è perfino citata sulla mappa topografica presente nel Museo.

Gemenefherbak è raffigurato sul coperchio del sarcofago con una lunga parrucca, la divina barba di Osiride, ricciuta e intrecciata, e un ampio collare usekh. Porta appeso al collo, a un cordoncino, una piccola immagine raffigurante Maar, la dea della giustizia, accovacciata che richiama il ruolo di Gemenefherbak come presidente del tribunale. L’occhio dell’osservatore è subito attratto dal grande scarabeo alato scolpito sul petto della figura in forma di mummia riprodotta sul coperchio a simboleggiare la rinascita e la rigenerazione era importante che lo scarabeo fosse posto al di sopra del cuore ( sede dell’intelligenza) per assicurarne la protezione.  Al centro del coperchio, fra le due ginocchia, finalmente modellate, si notano due colonne di geroglifici che elencano le offerte funerarie. La base inferiore esterna del sarcofago presenta una iscrizione di grande bellezza, che ha suscitato l’ammirazione di migliaia di visitatori; Gemenefherbak è raffigurato due volte in una piccola scena circondata da geroglifici in raffinata esecuzione, in atto di adorare il pilastro djed sacro a Osiride; i testi identificano il defunto e mirano ad assicurargli i mezzi necessari per la sussistenza nell’Aldilà.

DUE SFINGI (Antonella Giroldini)

DSC_1898Arenaria

Dimensioni: C. 1408: 135,6x95x296 cm;

C.1409:142X89X302,5 cm

Nuovo Regno: XIX -XX donastia (ca 1250 -1145 a.C. )

Provenienza: probabilmente Tempio di Khonsu, Karnak, in seguito Collezione Drovetti, 1824

La Sfinge egizia, dal corpo di leone con testa di uomo ( con o senza barba diritta), era una rappresentazione simbolica del faraone. Generalmente è raffigurata accovacciata, con un copricapo Nemes. Un viale fiancheggiato da sfingi spesso costituiva una via processionale che collegava i templi, soprattutto quelli dedicati a divinità solari come Amon – Ra, Ra – Harakhti ecc. A volte i viali con le sfingi servivano a collegare due cappelle.

Le Sfingi del Museo Torinese erano entrambe di notevoli dimensioni, lunghe circa tre metri, e presentano chiaramente i caratteri del periodo rammesside; hanno entrambe il viso largo con guance paffute, palpebre segnate e bocca piccola dalle labbra spesse. Sono caratteristici del periodo anche i solchi ai lati della bocca e i lobi  delle orecchie forati. L’ iscrizione non indica il nome del re, ma si ritiene che le sculture possano al regno di Ramesse III.

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