Viaggio a Capoverde di Antonella Giroldini

1 agosto 2007 Cri, mia sorella, mio cognato ed io siamo pronti a partire! Saliamo su un aereo diretto all’aeroporto internazionale Amilcar Cabral di Sal: destinazione Capo Verde.

Di questa meta, scelta per caso, sappiamo poco e niente.

La nostra fantasia è stata colpita dal nome che ci aveva evocato immagini da cartolina di lussureggianti paesaggi tropicali, ovviamente sbagliavamo. Con il poco tempo a disposizione, otto giorni, ci dedicheremo alle isole orientali: Sal e Boa Vista.

Atterrando sull’isola abbiamo l’impressione di atterrare su una portaerei. Il terreno, infatti, ha una forma allungata ed è piatto. Ci rendiamo subito conto subito siamo capitati nell’isola più desertica dell’intero arcipelago, una terra quasi totalmente priva di vegetazione spontanea.

Dopo tragitto di 10 minuti raggiungiamo il Bravo Club Vila Do Farol dotato di un immensa spiaggia di sabbia finissima, distante poco più di un chilometro a piedi dalla vivace cittadina di Santa Maria.

image001L’isola è molto piccola e capiamo subito che in una giornata riusciremo a girarla tutta.
Decidiamo, quindi, che dedicheremo il primo giorno al più totale ozio.
Ci destiamo dal nostro torpore quando sentiamo il vociare di un simpatico venditore di cocco, ( “il coccaro”), che arruola mio cognato e lo invia a distribuire cocco su e giù per tutto il villaggio . Non possiamo che ridere a crepapelle della buffa situazione.

image003Spenti i cellulari (nel mio caso mai più riacceso….pin dimenticato e puk lasciato a Roma 🙂 ), tiriamo fuori la nostra guida di viaggio “Capo Verde” di Luciano Carminati edita da Avaliardi Viaggi e ci facciamo un idea di quello che ci aspetta.

Decidiamo di partire alla scoperta dell’isola che ci ospita e ci dirigiamo verso il vecchio mercato municipale, dove siamo delusi quando scopriamo che non esiste un artigianato locale ma molto di quello che troviamo proveniente da Senegal e continente africano.

image005Tornando verso il Bravo Club passiamo per il piccolo villaggio balneare di Santa Maria, caratterizzato da Sabbia finissima e un agglomerato che è un intreccio di strade dritte costeggiate da edifici di colore pastello dal sapore coloniale.

Ci imbattiamo nel Pontile di Santa Maria, dove i pescatori si danno da fare e tutto intorno ai ragazzi dai fisici scultorei si allenano su attrezzi improvvisati. Scopriremo poi la sera stessa, andando a ballare nella locale discoteca, il Pirata, che le attempate signore europee, di cui l’isola pullula, apprezzano molto cotanto impegno!

image007Il giorno seguente ci dedichiamo al giro completo dell’isola che non richiede molte ore. Ci dirigiamo subito verso le antiche saline dove ci concediamo un bagno rigenerante con la stupenda sensazione che il nostro peso corporeo sia stato improvvisamente azzerato!

image009Riprendiamo la Strada per dirigerci verso la Buracona, un enorme foro nella roccia lavica, modellata con la potenza d’urto delle onde che assicurano il rimbombo dell’acqua. Un insieme di grotte sottomarine che culminano in una caverna illuminata dalla luce del sole che penetra di traverso attraverso un grande foro.

image011Abbiamo poco tempo a disposizione, una settimana ci consentirà di visitarne solo due e così optiamo per Boavista. La raggiungiamo con un piccolo volo di circa mezz’ora.

Ci troviamo di fronte ad un ambiente selvaggio e incontaminato. E’ un paesaggio affascinante fatto di sabbia e di spiagge profonde e larghe di sabbia bianchissima che fronteggiano un mare blu cobalto.

image013Quello che davvero ci lascia senza fiato e ci affascina è il deserto. Nei pressi di Estanca de Baixo si estende una fascia di territorio che presenta tutte le caratteristiche del deserto sahariano, è il deserto di Viana. Candide dune di sabbia si susseguono con andamento nord /est e sud/ovest, intervallate da affioramenti rocciosi e rocce rosse…

image015Se ci si accosta a queste isole senza lo stereotipo dell’esotico e ci si lascia andare, Capo Verde vi entrerà nel cuore, soprattutto i volti sorridenti dei bimbi ….

Al prossimo viaggio

Antonella Giroldini

Leggendo Andrea Bocconi…ho trovato il senso del mio viaggiare

Leggendo questo libro mi sono detta : “Antonella GIroldini per te il viaggio è questo : una droga che risveglia i sensi e ti stupisce…..

Non si sta bene che altrove” ha detto qualcuno …. Da sempre anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze inconsuete. L’inaspettato, lo sperdersi, ci fa sentire più vivi, attiva sensi, sconquassa i pregiudizi …..lo spaesamento rompe gli schemi mentali in cui incaselliamo il mondo… Nessuno ci conosce, nessuno connette il nostro volto a una storia , a un nome . La vecchia identità non funziona più veniamo visti e guardati in modo nuovo, vediamo e guardiamo il mondo in modo nuovo. Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo,oltre i trucchi e le convenzioni …. Oppure possiamo esplorare altre vite possibili ….

la mia spinta a viaggiare

la spinta a viaggiare per ognuno di noi è legata a qualcuno o a qualcosa …Nel mio caso a mio padre!

Quando gli dissi che volevo iscrivermi alla Facoltà di Scienze Politiche per capire cosa succedeva nel mondo, mi fece promettere che non mi sarei fermata a quello che leggevo o che mi raccontavano ma  sarei andata a vedere il mondo con i miei occhi ….

Beh l’ho fatto grazie anche a due genitori che mi hanno regalato il mio primo passaporto con su scritto ” Antonella Giroldini” a soli 13 anni e permesso di fare il mio primo viaggio senza la famiglia a soli 9 anni!!!!