NOVALESA (Antonella Giroldini)

Novalesa, molto vicino a Susa e ancora più al Moncenisio, vanta una posizione strategica che gli conferisce bellezza naturalistica ed estrema comodità per raggiungere le mete escursionistiche più attrattive della zona. Gli amanti della montagna e della storia di questo tratto di arco alpino non possono non dedicare una visita al Museo di vita montana, in Val Cenischia, dov’è possibile ammirare l’autentico aspetto di “casa” pronta ad accogliere chi vuole fare un tuffo nel passato.

Fino alla costruzione dell’attuale strada per il valico, voluta da Napoleone Bonaparte, il borgo di Novalesa costituiva il punto di arrivo della strada carrozzabile che giungeva da Torino e da esso si dipartiva la Strada Reale, una mulattiera percorribile tutt’oggi che conduceva al Moncenisio. Lungo l’antica via Maestra, ancora oggi cuore della comunità, si affacciavano numerosi alberghi, locande e luoghi di riferimento per i viaggiatori che qui sostavano.

Le tracce sono visibili non solo nelle architetture tradizionali delle case che prospettano lungo la via centrale del borgo e all’interno dei vicoli e delle corti ma anche da un notevole apparato di affreschi che ne abbellisce le facciate. Accanto alla chiesa parrocchiale è visibile il ciclo affrescato raffigurante i Vizi, le Virtù e le Pene Infernali, opera del maestro Gioffrey del 1714 riportando modelli iconografici ancora tardo medievali. A breve distanza troviamo la Casa degli Affreschi (XIV sec.), un antico albergo sulla cui facciata esterna è posta una teoria di stemmi di Casa Savoia e degli altri Stati europei dell’epoca, e l’albergo dove soggiornò anche Napoleone Bonaparte, l’Ecu de France / Epée Royale con l’ampio scalone con balaustrate in legno. Al termine della via Maestra la cappella di San Sebastiano (XVII secolo) ospita al proprio interno il presepe artistico permanente di Novalesa.

La parrocchiale di Santo Stefano (XIII secolo), ricostruita nel 1684, conserva numerose testimonianze d’arte che la rendono uno dei più significativi monumenti ecclesiastici della Valle di Susa. La parrocchiale custodisce eccezionali opere d’arte, tra tutte il raffinato polittico di fine Quattrocento attribuito al tolosano Anthoyne de Lhonye; e cinque dipinti donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte all’Ospizio del Moncenisio e successivamente traslati: la Deposizione attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi; l’Adorazione dei Magi, copia di scuola del Rubens; l’Adorazione dei pastori di François Lemoyne (1721); la Crocifissione di San Pietro, copia antica dell’originale caravaggesco del 1601, e la Deposizione di Cristo dalla croce, replica da un originale di Dirck van Baburen, il Martirio di Santo Stefano del cheraschese Sebastiano Taricco. Nell’area presbiteriale è conservato uno dei manufatti più antichi dell’abbazia di Novalesa, l’urna reliquiario di S. Eldrado (XII sec.), un capolavoro di oreficeria mosano-renana.

Accanto alla parrocchiale, la cappella del SS. Sacramento (1597) ospita dal 2002 il Museo di Arte Religiosa Alpina, una delle sedi del Sistema Museale Diocesano: sono raccolti oreficeria, tessili e dipinti provenienti dalla parrocchiale e dalle cappelle del territorio di Novalesa.

L’abbazia dei S.S. Pietro e Andrea (726 d.C.) è situata a pochi chilometri dal borgo di Novalesa e sorge ai margini della via di transito per il colle del Moncenisio. Il percorso plurisecolare si legge attraverso gli edifici del complesso monastico che mostrano i segni delle vicende costruttive e decorative che si sono succedute dall’alto medioevo al XIX. Dal 2009, con l’apertura del Museo Archeologico, l’Abbazia di Novalesa è al momento uno dei complessi monastici europei di cui sono meglio note le strutture materiali entro le quali si è svolta nei secoli la vicenda spirituale della comunità.