BIENNALE VENEZIA 2013 – Shinichi Sawada

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.Affetto da una forma di autismo, parla a stento e preferisce esprimersi attraverso le sue sculture: un bestiario in continua espansione di figure e maschere di creta, che ha iniziato a produrre nel 2001.

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Tutte le sue opere sono irte di centinaia di spuntoni di creta, che conferiscono loro una bellezza intricata e ornamentale anche un carattere minaccioso.

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Le sue figure sembrano alludere a una mitologia personale, ispirata forse all’antica tradizione popolare giapponese, che abbonda di bestie immaginarie, fantasmi e spiriti.  Alcune sue opere assomigliano anche a maschere del teatro NO, altrettanto ricco di esseri soprannaturali che calcano i palcoscenici giapponesi fin dal ‘300. Alcune ricordano i personaggi iperbolici che popolano manga e anime, e racchiudono sotto i loro tratti spinosi una grazia da cartone animato .

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E’ interessante notare come le sue opere richiamino alla mente anche le arti delle società tribali.

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Il Pianoforte di Torino a disposizione dei passeggeri (Antonella Giroldini)

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Dal 12 febbraio nella stazione di Torino Porta Nuova è stato messo a disposizione dei passanti un pianoforte: come dice un cartello sullo strumento “Play me, I’m Yours” (Suonami, sono tuo), chiunque può suonarlo come e per quanto tempo vuole. L’idea, promossa da Grandi Stazioni a Torino e in altre città italiane, da Milano a Venezia, riprende l’iniziativa ideata nel 2008 a Birmingham dall’artista britannico Luke Jerram di posizionare i pianoforti in luoghi pubblici, invitando le persone a suonarli. Da allora l’idea è stata riproposta in 46 città in tutto il mondo, con oltre 1.300 pianoforti messi a disposizione in parchi, stazioni ferroviarie, strade, piazze e fermate degli autobus.

Incuriosita da un articolo sulla Stampa di qualche mese prima decido di fermarmi a guardare. L’esperienza è davvero piacevole!

Ho un po’ di tempo prima di andare in Radio ad assistere alla trasmissione di Maurizio Condemi e decido  sbirciare. L’esperienza è piacevole! Rimango più di un oretta a leggere un libro con la musica più disparata a farmi compagnia.

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Il pianoforte a muro spuntato qualche giorno fa a Porta Nuova, resterà lì per sempre. È questa l’idea di Grandi Stazioni, visto il grande successo che ha avuto lo strumento. «L’entusiasmo dei torinesi nel suonare ed accogliere il piano ha sorpreso anche noi – dicono da Grandi Stazioni -. L’abbiamo noleggiato per un anno, ma abbiamo deciso di non toglierlo più. È un esperimento che ha meravigliosamente funzionato».

L’idea nata sette anni fa al musicista inglese Luke Jerram ha contagiato tutto il mondo. Da New York a Parigi, dal Perù all’Australia, gli «street piano» con il cartello «Play me, I’m Yours!» sono stati avvistati in 45 città, e ad oggi se ne contano 1300, alcuni dei quali decorati da artisti locali. Sono stati installati in parchi, mercati, strade, piazze, traghetti. Numero di persone stimato che l’ha suonato o ascoltato almeno una volta: sei milioni.

In Italia Grandi Stazioni l’ha portato a Venezia Santa Lucia, Roma Tiburtina, Milano Centrale e Torino Porta Nuova. La prossima settimana tornerà a Firenze Santa Maria Novella e arriverà a Napoli. Torino in questi giorni si è letteralmente innamorata di questo pianoforte nero. C’è chi viene apposta nell’atrio per regalare ai passanti un brano di Bach o Beethoven, e chi prima di salire sul treno si stupisce ancora. C’è chi si esercita o vuole imparare, chi dedica melodie a fidanzate o amici, e ci sono artisti esordienti che aggiungendo una chitarra improvvisano un mini concerto per il pubblico.

Su Facebook e Twitter è stato un tam tam di condivisioni e di gente che si è data appuntamento a Porta Nuova. «Bellissima iniziativa», scrive Giusi, «che fa emergere il talento nascosto dei musicisti più timidi», prosegue Carlo. «Prendersi cura di lui è un po’ come prendersi cura della città», twitta Marta. «Questo pianoforte fa bene alla salute – sorride un giovane pianista, Marco Signoritti -, sia a chi regala delle melodie ai passanti distratti e di fretta, sia a chi le riceve. Grazie a questo strumento, il programma della tua giornata cambia improvvisamente per qualche minuto».

Ho un po’ di tempo prima di andare in Radio ad assistere alla trasmissione di Maurizio Condemi e decido di fermarmi a sbirciare. Rimango più di un oretta a leggere un libro con la musica più disparata a farmi compagnia.

 

 

CIENFUEGOS (Antonella Giroldini)

E’ uno dei porti storici dell’isola. Negli ultimi anni è stata scoperta dalle rotte turistiche. La strada principale è Calle 37 che si presenta come una tipica rambla spagnola, con ampio passeggio centrale e strette corsie laterali per le auto.
La piazza principale è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. In questo spicchio del centro storico, in cui si considerano tutti i palazzi di rilievo storico e architettonico. A est del Parque inizia il Bulevar, il viale pedonale chiuso al traffico che è un po’ il luogo del passeggio cittadino, con negozi e ristoranti; a ovest, la piazza è invece chiusa dalla mole dell’Arco di Trionfo, l’unico eretto a Cuba, in vago stile napoleonico.
Il Teatro Tomas Terry è probabilmente il più appariscente e meglio conservato dei celebri palazzi.

image001La Catedral de la Purisima Conception si presenta con una facciata semplice e disadorna, arricchita solo dalle due torri campanarie laterali di diversa altezza. Costruita nell’Ottocento è famosa per le dodici vetrate finemente istoriate che rappresentano gli apostoli; ci sono anche due vetrate dedicate a Gesù Cristo.

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Completano la piazza lo storico Collegio San Lorenzo, il Piccolo Museo Provincial e fornitissimo Centro de Arte, in cui sono in vendita svariati prodotti di artigianali.

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Antonella Giroldini

Mazinkaiser

L’inizio della famosa collezione delle “anime d’acciaio” mi sta facendo piano piano conoscere un mondo sconosciuto e affascinante…

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Tra i robot mai visti e che scopro per puro caso nei siti dei collezionisti appassionati ..c’è il Mazinkaiser (マジンカイザー Majinkaizaa?), questo robot mi colpisce :una spada enorme sguainata e per l’apertura di ali veramente grande rispetto agli altri robot della stessa serie.

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Incuriosita vado a scoprire la sua storia e le sue caratteristiche gironzolando su Google. E scopro da Wikipedia che anche questo fa parte di una erie di OAVgiapponesi pubblicata nel 2001, basata sulla serie televisiva Mazinga Z di Go Nagai e sui suoi seguiti. L’opera pare costituire un capitolo a sé, ignorando totalmente le vicende di UFO Robot Goldrake: in essa infatti i personaggi si muovono in una sorta di cronologia parallela rispetto alla saga degli anni settanta.

La serie di Mazinkaiser è decisamente più varia nei toni rispetto a quelle precedenti e beneficia del progresso tecnologico maturato dal 1970 a oggi: spariscono quindi i computer a schede perforate tipici delle prime serie di Nagai. A puntate molto cupe e drammatiche si alternano episodi violenti e d’azione o, al contrario, caricaturali-demenziali, anche con una discreta carica erotica. La psicologia dei personaggi non è particolarmente approfondita, come del resto lo sviluppo della trama in sé. Nei sette episodi e nel mediometraggio Mazinkaiser contro il Generale Nero si esaurisce una serie che, in realtà, vuole essere più un tributo al lavoro di Go Nagai, che una ripresa della saga.

Trama

Il Giappone è di nuovo sotto attacco da parte dei mostri meccanici del dottor Inferno (doctor Hell) sotto la guida del Barone Ashura. Il Grande Mazinga pilotato da Tetsuya Tsurugi assieme a Mazinga Z pilotato da Koji Kabuto con l’aiuto di Boss Robot e Afrodite A pilotata da Sayaka Yumi combattono per la salvezza dell’ umanità. I nostri eroi durante il combattimento subiscono gravi danni, soprattutto Mazinga Z che viene separato dal suo pilota Koji Kabuto e catturato. Koji e il suo Jett Pilder vengono scaraventati in aria da un mostro meccanico e di loro si perde ogni traccia. Il Barone Ashura modifica Mazinga Z e, con esso, parte all’attacco dell’Istituto di ricerca per l’energia fotoatomica trovando a contrastarlo un debole Grande Mazinga.

Tutto sembra perduto quando all’improvviso un enorme robot compare sulla scena distruggendo in un sol colpo tutti i mostri meccanici. Il dott. Yumi, padre di Sayaka e responsabile dell’Istituto di ricerca o base foto atomica, riconosce in lui il Mazinkaiser, progettato anni prima da Juzo Kabuto, nonno di Koji e creatore dei due Mazinga. Con sorpresa di tutti si scopre che a pilotarlo è Koji che ne ha perso il controllo perché svenuto a causa dell’immenso sforzo richiesto per azionarlo. Il nuovo robot è stato costruito con la “New Super Lega Z Alpha” molto più resistente della Lega Z (utilizzata da Aphrodite A, della Super Lega Z (utilizzata da Mazinga Z), e della New Super Lega Z (utilizzata da Grande Mazinga). I piani del Barone Ashura si fanno più sofisticati ma nemmeno con l’invio di tre affascinanti androidi (Gamia Q) riesce a uccidere Koji.

Nel frattempo, all’istituto di ricerca i professori Sabashi, Morimori e Nossori, assistenti del dott. Yumi, ricostruiscono il robot di Sayaka prendendo spunto dalle forme della ragazza e potenziandolo con nuove armi. Nel frattempo, alla base Fotoatomica, arrivano due nuove assistenti del dott. Yumi, Lolly e Laure (in alcune traduzioni Lory e Lora) la cui avvenenza e malizia (le ragazze seminude in spiaggia si fanno spalmare di olio solare e palpeggiare da Koji) mette nei guai il nostro eroe nei confronti di Sayaka che dal canto suo si mostra con un più casto costume e che in quello stesso episodio resta a seno scoperto in un combattimento contro le maschere di ferro.

Il dott. Hell torna all’isola di Bardos e scopre dei nuovi mostri meccanici, i Robo-bestia, molto più potenti dei precedenti e con i quali sferra un nuovo attacco contro la base del dott. Yumi, danneggiandola seriamente. Neanche la fusione del Barone Ashura con un robo-bestia porta alla vittoria il dott. Hell. Mazinkaiser, infatti, con una nuova arma (una spada: “Kaiser daga”) sconfigge definitivamente il nemico Ashura.

Stessa sorte tocca anche al dott. Hell che, mentre sta morendo, urla contro Koji che prima o poi sarebbe tornato dal regno dei morti per vendicarsi. Sembra tutto finito e la pace regna nel mondo finché non risorge all’ improvviso l’antico popolo dei Micenei, Mikenes, che mette a ferro e fuoco tutto il pianeta. Koji, Sayaka e il Prof. Morimori, che in quel momento sono in vacanza a Parigi, cercano di rientrare in Giappone con un aereo (Koji non riesce a farsi inviare il Manzikaiser in quanto le comunicazioni sul pianeta sono state bloccate dai nuovi conquistatori) ma precipitano in Europa, salvandosi.

L’esercito dell’Unione europea dà loro una mano per raggiungere il Giappone ma in questo frangente il prof. Morimori viene ucciso da un attacco improvviso da parte dei robo-bestia. In questa nuova battaglia perdono la vita le gemelle Lolly e Laure che pilotano il robot “Million Alpha”; il Grande Mazinga viene danneggiato negli Stati Uniti; Venus Ace (pilotato da Jun Hono) viene abbattuto in Australia; i robot alleati Vayon Beta e Dyon Gamma vengono disintegrati rispettivamente in Egitto e in Cina.

Arrivato finalmente in Giappone, Koji si unisce al Mazinkaiser che è stato nascosto in una nuova base segreta in orbita sulla Terra e qui potenziato. Mazinkaiser sconfigge il capo assoluto delle forze di Mikene, il Generale Nero. Questa volta la vittoria è certa e ai nostri eroi non resta altro che piangere i loro amici morti per la salvezza del pianeta e vivere serenamente in pace.

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Rolf Potts “VAGABONDING – l’arte di girare il mondo”

il vagabonding mira alla ricerca dell’avventura nella vita normale e della vita normale nell’avventura. E’ un atteggiamento, un interesse amichevole verso la gente, i luoghi e la cosa che fa di una persona un esploratore nel senso più vero e più pieno del termine.

il vagabonding non è uno stile di vita, ne una moda, ma soltanto una maniera insolita di guardare alla vita, un adeguamento di valori a cui segue un azione. E, più di ogni altra cosa, il vagabonding ha a che fare con il tempo, il nostro unico bene, e con il modo in cui decidiamo di impiegarlo…..

la maggior parte di noi non ha mai preso i voti eppure scegliamo di vivere come questi monaci, ancorandoci a cose o a carriera o usando il futuro come una specie di fintro rituale che giustifica il presente, finendo così per sprecare la parte migliore della vita a far soldi per godere di una dubbia libertà nella parte meno preziosa della vita stessa. Ci diciamo che vorremmo mollare tutto per esplorare il mondo attorno a noi, ma il momento adatto sembra non arribìvare mai . Così pur avendo a disposizione un numero sconfinato di possibilità non ne scegliamo nessuna. Ci adagiamo nella nostra esistenza e ci aggrappiamo in maniera ossessiva alle nostre certezze domestiche, dimebticandoci perchè le avevamo volute.

Il vagabonding comincia dal momento in cui smettete di trovare delle scuse e iniziate a mettere da parte il denaro.

Nonostante tutte le straordinarie esperienze che ci attendono in terre lontane la parte significativa del viaggio comincia sempre a casa, con un investimento personale nelle meraviglie a venire.

il fatto di mollare tutto non significa rinunciare ad andare avanti, cambiare direzione non perchè qualcosa mon va d’accordo con noi , bensì perchè voi non andate d’accordo con qualcosa.In altre parole non è una protesta,ma una scelta positiva, e non è una stasi nel percorso di un individuo, bensì un passo in una direzione migliore. Mollare qualcosa che sia un lavoro o un’ abitudine, significa svoltare e accertarsi di essere ancora in cammino verso i propri sogni…

Dopo anni di battaglia ci renderemo conto che non siamo noi a metterci in viaggio , ma è il viaggio a mettersi dentro di noi ….