Bomarzo (Antonella Giroldini)

Il piccolo borgo sorge su uno sperone tufaceo, raccolto intorno al palazzo Orsini che strapiomba sull’avvallamento in fondo al quale si trova il parco dei mostri di Bomarzo. In uno degli antichi magazzini del palazzo si trova il Museo delle sculture che espone più di cento sculture iperspaziali di Attilio Pirelli, realizzate dal 1960 in poi.

Il Duomo risale nella costruzione attuale al XVI secolo e custodisce un sarcofago paleocristiano e affreschi cinquecenteschi di impronta fiorentina.

Civita di Bagnoregio (Antonella Giroldini)

Appendice irrinunciabile della visita di Bagnoregio, la si raggiunge con una passeggiata – di 1 km circa- che ha inizio tra il belvedere del convento dei Minori. Percorrendo un viadotto pedonale alto sulla campagna circostante, si giunge alla frazione , abitata oggi da poche decine d persone, che è il nucleo più antico di Bagnoregio. Al borgo, minacciato da piccole ma continue frane che erodono lo sperone tufaceo su cui sorge ( da qui il noto appellativo di ” città che muore”), si accede per la porta di S. Maria o del Cassero, con loggetta a tre arcate, che ingloba un’apertura di epoca etrusca ricavata nel tufo. Lungo le viuzze si ammirano colonne romane, cippi funerari, eleganti portali medievali e rinascimentali. La Chiesa di S. Donato, che fu cattedrale di Bagnoregio, fino al 1699, è un edificio medioevale rimaneggiato : la facciata è seicentesca, il campanile del XII secolo. L’interno a tre navate custodisce un Crocefisso ligneo della scuola di Donatello, teche in avorio, reliquiari e arredi sacri di pregio; sulla parete d’ingresso tabernacolo del 1599; alle pareti laterali, affreschi del secolo XVI.

Palazzo Zevallos Stigliano (Antonella Giroldini)

Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.

La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.

L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.

Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.

L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.

Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.

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Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.

Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.

Non solo spazio museale

Non solo spazio museale, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano si propongono quale realtà dinamica, divenendo luogo di riferimento nel contesto sociale e culturale in cui sono inserite, attraverso una ricca programmazione di appuntamenti, esposizioni temporanee, concerti, simposi e convegni condotti in collaborazione con le più importanti istituzioni culturali sia locali sia, più in generale, italiane ed europee.

La presenza delle Gallerie nel territorio, segnata da una costante crescita del numero di visitatori e dai frequentatissimi laboratori didattici, si è imposta in modo graduale attraverso varie attività che hanno come riferimento temi precisi: il Palazzo e la sua storia, gli illustri proprietari che si sono succeduti, le prestigiose collezioni d’arte custodite nei secoli, i personaggi che vi hanno lavorato (Luca Giordano, Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Farinelli, solo per citarne alcuni).

Il Palazzo ospita numerose iniziative dedicate a tematiche di carattere musicologico, filologico-letterario e storico-artistico

Per gli appuntamenti musicali, realizzati in collaborazione con istituti di riconosciuta fama, l’intento, ove possibile, è quello di abbandonare una logica di eventi occasionali fini a se stessi e di dar loro una cornice tematica ben definita nonché strettamente legata alla cultura del territorio: la produzione musicale commissionata dall’aristocrazia napoletana per le dimore storiche in età moderna.

Le Gallerie ospitano mostre ricorrenti incentrate su nuclei collezionistici o su singole opere delle raccolte della Banca, consentendo una loro più ampia conoscenza e favorendo nel contempo approfondimenti di carattere storico, critico, attributivo. Gli studiosi e i cultori hanno a disposizione un deposito dove sono conservate le opere non esposte, nonché un laboratorio di restauro attrezzato con le più moderne tecnologie.

Le Gallerie hanno sviluppato una singolare esperienza di didattica museale che mira ad avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo dell’arte. La proposta didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, in modo gratuito, nonché agli adulti, per i quali si prevedono visite guidate, incontri e laboratori.